AVERE FIDUCIA, OGGI

Avere fiducia, oggi.
Gesù saliva sulla barca del pescatore e con poche ma precise indicazioni di percorso ecco che le reti si riempivano di pesci. Cambiava pescatore e imbarcazione e accadeva la stessa cosa. Ecco questo è un esempio di come guadagnarsi la fiducia di qualcuno che successivamente donerà la propria vita per non tradire un uomo così meritevole. Raccontiamo questo perché resta un caso esemplare di come un comune mortale è riuscito a guadagnarsi la fiducia di altri mortali come lui. I pescatori diedero prima fiducia, lo seguirono nelle sue idee, credergli divenne un vero atto di fede, primordiale ma potente, così forte che negli anni a seguire in tanti subirono un martirio per difendere il suo nome. Ora potremmo pensare che i pescatori erano degli abbindolati cercatori di una guida o era la guida che creò le condizioni per abbindolare i pescatori? Se fossi un credente opterei per la prima ipotesi, ma da povero non credente non ho dubbi, l'impostore si era inventato un buon modo per crearsi un seguito. Già da secoli quindi, il problema del riporre o non riporre fiducia in qualcuno o in qualcosa, è stato determinante e, la fiducia è stata condannata a una vita colma di frustrazioni. Fiducia nelle persone, fiducia nell'Europa, nei masnadieri della politica, fiducia in uno spirito guida, nella comunità, nell'azienda, nel parroco, nell'avvocato, nella polizia, nel matrimonio, già da questo elenco cogliamo alcuni fili comuni che sono: autorevolezza, durata, senso di certezza, persistenza. Da questi elementi nasce quel senso istintivo che è avere fiducia in qualcosa o qualcuno. Oggi siamo soli, non ci sono strade visibili per concedere fiducia, è aumentata la volubilità delle regole, è aumentata la velocità dei cambiamenti, la fragilità dei legami, viene a mancare proprio l'esempio di altri, manca la persistenza, manca la certezza, che erano stimoli fondamentali per riporre fiducia. Non possiamo fidarci se non degli intimi, di un intimo, o un po' meno, di qualche covivente, se incontriamo un passante cambiamo facilmente marciapiede, e se non porta la mascherina acceleriamo anche il passo. Ecco che fidarsi diventa sempre più parte del "pensiero rapido" dell'uomo, dell'istinto che ci fa riconoscere un pericolo, e coltiviamo una speranza di moralità individuale. Avere fiducia in un quasi sconosciuto, è un gesto d'amore per la vita, immediato, forte, e oggi spericolato, ed osa attendere pretendere una responsabile adeguata risposta. L'unicità di questa richiesta di comportamento etico consiste nell'essere tacita, veloce, e così vuole restare, non vuole essere distorta, ed ha un grande valore quando è dimenticata, o quando diventa superflua, è in questo modo che ci si sente vivi, appartenenti, e la speranza di aggregazione si realizza. Covid o non Covid le pulsioni vitali sono fortissime come sempre, la nostra umanità chiede spazi per esprimersi, la vita continua e i contatti umani restano centrali, sono essi che in assenza di "fiducia", ci spingono a pensare ancora a un futuro.