ANCORA SULLA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI E UN PAESE NON PIU' DEMOCRATICO

Ancora sui fatti di Napoli e un paese non più democratico.
Tutti i ministri hanno espresso un parere politico concorde che ha prodotto "esclusione" una severa polarizzazione, una distinzione con contenuto estremo,  qui i buoni e di là i cattivi. Di qua chi asseconda le direttive e li i vandali. Chi come me, è  fuori dalla connivenze, pensa che questo atteggiamento non è altro che il coronamento di un concetto democrativo di un’intera classe politica che, al di là del dibattito pubblico, si palesa quotidianamente concorde, all'unanimità, in materia di gestione sociale: il cittadino è tale solo se inserito nell’elettorato, in un contesto quindi di campagna elettorale. L’individuo perde tutti i diritti legati alla sua cittadinanza se inserito in una folla impegnata nell’espressione del proprio dissenso, in questo caso è un malato preda dei social, un comunista, un camorrista, un fascista, un consumatore incazzato, un vandalo, un mantenuto o peggio ancora un sindacalista. Ogni forma di protesta viene annientata sul nascere. Se io vengo derubato da una società di servizi che mi eroga l'energia elettrica (accade ogni due tre mesi che anticipo soldi al gestore come se fossi un socio finanziatore), vedo di non avere nessuno strumento legale per evitarlo, come se il governo che stipula le regole dimentica completamente chi lo ha eletto e perché è stato eletto. Vuol dire che siamo in pieno conflitto di interessi ovvero che la mia controparte che gestisce la mia acqua o il gas ecc. sia quella che stabilisce le regole, e contemporaneamente "tutela" i miei interessi. La politca che mette le regole non ha dimenticato che lo Stato siamo noi, non ha dimenticato che lei ci rappresenta ma, attraverso la più grande scalata al potere avvenuta in un paese europeo,  essa si è fatta eleggere pur essendo in palese contrasto con ogni regola democratica. I nostri fornitori, gestori di servizi, stabiliscono le regole e gli aumenti dei costi, nei contratti delle utenze senza alcun controllo dello Stato né dei cittadini. Ma a Napoli chi era presente in piazza venerdì? Le donne che fanno le pulizie in nero nei quartieri borghesi per 20 euro al giorno. C’erano i lavoratori del campo dell’edilizia e dei cantieri abusivi. Giovani occupati nel settore della ristorazione e dipendenti all’interno del settore del commercio. Coloro, cioè, sui quali peserà l’imminente crisi economica. Coloro che vengono quotidianamente relegati ai margini di un sistema che non li nota perché non intende prenderli in considerazione. C'era una moltitudine che si rendeva partecipe di una rivendicazione che nella sua essenza è andata ben oltre il dissenso a breve termine e sull'argomento contingente, apertura/chiusura ecc. Questa gente morta per lo Stato è viva e ha espresso con forza la sua esistenza. Questa mia visione del "vandalismo" napoletano non è in linea con la comunicazione unidirezionale che trova un ancoraggio nella narrazione mediatica che si dirige verso ogni segmento del tessuto sociale. Una narrazione che, da una parte parla "regia occulta" e di attacchi preordinati (ma da chi?), e dall'altra annega tutto nella marea di pregiudizi sul meridione, ma se pensiamo bene allo stato di cose attuale, il meridione si è esteso a tutta la nazione: da una parte i poveri italici in lotta per la sopravvivenza e dall'altra i pochi grandi ricchi che si sono impossessati dello Stato, spalleggiati dai proseliti formati dalla loro comunicazione e dalla reciproca convenienza. Oggi vediamo compiuto, perfettamente realizzato, il progetto berlusconiano/prodiano di affidare lo Stato al mondo della speculazione finanziaria. Una tomba per la democrazia. L'Italia già dal dopoguerra, nonostante un'eccellente Costituzione, non è mai stata un esempio di democrazia, ma oggi di fatto, non è più nemmeno un paese libero.