1965, L'ITALIA CHE STAVA DIETRO

1965, l'Italia che stava dietro.
Aurelio era un vicino di casa serio consapevole di che uomo fosse, onesto e lavoratore dei campi part-time che allora non si diceva. Era saltuariamente occupato, ma questo non gli impedì di mettere al mondo quattro figli di cui Emmina, l'unica femmina che a 12 anni non riusciva ancora a parlare sufficientemente da essere compresa da tutti noi. Aurelio, da bravo e attento padre, non so come facesse, ne capiva ogni "rumore" ed era li ad ascoltarla con una pazienza infinita di chi sa essere indispensabile a chi ne ha bisogno per "stare in piedi". Una sera portò a casa una radio da pagarsi con 5 mila lire al mese. La moglie Bruna, si arrabbiò moltissimo e in un primo tempo esigeva che la radio fosse restituita subito, portata indietro. Aurelio spiegò che, mentre lui usciva spesso e poteva andare in piazza nel paese a divertirsi, lei e i figli non potevano, dovevano restare sempre in casa. Per cui sarebbe stata una cosa buona che avessero potuto ascoltare la radio per distrarsi, ricordo le sue parole, diceva: credo sia un aiuto per "sollevare la miseria". Affermava anche che non era giusto che i figli crescessero proprio senza niente e forse dalla radio avrebbero imparato qualcosa di utile. Così la tennero e fu il primo di altri positivi cambiamenti che seguirono. Ricordo che Bruna smise, quasi subito, un periodo di lutto proprio per colpa della presenza in casa della radio: <<non si può essere in lutto e contemporaneamente avere una radio in casa che trasmette canzoni>>. Lei era solita raccontare questo accaduto ai vicini con l'aria di chi amava protendere verso gli altri una grande dignità fatta di semplicismo e saggezza.