PENSIERI RAPIDI: La testardaggine

PENSIERI RAPIDI: La testardaggine

PENSIERI RAPIDI: La testardaggine
Testardaggine, buona volontà, caparbietà, determinazione, ossessione verso un obiettivo, sono temi di cui spesso sento parlare come di "valori personali" distinguenti, caratterizzanti e ritenuti indispensabili per il miglioramento personale. Nei discorsi con le frequentazioni abituali ho sentito spesso parlare della testardaggine come di un valore indiscutibile, addirittura una persona che mi è cara e che stimo, reitera soddisfatta, come complimento paterno: "Ma che testa dura la mia figliola", come se questo bastasse a suggellare e dimostrare la sua capacità di fare, di vivere e di essere una donna di qualità. (In effetti lo è, ma per altre ragioni). Non entro, per riservatezza, nel valore che una figlia attribuisce a quella frase perché è importante "il fatto" e non il contenuto. Lei, come figlia, è grata dell'apprezzamento del genitore, è un riconoscimento che precedentemente non si era mai verificato. Ma definire una persona "testa dura" è davvero un complimento? Partiamo da lontano. Per gli ateniesi la buona volontà era il modo dei "normali" di rispondere piuttosto aggressivamente al genio delle arti posseduto da una minoranza arrogante. Per gli spartani la "caparbietà" era l'unico modo per raggiungere obiettivi sportivi o di guerra (erano tutto il giorno in palestra ad allenarsi). Per i romani la determnazione e l'ostinazione erano l'origine della loro potenza usata nei combattimenti corpo a corpo, dove erano imbattibili. In tempi più moderni non possiamo evitare una storica affermazione di Camus: <<Il male nel mondo viene quasi sempre dall'ignoranza, e la buona volontà può fare tanto danno quanto la cattiveria se non è illuminata>>. Io concordo con Camus ed anche in maniera più radicale. Oggi è certo che la testardaggine non sia proprio una qualità da ammirare, al contrario la determinazione e la caparbietà sembrano doti invidiabili. Ma, possiamo essere determinati senza essere testardi? Essere testardi e cocciuti perché nessuno ci fa cambiare idea, non è certamente un valore. Spesso cambiare idea è necessario quando il cambiamento migliora la conoscenza di un concetto o di una ragione. La coerenza, a questo punto è un valore? Purtroppo no. Essere ostinati a difendere un'idea che per altri è discutibile, vuol dire essere aggressivi, vuol dire imporsi, vuol dire combattere per quel punto di vista, per quella fede, e fare ricorso alla violenza. Nella odiosissima cultura patriarcale gli adulti trasformavano la caparbietà in cocciutagine, dove una loro paura esistenziale veniva imposta alla famiglia come vita reale, ovvero il pregio di uno diventava il limite suo e di tutti gli altri. Un limite, spesso imposto con la violenza. Non va molto meglio oggi, dove la psicologia contemporanea al servizio del marketing, sostiene i molti vantaggi dell'essere testardi e sono: testardo uguale a tenace (contano molto le definizioni), con la tenacia raggiungerai i tuoi obiettivi. E ci pensa il marketing ad indicarci gli obiettivi, noi possiamo mettere solo la forza di volontà. Chi ogni settimana si "spara" chilometri e chilometri di corsa e tanta fatica è uno schiavo felice della propria testardaggine, o semplicemente vivrà meglio e più a lungo come indica il marketing? Chi passa giornate intere a suonare uno strumento musicale con grande stress fisico, è per via del suo indiscusso talento o vittima della propria testardagine? Non vi è dubbio che la testardaggine è una forza potente che ha a che fare con gli obiettivi professionali ma anche con quelli personali, anzi credo che sia la forza che ci spinge con maggiore intensità. Forse è improprio parlare di testardaggine in generale, sarebbe più giusto rispondere alla domanda: "In che cosa mi comporto da testardo"? Una domanda che potremmo tradurre in un'ulteriore questione: in che cosa voglio dimostrare agli altri che sono "bravo e bello"? Questa direzione ostinata sembra incredibilmente ingenua per chiunque ed insopportabile per chi ci è vicino, interessante invece incanalare questa spinta ad un migliorare in un qualsiasi ambito, nel voler scoprire e conoscere cose nuove, o nel perseguire valori importanti. E' in quest'ultimo caso che la caparbietà diventa più utile. Lo sport richiede testardaggine, la meditazione chiede testardaggine, il lavoro chiede testardaggine, lo yoga chiede testardaggine, avere fede chiede testardaggine. Che la testardaggine sia la sopravvivenza all'assenza di talento? Spartani e Ateniesi sono la divisione restata attualissima tra chi non ha talento e lotta per un successo sottraendolo al "talentuoso" di turno? Nella storia del calcio (il più bel gioco di squadra di tutti i tempi) è accaduto che i possessori di talento hanno dovuto cedere il posto a chi ne aveva meno ma era in possesso di una fisicità più solida creata allenandosi proprio grazie alla sua abnegazione e forza di volontà. I testardi nel quotidiano sembrano sospinti da una continua e forte motivazione, spesso hanno la meglio sugli altri per un'indole aggressiva, che mai considerebbero tale. Dietro la loro testardaggine c’è molto di più! Avendo ben chiaro cosa vogliono o non vogliono, difficilmente scendono a compromessi, e difronte a un'idea interessante, diventano presto i maggiori propulsori o all'opposto gli avversari più irriducibili. Come facilmente possiamo evincere, parlare di “testardaggine” significa mettere in campo un sacco di concetti psicologici diversi: assertività, motivazioni, tenacia, ecc., ma restiamo nelle cose più pratiche. Nel mondo aziendale è evidente quanto la testardaggine possa portare enormi benefici, la maggior parte degli imprenditori di successo sono tremendamente testardi. E nel privato? La testardaggine sotto questo punto di vista è una sorta di rivincita per tutte quelle persone a cui è stato detto “tu hai la testa dura”. Vivono proiettati nel futuro, come fossero immortali. Il presente è costantemente propedeutico per il futuro, non hanno pace, ogni giorno è una lotta per rispettare impegni presi con molto anticipo. Tutto deve procedere senza sorprese, tutto è azione e programmazione, ogni cosa è indirizzata e proiettata verso uno dei vari obiettivi. Costantemente rivolti verso il fare, trascurano l'essere se non nell'immagine di scopo immediato. Quando sono di cattivo umore, e lo sono quasi sempre, è uno stato pesante e durevole impossibile da scalfire. Esso sarà modificato soltanto da una "felicità programmata". Una "testa dura" mette in calendario, a lunga scadenza, anche un sorriso, una vacanza, una debolezza, una sensibilità, insomma attende e lascia che gli altri attendano un suo aspetto amabile che arriverà tardi oppure nel momento sbagliato.