IL DIFFICILE MESTIERE DI PADRE NELLA ROMA CITTA' SANTA

Il difficile mestiere di padre nella Roma città santa.
Ringrazio Gregor Samsung, attento blogger di Tumblr, di avermi prestato lo spunto, era da mollto tempo che volevo trattare l'argomento "Roma" da ex protagonista delle notti romane,  prima studente, poi padre, ma non mi sono mai deciso perché la conseguenza è il rapido aumento dei miei nemici.
Parlerò di questa Roma dei papi, dei Sabini, degli Etruschi, Caput Mundi di tutti i mali, usando poche parole mie e molte di un grande scrittore Walter Siti. Questo post lo considero un omaggio a questo grandioso neorealista e il titolo a questa pagina è: La Palestra.
<<Molti sono impiegati, o agenti di borsa con nostalgie di volgarità; i borgatari sono pochi (anche se sono quelli che fanno più casino), qualche mantenuto e qualche figlio di cravattaro (prestasoldi) che può permettersi le alte cifre dell'iscrizione. Marcello anche in questo è un buon tramite, essendo piccolo-borghese di origine, ma regredito verso la Borgata perché è l'unico luogo da cui non si sente giudicato. Rappresenta una “sporcatura” sociale che non deve dispiacere nemmeno ai proprietari della palestra, perché dà un appeal, un brivido d'avventura ai clienti ricchi (quelli che in sauna parlano della "tavernetta" nella casa ai Castelli e della "sala di rappresentanza": ma a chi si dovranno rappresentare, e perché?. Salvo reprimere quando i coatti fanno i coatti, cioè quando urlano e si rincorrono e si gettano l'acqua "li faccia smettere" mi dicono, come se io potessi combattere da solo contro un intero popolo di dodicenni, soprattutto quando sono esagitati perché le iniezioni stanno entrando in circolo. I promoter finanziari e i padri di famiglia con la tavernetta si astraggono, fanno finta di non sentire quando comincia la litania sentimentale dei morti: Simona che l'hanno trovata con uno sbocco di sangue sul cuscino "se stava a preparà pe’ ‘e gare grosse, porella", e Riccardo col morbo di Hodgkin e un altro meraviglioso trentenne con gli occhi legati "ciaveva le stesse ambiguità mie" a cui "Cultura fisica" (pseudo-intellettuale del gruppo) ha dedicato un necrologio. Tutt'al più li rimproverano stancamente, "siete matti, ma chi ve lo fa fare di rovinarvi la salute": però godono l'atmosfera spermatica, si specchiano nei loro muscoli e se ne gonfiano per procura.
Loro, i borgatari, tutti rigorosamente di destra e vicini alla Lega, a causa dei miti celtici e per far dispetto a Gianfranco Fini, vanno normalmente con gli uomini per soldi, ne fanno quasi un segno di dignità virile. Come m'ha spiegato uno di loro, "per pagarti la roba o te vendi o fai il pappa, io il pappa nun l'ho mai voluto fà e quindi…"). Il discrimine che pongono è quello di essere solo attivi e Marcello oscilla tra la paura d'essere smascherato e la smania di esibire la propria anomalia. Al banale intercalare "chi te se incula?" qualcuno gli risponde "a me nessuno, a te invece parecchi", e lui svia "è da vedé, se a te nessuno". Non ha la prontezza, o la disonestà, di negare apertamente; uno sposato l'altro giorno gli ha chiesto "che sport fai?" e lui "eh, la ballerina classica", al che subito gli altri "nun ce sarebbe da meravijasse".>>

Walter Siti, Troppi paradisi, B.U.R., 2015 (1ª ed.ne 2006); pp. 336-37.

Grandioso Siti, ha detto in maniera semplice e terribilmente efficace quello che io volevo raccontare ma non mi decidevo. Non è difficile capire cosa è accaduto a Pier Paolo Pasolini la sera della sua uccisione: i suoi nemici, tanti ancora oggi, lo definiscono "pedofilo", ma chi conosce la realtà romana sa bene che non è così, in un bar a Don Bosco lui compra un giovane prostituto, un figlio di famiglia romana normalissima, poi accade quello che accadde. Un assassinio sicuramente opera di terzi. Questo fatto risponde anche alla domanda che spesso, chi gira di notte in questa città si pone: chi c'è dentro le grosse auto con vetri oscurati che filano numerose  in centro? Tutto "er meio de Roma e der mondo" si, il mondo sa bene che a Roma la prostituzione maschile è affermata come quella femminile e forse anche molto di più. Esemplare anche se diversa, la storia romana di Marrazzo governatore laziale disinvolto prestigiatore sessuale. Se un figlio maschio romano si prostituisce con un ricco, un prelato, un attore, un politico, un imprenditore, un ambasciatore, uno scrittore, un artista, un presentatore televisivo, un turista, ecc. i genitori tacciono, non criticano, anzi sotto sotto considerano il figlio "uno che sa stare al mondo". Come dice Siti, la distinzione è tra essere un maschio attivo bisex "questione  veniale" o passivo (essere una checca che invece è questione socialmente avvilente, va nascosta con tutti i mezzi). Ogni adulto normale sa bene che è una distinzione impossibile (se un maschio attivo gode, e quello passivo deve ancora godere, in che modo risolve la faccenda? Tralasciamo i dettagli). Quando alla scuola media inferiore romana un padre attento vede tutto quel cameratismo tra maschietti (che si sbaciucchiano ad ogni minima occasione ed è questo un fatto sociale che non ha esempi in altre città), lo stomaco gli si contorce e inizia l'avventura della protezione del ragazzo, che a Roma deve essere molto più attenta e continua di quella solitamente riservata a una bambina. Dopo la scuola, arriva l'oratorio pieno di attrezzature sportive e preti affettuosissimi (comprate con il nostro 8 x mille), arrivano le squadre giovanili di calcio e calcetto con pedofili alla presidenza, arrivano le palestre, le piscine, e qui il "padre", se non è romano, entra in collisione con un sistema sociale intero, sistema stabile riverito dalle madri modaiole e rispettatissimo da tutti. Da semplice genitore diventerà per una decina di anni, (inizia dai 10-12 anni per finire se fortunato a maturità acquisita), la sentinella, il detective, la guardia giurata, il carabiniere, l'accompagnatore dell'amato figliolo, e tutto questo all'insaputa della madre che non capisce nulla di tutto questo e se ti scopre diventa il tuo nemico principale, ti considera un visionario paranoico e ti fa mettere la camicia di forza. Roma è una città che inghiotte tutti e offre ogni aggancio a tutte le particolarità possibili, porta facilmente alla luce tutti i vizi maschili del mondo, e anche quelli delle signore, ma evito di parlarne per troppo amore del femminile. La bellezza delle donne si integra armonica con una città sensuale e per questo rivolgo loro solo una domanda banale: perché a Sciaffusa, o Zurigo, o Amburgo , o Como, o la stessa Milano (le cito solo per dare un nome ad alcune città dove vivono donne europee indubbiamente molto evolute), nelle strade, nelle piazze, nei ristoranti, si nota abbigliamento molto sobrio e quando diventano turiste dell'Urbe girano con minigonne, shorts e tette al vento? Non ci vuole molto a rispondere se ne notano migliaia, costoro vogliono "osare" atteggiamenti sopiti, tenuti ben nascosti nelle città di origine, desiderano liberare la propria identità femminile qualsiasi essa sia, ispirate da Roma, una città e una storia che nell'immaginario collettivo gobale  rappresenta, per uomini e donne, il luogo dove esprimersi liberamente in un "clima" favorevole, dove ogni libertà è concessa e può realizzarsi. La  realtà romana, ancora oggi credetemi, supera milioni di volte l'immaginazione di turisti, turiste,  e avventori di ogni etnia. Nessuno resterà deluso.