GLI ITALIANI MIGLIORI DEGLI ANNI SETTANTA. OGGI RICORDATI COME TERRORISTI

Gli italiani migliori degli anni Settanta, oggi ricordati come terroristi.

In quegli anni Settanta in Italia il partito comunista s’era assunto, tra i molti altri compiti, anche quello d’un ideale, mai esistito, partito liberale. E così in un corpo d’un singolo comunista poteva contenere due persone insieme: un rivoluzionario intransigente e un liberale visionario. Più il comunismo mondiale s'era fatto, in quei tempi duri, schematico, corrotto, invadente il privato e senza sfumature nelle sue espressioni ufficiali e collettive, più accadeva che, nel petto di un singolo militante, quel che il comunista perdeva di ricchezza interiore uniformandosi al blocco compatto acciaioso, il liberale lo acquistava in sfaccettature e passioni democratiche. Forse era segno che la vera mia natura e di molti come me, era, sarebbe stata, se lasciata a se stessa, quella liberale e che solo per uno strano processo nel rapporto con l’alterità, poteva essere definita comunista. Ma la domanda essenziale era chiedersi cos’era l’essenza di un’identità personale (se esistente) fuori dai contesti esterni che la determinavano? Far convivere in me, far brillare questi due aspetti così antagonisti era “compito della storia”.  La storia con il senno del poi, ha prodotto invece una cultura del macero dove il meglio delle idee di quell’epoca è stato criminalizzato fino a far rinnegare quel passato anche da protagonisti molto in vista. Tutto quello che di buono avevamo pensato è stato affogato nel terrorismo e noi oggi siamo considerati ex terroristi.