I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e la familiarità con il dolore fisico)

Identità femminile e la familiarità con il dolore fisico.

Sull'identità femminile abbiamo detto molto e possiamo senza dubbio affermare che le nostre compagne sono realtà complesse ma noi uomini poco facciamo per renderci adeguati o per agevolare le loro vite fitte di impegni gravosi tra casa lavoro e figli. Mi piace pensare a loro come a un oroglogio a pendolo sferico, dove la semisfera di destra è l'area dominata dal narcisimo, e quella di sinistra è il masochismo, la lancetta lunga oscilla velocemente da una semisfera all'altra e la lancetta più corta e meno veloce è l'egocentrismo che si alimenta dalla rapidità delle interiezioni delle due emisfere. Negli anni è questa la "meccanica" che ho immaginato, essa mi aiuta a capire cosa muove le nostre compagne. Le ragioni dell'ego delle nostre donne sono rapide nel mutare e potentissime, tanto più potenti quanto più veloci sono gli interscambi tra masochismo e narcisismo. E' qui che pulsa l'identità femminile, poi c'è la nostra società che cambia più lentamente, e in questa società agisce il femminismo come lotta civile, una lotta tendente all'isolamento e a superare a priori l'imprevedibilità e le contorsioni della personalità femminile. La stabilità interiore invece è meno portata ai cambiamenti e spesso resta una battaglia persa. Sono due elementi, quello pubblico e quello privato che per avere successo dovranno coinvolgere anche gli uomini, l'educazione genitoriale, (completamente assente), una nuova considerazione della psicoterapia, e nuovi modelli sociali che stentano a decollare (a parte qualche miglioramento dei giovanissimi padri). Per scoprire la loro sessualità le donne hanno bisogno di essere prese per mano ed aiutate ad esplicarsi, a sperimentare, a capire se stesse in un groviglio di pulsioni, a manifestarsi in una nuova libertà mentale che l'educazione gli impedisce. In questo compito noi maschi siamo inadeguati, approssimativi, egoisti e omologati dalla cultura corrente e dalla pornografia e restiamo sorpresi di come una donna innamorata sia capace di cambiare la sua e la nostra vita, di quanta potenza, di quanta creatività ed altruismo mette in campo (anche una genovese diventa spendacciona). Siamo travolti dal cambiamento repentino dei comportamenti delle nostre compagne e siamo incapaci di proteggerle, di aiutarle e peggio ancora tracolliamo più di loro e passiamo velocemente alla condanna della loro instabilità. Le nostre donne hanno familiarità con il dolore, essa nasce dalla loro biologia ricettiva e si accresce con la maternità e questa familiarità del corpo a pressioni fisiche consistenti ci spiazza e ci fa cedere a un sadismo senza regole se non quelle della cultura pornografica che tratta la donna come in macelleria trattano gli animali. Una donna sui media e per il porno è un insieme di parti fisiche esposte, manomesse, colpite, come un allevamento suino espone i prociutti, a questa femmina si contrappone un maschio palestrato, super eroe della "tartaruga", narcisista, imitatore di gesti sessuali atletici, "assaltatore" del sesso, ma completamente incapace di intendere e volere, di capire le diversità tra una donna e l'altra. Un "professional ejaculator" (tipo "do coio coio" in perfetto stile romano) a danno della strepitosa disposizione all'amore e sesso (aggrappati insieme) che le nostre donne ci offrono. In questa confusione di aspettative e di intenti i due sessi si attraggono rapidamente e altrettanto rapidamente entrano in collisione, il passaggio repentino da gesti di amore superlativi, a gesti di repulsione terribili, coglie il maschio impreparato, non riesce a capire, non ce la fa a capire, non è stato avvisato di questo pericolo, impazzisce, minaccia, diventa aggressivo, violento e cede alla tentazione di far valere la sua forza fisica. Lui non sa che il masochsmo delle nostre donne, unito alla capacità di gestire sofferenza, le rende potentissime guerriere, esse preferiscono farsi massacrare piuttosto che cedere nelle ragioni. Esaltano il loro masochismo, preferiscono costrizioni, meglio il dolore fisico che cedere a qualcuno che le minaccia con la forza. Non cedono, non vogliono essere contraddette, non sopportano di perdere difronte a nessuno e pensate se cederanno alle minacce di un uomo prima tanto amato e ora odiato come il nemico di ogni vivibiltà agognata. Anche se nessuno ha il coraggio di dirlo (femminismo compreso) questa è una delle cause dei femminicidi che è l'ennesima guerra non dichiarata alle donne e miete vittime da decenni.