EASYSNOB ERA UN PICCOLO CREDENTE

Easysnob è stato un piccolo credente.

Easysnob è stato messo a scuola dalle suore, la famiglia decise di moderare l'aspetto pubblico troppo comunista. Incominciò a pensare spesso alle sue preghiere, ogni volta che entrava in classe era prassi una serie di preghiere, ma l'aspetto che più lo colpiva era l'incremento di calore, un fervore crescente della maggioranza dei compagni. Easysnob si accorse che il rendere immediatamente comprensibili quelle parole di fervore, di umiltà e di proiezione verso un'entità divina non chiariva il ruolo dei preganti, né il suo. Gli sembrava una mistificazione un ingarbugliamento dell'uso quotidiano della lingua così come l'aveva appresa. Le preghiere parlavano di pene, di lacrime, di tenebre, di rappresaglie, di peccato, di speranze, di gente esemplare che puniva e a volte faceva del male a molti "peccatori". Egli non aveva lacrime, non aveva dolori che gli rendessero penoso il vivere quotidiano, si sentiva completamente estraneo a quei significati delle parole. La sua esistenza era tranquilla, i suoi pensieri scorrevano regolari, i suoi sonni erano lunghi e ristoratori. Non rimpiangeva nulla della sua breve vita precedente le elementari, povera ma non misera, i genitori erano severi a volte, ma molto meno di quelli di alcuni compagni che venivano spesso maltrattati per fesserie. Non si illudeva perché osservava gli adulti e si sentiva alcune esperienze vissute, pur se ancora poche, alcune imparate dal nonno, altre gli erano suggerite dai libri, i primi classici latini, solite favole e vecchie storie erano estranee ai moti della sua fantasia, non le sopportava. Aumentando la sua inquietudine, la sua comprensione delle cose, si accorse che le pratiche religiose gli pesavano come un fastidioso compito scolastico, anzi era l'unico compito che lo infastidiva veramente, dentro e fuori la classe. I suoi compagni erano strani, alcuni ostentavano devozione, una specie di diligente interesse, pregavano a mani congiunte che venivano separate non appena potevano sfuggire la sorveglianza, altri avevano la noia stampata sul viso, anche loro aspettando di sottrarsi al controllo delle maestre. Fuori dalla scuola tutti erano diversi, ma Easysnob era come un animale di razza che fugge dal recinto, correva nel suo bosco dove rimetteva in azione i suoi pensieri preferiti. Dimenticava ogni cosa avvenuta in classe. Lo preoccupavano alcuni suoi amici e da altri  già si era allontanato. Li vedeva protesi verso una specie di "unzione", diventare credenti veri con la partecipazione a tutti i riti della parrocchia, come se avessero staccato gli altri, lasciato indietro i compagni. Lui, pieno di dubbi su tantissime cose, notava che costoro galleggiavano in certezze indotte, stavano assuefandosi a un errore comportamentale, forse formale, che avrebbe più tardi dominato tutta la loro vita: stavano diventando sentenziosi. Se si era davanti a una questione dubbiosa, facevano propri alcuni comportamenti degli adulti e li ripetevano a ogni possibile occasione, si irrobustivano contro tutto anzi, ogni incertezza veniva annullata prima che si manifestasse interamente. Se c'era un argomento esistenziale su cui dibattere, subito si formava una maggioranza compatta schierata contro le idee degli altri "inferiori". Era già una formazione intellettuale, essenziale e delineata, che sfuggiva a Easysnob e ad altri due o tre compagni, i quali conducevano la loro esistenza contenti della propria condizione. Non avevano percezione di fare del male o di produrre il male, solo per il fatto di essere nati e quasi sempre di buon umore. Era quella la prima vera divisione culturale e politica della gente italica fascio/cattolica del dopoguerra, da una parte i figli dei contadini-proprietari, dei notabili del paese, dei commercianti che stavano arricchendo. Dall'altra, quelli davvero poveri e quelli che volevano "fare da soli", che spesso sapevano fare, e che rubavano conoscenza in ogni momento. Che sentivano la scuola come un qualcosa di confezionato, di estraneo, di insufficiente, di trito e ritrito (patria, famiglia, ubbidienza,) e aspiravano ad altra formazione, a quella affascinante dei classici, a quella degli incredibili pensatori da cui erano molto attratti. La maggioranza erano figli che avevano trovato la loro esistenza già comoda, facile e piena di agi. La minoranza invece, voleva cambiare, andare verso un "nuovo" possibile, percepito e radicato alla vera sovranità popolare e non a quella delle parole svuotate di significato di un' onesto articolo della Costituzione. Quest'ultimi anelavano conoscenza, percepivano una possibile società migliore, sentivano una forte spinta a superare tutti per capacità innate, per potenzialità di apprendere e migliorare  tutto il superabile. Più tardi, a fine anni Sessanta le due "fazioni" si ritrovavano in piazza l'una contro l'altra, più tardi ancora, eccole come basi elettorali opposte. Successivamente diventeranno destra contro sinistra. Berlusconiani e antiberlusconiani. Leghisti e antileghisti. Gli uni raccomandati negli  apparati di Stato, appaltatori di Stato, e gli altri insegnanti, pubblici impiegati in genere, e lavoratori  autonomi. Oggi, tutti ultrasessantenni, sono di nuovo contro, gli uni asserragliati, aggrappati alle vicende dell'Inps, ai pochi privilegi rimasti, e gli altri ancora in lotta per la sopravvivenza e per le solite ingiustizie sociali e mistificazioni sfacciate. Non sono più mistificazioni nate dallo scambio di favori tra cattolicesimo e fascismo, non sono più quelle della lotta contro il comunismo, sono battaglie perse contro le  bufale quotidiane dei media portavoce della dittatura delle imprese operanti nella gestione di servizi primari ai cittadini, in particolare della sanità, su cui il capitalismo becero, che finanzia la politica, costruisce un lucro esagerato e lo fa percepire come esigenza e sofferenza collettiva. Sopra: un'immagine di Deleuze e Guattari.