FEMMINISMO? MEGLIO SE NAZIONALISTA.

Femminismo? Meglio se "nazionalista".
Dove nasce e dove ci porta il forte spostamento a destra delle donne italiane e francesi? Dalle riflessioni critiche interne al femminismo, e dalla constatazione che, se fino a pochi anni fa femminista suonava quasi come un insulto, ora, almeno per la moda e una parte della cultura pop è diventato quasi un brand. E i media? A Rieti si dice "legano l'asino dove sta lo strame" (strame = cibo). Cosa può essere siuccesso? In generale vediamo che cresce il femminismo di destra o nazionalista come dicono in molti e facciamo fatica a capire perché le campagne elettorali della destra nazionalista, che ha avuto un’ondata di successi nelle elezioni del 2014 e che tuttora continua, abbiano inserito tra i loro argomenti la parità di genere, alcuni si sono spinti addirittura alla difesa dei diritti delle donne lgbt e omosex, e questo avviene all'interno di una retorica xenofoba. Tutto dovrebbe scaturire dalla atavica paura dell'uomo nero o peggio ancora del musulmano che opprime le donne, Michel Houellebecq nel suo capolavoro Sottomissione ci racconta di come nel 2025 per una serie di ragioni (meno male che quando lo ha scritto non c'era il Coronavirus) molto maschiliste arriva in Francia un presidente islamico e il giorno dopo l'insediamento le donne francesi nella pubblica amministrazione dovranno indossare il burka. Sottomissione mi era parso inverosimile, troppo visionario, ma dopo alcune riflessioni arrivano grossi sospetti. Torniamo al femminismo di destra. Queste paure probabili sono uno strumento non solo in mano alla destra nazionalista che tenta di aumentare il proprio elettorato femminile ma è anche appannaggio del neoliberismo progressista che si rivela islamofobo nella convinzione che la civilizzazione sia solo basata sulla cultura occidentale. In questo femminismo di destra le donne musulmane vengono considerate come vittime da salvare ma sono anche l'esempio di come le donne bianche non siano proprio al sicuro. (vedi: Michel Houellebecq). Quello che alcuni chiamano Femonazionalismo a molti di noi ci sembra un concetto derivato dalla strumentalizzazione dei temi femministi usati da nazionalisti e neoliberisti in campagne elettorali e nell’ambito di campagne islamofobe, ma anche fortemente razzista contro i migranti. È proprio su queste “femministe” che in Italia votano Salvini che voglio porre l’attenzione, perché sono tante ed é  un fenomeno che sta mettendo in crisi la parte progressista e anche il femminismo tradizionale. Mi viene un'osservazione logica e dico: forse questo spostamento a destra nasce dal desiderio di indipendenza delle donne,  un conto è essere femministe vere con scarsa indipendenza, lavoro doppio ufficio e casa e un conto è cercare e trovare opportunità di completa autonomia all'interno del neoliberismo. Meglio certamente la seconda ipotesi, e le nere e le arabe? Non gli viene concessa visibilità, né un ruolo pubblco,  tutto resta nel privato, costoro occorrono all'occidente come manodopera a basso costo. Alle femministe di destra serve che alcune donne stagnino in una specie di limbo, è un sacrificio culturale come elemento necessario per la loro definitva emancipazione  e realizzazione pubblica. La migrante buona sarà benvenuta solo se farà la badante, e chi se ne frega delle logiche del femmismo assoluto, meglio votare Salvini, meglio un femminismo di convenienza, senza gli incubi domestici.