ANNI CINQUANTA/SESSANTA LA SCUOLA DISUMANA

Anni Cinquanta/Sessanta la scuola disumana.
Se devo essere onesto, tutto il mio periodo di scuola elementare non fu altro che una continua irritazione dettata dalla noia, inasprita anno dopo anno dall’impazienza di uscire da quel tedioso tran-tran. Verso casa, la strada piena di buche e spesso di acquitrini, diventava un teatro di corse sfrenate senza senso, ma correre era vita, gioia e liberazione. Vivacità e vita contro noia e morte delle discipline scolastiche e religiose. Eh si le elementari erano "delle suore", le "parificate" erano la malattia della scuola italiana che ancora oggi ammorba pur con minore intensità, la nostra società. Non ricordo di essere mai stato né “lieto” né “spensierato” durante la monotona attività scolastica, piena di croci e preghiere, ma priva di cuore e di intelligenza. Essa avvelenò profondamente il periodo più bello e più libero della mia esistenza. Ero così furibondo con i miei genitori per quella iscrizione dalle suore mediatrice dell'indole comunista famigliare con l'anima fascista del paese. Il clero negli anni Cinquanta era potente e restituiva ai fascisti i favori ricevuti durante il ventennio nero. Alla quinta di suor Angelina, una specie di Madre Teresa di Calcutta, brutta più della fame e (per fortuna non esistevano i selfie, sarebbe esploso il cellulare), gli scolaretti si ammalavano con troppa frequenza. Ci depositavano al mattino con grembiule bleu e fiocco, e spesso qualcuno di noi veniva picchiato con il rigone di legno sul palmo delle mani, solo perché il fiocco sembrava storto, e se fosse stato dritto botte lo stesso anche perché la "sorella" (del diavolo credo), non vedeva un cazzo di niente tanto era vecchia e infida peggio dell'inferno dei cristiani. Ogni santa mattina ci sedevamo e ripetevamo all'infinito i versetti del giorno di un catechismo dai concetti osceni e spaventosi. Dovevamo impararli a memoria. Suor Angelina, l'essere più orribile e potente del paese (Forano), era una sorta di ufficio di collocamento per chi era costretto ad umiliarsi per avere un lavoro da fame. Lei gestiva di fatto un potere enorme conferitogli dall'allora ministro Malfatti mio compaesano. La monaca catechista di turno enunciava la prima frase e noi la ripetevamo dopo di lei in coro. Che piacere può provare un bambino di sei anni a imparare a memoria versetti di cui non comprende il senso o se lo comprende prova paura e la vita gli sembra una continua angoscia. La prima ora di scuola, era così angosciante da farti sembrare terribili anche le ore successive di dubbio insegnamento. Alle tredici lasciavamo la scuola augurandoci di non tornarci più. Il mio vicino di banco Cesare avrebbe potuto diventare mio amico, mi teneva un posto accanto a lui, ma ci facevano stare in due banchi diversi. Lui, come me, smaniava d'impazienza all'avvicinarsi del mezzogiorno. Tutti e due avevamo lo stesso senso di costrizione, ma non osavamo dirlo ai mostri genitori perché loro, da buoni comunisti spaventati dal rappresentare un'esigua minoranza in paese, non ci avrebbero ascoltato, né ci avrebberio spostato nella scuola comunale dove c'erano comunisti e protestanti valdesi. Meglio compensare, è bene non essere troppo rossi, per vivere in pace a Forano Sabino, meglio abbracciare donne e uomini neri del potere catto/fascista che rischiare di averli contro. Suor Angelina aveva la faccia chiazzata, era una bruttissima vecchia con sguardo cattivo. Ci domandavamo perché. Cesare non gli piaceva proprio, forse perché aveva la testa un po' più grande del normale, lo rimproverava di non essere come gli altri. Era infida e vendicativa anche con le suore più giovani. Confesso addirittura di non essere immune ancora oggi da una certa invidia quando vedo con quanta più felicità, libertà, indipendenza viene vissuta l’infanzia nell'ultimo trentennio. Mi sorprendo ancora a vedere i bambini di oggi chiacchierare spontanei e quasi alla pari con i loro insegnanti, vederli poter esprimere apertamente le loro inclinazioni sia a casa sia a scuola, mentre noi, appena mettevamo piede nell’odiato edificio, dovevamo quasi rannicchiarci in noi stessi per non cozzare con la fronte contro l’invisibile ma rigido muro delle vessazioni. L’unico momento di vera, intensa felicità che devo alla scuola elementare fu quello in cui mi chiusi per sempre alle spalle il suo portone. Non che le medie inferiori siano state così migliori, ma la scomparsa delle preghiere delle croci e dei vestiti neri dell'horror quotidiano clericale diede più spazio ad insegnanti liberi e di qualità. C'era un giornalista che mi insegnò a scrivere, un professore di disegno che ci faceva girare nei boschi per il "disegno dal vero" e la bellissima insegnante d'italiano. Era un altro mondo, la mia vita migliorò ed anche la mia curiosità più appagata.