CORPI MALATI NEL PIANETA MALATO (seconda parte)

Corpi malati nel pianeta malato (seconda parte)
Cosa sono tutti questi camminatori? Tutti questi pedalatori? Tutti questi ospiti estivi nelle campagne, boschi, fiumi, mari che camminano, corrono, pedalano, è la presa di coscienza che si invecchia male senza un legame con la natura. Questi umani spaesati dal Covid e spaventati dai cambiamenti climatici, si aggrappano alla natura, agli altri animali. La cura dei corpi quasi ossessiva non passa solo attraverso la chimica, la palestra, la chirurgia. Sui social avvengono narrazioni, media vari compresi, di persone che si sentono meglio a contatto con la natura. Il ritorno ad essa avviene, in modo ribelle, attraverso la piena conoscenza di amore e dolore in una natura fragile rispetto alla visione della cultura egemone. Su questo la più illuminata pensatrice è l'americana Donna Haraway, eccola: <<Non siamo autosufficienti; siamo una collettività complessa e articolata; di essa fanno parte entità biomeccaniche, microbi, virus, circuiti elettrici, specie da compagnia, piante selvatiche, cyborg; insieme agli umani, dentro gli umani, ci sono creature altre, creature mostruose e oggi inappropriate>>. Il fattore razzismo vede il "contagio mostro" e questa volta non era "migrante" o del Sud, questa volta è nordico, di Milano, di Codogno, di Conegliano o Treviso, che ci parla nell’intervista televisiva dall’altro lato della strada, o dei condomini. Ciascuno di noi è davvero, sempre, lo straniero di qualcun altro. Lo zombie è tra noi, il mutante è tra noi, noi che lo temiamo nella nostra pretesa di essere immortali in un mondo infetto. Sempre la Haraway: <<La perfezione del Sé vittorioso, interamente dedito a difendersi, è una figura agghiacciante che connette, nella cannibalizzazione della terra e nella teleologia evolutiva dell’extraterrestrialismo post apocalittico, il terrore della ameba che fagocita l’uomo che viaggia nello spazio>>. Confini istituzionalizzati da biomedicina, guerra e mercati. Untori e stigma sociali. Ricordate cosa successe per lo HIV? Malati, mostrificati, tenuti a distanza, soli. Sento la follia di un apparato di potere che si autopromuove attraverso le infinite trasmissioni televisive pensate per “un intrattenimento famigliare”. Non sarà il nuovo amore per la natura a salvare il mondo ma nemmeno chi ha espropriato il sistema sanitario che è sempre a pericolo collasso. Ma nella precarietà generalizzata chi paga, se non lavori? Da dove verrà il reddito? Nella performance perenne del narcisimo digitale e della finanziarizzazione dell’esistenza (la sanità in prima linea), dai Bitcoin? Che cosa smette veramente di muoversi? Siamo a corto di idee e nel frattempo i nuovi amici della natura eccoli sereni divertiti e accolti anche da quella parte di essa che è stata sommersa dai rifiuti, dall'abbandono, dalla vessazione, dalle politiche produttive senza controllo. Torniamo all natura e attendiamo tempi migliori, nel fratempo una cortesia la devo chiedere: lasciate in pace i cavalli, non fate passeggiate equine perché i cavalli che vi faranno cavalcare tranquilli sono stati "addormentati" chimicamente alle 8 di mattina, poco prima di quando voi arrivate con tanti soldi in mano per poter più tardi dire:come sono bravo.a "mi sono data.o all'ippica". Continua...