I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Femminismo e identità femminile) Sesta parte.

I mille volti della donna (Femminismo e identità femminile) Sesta parte.

In realtà non sarebbe vietato o impossibile uno sviluppo diverso da maschi e femmine se si riuscisse a neutralizzare gli schemi che nella nostra educazione, tendono a imprigionare gli uomini e donne nei rispettivi ruoli. Partendo dall’originaria esperienza comune della passività verso la madre e della successiva bipolarità tra passività e attività, la tendenza allo sviluppo del proprio io maturo, sembra richiedere, dapprima un dispiegamento della fase attiva e di slancio verso l’esterno e contemporaneamente un recupero della passività sperimentata della prima infanzia. La nostra cultura vede questo recupero della passività come traguardo femminile raggiunto annullando grandissime potenzialità attive. Ai maschi questo recupero della passività viene a tutti gli effetti inibito, con la stessa potenza a cui alle femmine viene imposto. Carl Gustave Jung: <<maschile e femminile sono due elementi fondamentali e complementari della personalità umana>>. <<Il mancato sviluppo dell’uno o dell’altro da luogo a personalità incomplete, coartate, arroccate in sterili posizioni di difesa>>. E’ senz’altro così. Questo lungo noioso preambolo era necessario per capire il punto sulle strade divergenti tra maschi e femmine e ora torniamo a seguire la strada dell’identità femminile tema centrale del nostro discorso. Per la psicoanalisi classica la ferita narcisistica della scoperta di essere diverse dai maschi e "l’invidia" che ne deriva, coincide con la nascita dell’identità femminile e della reale psicologia femminile. L’invidia non è banale è castrazione, essa è rivolta a una fase della vita in cui i maschi sono fortemente privilegiati. La bambina invidia il compagno al quale è consentito di proseguire la strada che è tipica della fase attiva. Il maschietto va verso il nuovo, prende conoscenza del mondo, dell’espansione del proprio se, della scoperta, e la femmina in questa fase dello sviluppo percepisce tutto ciò appartenere ai due sessi, e non al maschio soltanto. Lei ha la constatazione, che nel momento dell’espansione comune verso il nuovo, in questa fase di identificazione, la fase "attiva" viene incoraggiata, spinta nei maschi e chiaramente inibita alle femmine. Questa è la grave ferita narcisistica, non su basi biologiche ma culturali che la donna subisce.  E’ un trauma che respinge la bambina a un regresso, a un ripiegamento narcisistico che la comprime in un carente senso di sicurezza e protezione. Tutto questo si ripercuote sulle successive fasi di crescita e incrementa difficoltà a vivere l’indipendenza dei sentimenti, dei pensieri e delle azioni, non appena un rapporto con altre persone assume il carattere di realtà emotiva, non si fida più di nessuno. La strada dell’attività e della differenziazione è per la donna anche l’incontro con il padre. Di fatto avviene il passaggio dall’amore materno all’amore paterno, in quanto è il padre che insegna al bambino, che “mostra la strada” al bambino, è ora la bambina riversa le sue attenzioni verso il padre. Continua..