I CORPI MALATI NEL PIANETA MALATO (Prima parte)

I corpi malati nel pianeta malato (prima parte)
Perché i media così eccellenti nel linguaggio evitano di dire più precisamente le cose come stanno ai tempi del Covid? Basterebbe essere relativi e visto che siamo anche noi la natura inutile parlare di poveri contagiati, zone più o meno contagiate, perché è la natura ad essere contaminata, perché il benessere di essa è precario per colpa di 8 miliardi di individui chiassosi, guerraioli, bombardatori, asociali, consumatori, rumorosi. La terra è un luogo dove un milione di umani potenti e prepotenti giocano con le risorse di coloro che non possono giocare, tengono famiglia, e tutti insieme contribuiscono, pur se in maniera diversa, allo sfacelo del pianeta terra. Si perché è il pianeta ad essere il malato o se preferite l'infetto!!!  Nessun quadro esasperato ma, pur senza evocare scenari catastrofici, proprio allo scopo di apprendere una consapevolezza duratura, siamo di fronte a un dilemma drammatico, laddove il coronavirus rappresenta l’ennesimo (e perturbante) sintomo di una crisi di smisurata profondità, poiché ha a che vedere con la sopravvivenza di tutti i viventi sulla terra. La nostra vita è in pericolo come tutte le altre vite. L’enfasi oggi, obbligatoriamente posta sulla malattia, sui malati, sulla quarantena, sui pericoli per la vita degli uomini, ci pone di fronte a uno scenario di lutto con cui già altri esseri viventi (animali e vegetali) si confrontano da molto tempo. Quanti viventi si sono estinti e quanti stanno andando verso l'estinzione. Nel 2020, anche se non abbiamo coscienza, è nato un nuovo modo di pensare è iniziato, contro la nostra volontà, un nuovo processo culturale di riflessione sul lutto. Questa riflessione è l'unica risposta possibile, sostenibile e consapevole. E' qui che scatta l'allarme. Il sistema messo in piedi dei vaccini, purtroppo resta nella culla dell'individualismo utilitarista, ovvero useremo la tecnica per mettere riparo ai danni che essa stessa ha prodotto. Questa è la catastrofe che si sta annunciando, che "ci pensa la scienza" è una bufala per il 90% dei terrestri (il 10% troverà riparo nello spazio). Questa è la vera linea maginot di questo tempo 2020-2025. Da una parte i viventi che per non estinguersi devono cambiare radicalmente abitudini di vita e rinunciare ad alcuni agi, e dall'altra il neoliberismo che, erede del capitalismo di convenienza, non è in grado di produrre una riconversione. Esso intende spingere ed esasperare la tecnica per trovare una soluzione di comodità, al disastro imminente. Questo è l'errore del momento ed ecco le "guerre" tra sani e malati, tra vaccinati e no vax, tra abili e inabili. Un errore che potrebbe scomparire con una più larga responsabilità collettiva, con un'empatia tra esseri, una condivisione e sviluppo di economie ecologiche, insomma nuovi modelli sociali per una più elevata responsabilità di cui abbiamo bisogno. L'urgenza è fondare una comunità dei viventi sensibile alla precarietà, al debito dei più poveri, alla crisi ambientale, alla crisi dei modelli consumistici. Se si isola il malato, lo si confina in casa, in quarantena, ecco che si diventa vittime o sopraffattori e la pace sociale è in pericolo e la crisi ecologica diventa mortale. Comprendo bene, sia chiaro, il problema pratico di governi alle prese con emergenze sanitarie e mortalità, non voglio sottovalutare, non voglio apparire fatalista o superficiale. Ma penso che le risposte trovate, per ora, rispondano esclusivamente a tendenze manageriali, tecnocratiche, prigioniere del mercato e del profitto. Segnali da dare ai sentimenti dei mercati e non a quelli umani coinvolti in questa strana, singolare, avventura contro il virus sconosciuto. Gli azionisti scaltri che hanno investito in Pfizer nel marzo 2020 non possono essere gli unici vincitori, perché la loro vittoria è sui corpi malati dei tanti scomparsi nelle terapie intensive e mai più rivisti dai famigliari. Oramai la vita nella nostra atmosfera è in crisi irreversibile e le parole sostenibilità, biologico, green, sono state svuotate di ogni senso, soprattutto la sostenibilità è elemento già morto perché entrato nel quotidiano con 40 anni di ritardo. Continua...