IL DISCONOSCIMENTO DELLA MIA INFERIORITA'

Il disconoscimento della mia inferiorità.

Iniziai a capire che l'adorazione, la genuflessione, la devozione, non erano atti che gli adulti riservavano solo alla religione, ma erano atteggiamenti estesi a ogni forma di autorità, quindi a un dominio o a un dominante, così finì in anticipo la mia infanzia, osservando, scrutando, condannando quel servilismo in adulti a me troppo vicini. Persone apparentemente educate, capaci, padri, insegnanti, clero, altre che occupavano cariche pubbliche, erano solite affermare che l'educazione avrebbe dovuto basarsi anche sulle violenze fisiche sui giovani per <<poterli raddrizzare>>, o farli crescere <<nella giusta direzione>>. Mi ribellai energicamente di quella situazione culturale, figlia di tutti i credi e di tutti i fascismi dell'epoca. Non ero disponibile a riconoscere valore dove non c'era, valore ereditato, a volte millantato, quasi sempre da posizione e posizione raggiunta grazie a dubbi comportamenti. Riconoscere un dominio o un dominante è come ammettere la propria inferiorità. Io avevo un grande senso dell'uguaglianza, "non mi sentivo inferiore a nessuno" sembra una presa in giro, ma già da piccolo sentivo che la mia dignità doveva essere come quella degli altri. Era una conquista vera e che nasceva solo dalle mie forze. In tanti erano come me, ma sono spariti, dissolti nelle trappole del capitalismo. I figli privilegiati dei delatori del ventennio e super raccomandati erano i nostri nemici. Noi pur senza soldi studiavamo davvero, era un rispetto per le nostre famiglie, ma in ogni opportunità lavorativa ci vedevamo passare avanti sempre qualcuno che era figlio delle raccomandazioni. Mentre alcuni di noi pretendevano diritti di civiltà, altri ci hanno rinunciato preferendo farseli pagare. Se qualcuno voleva che lavorassi 10 ore al giorno io avrei detto di no altri hanno preferito gli schei. Oggi a 65 anni vedo solo masse preponderanti di schiavi che accettano e difendono il dominio, l'autorità, pur subendone danni fisici e mentali. Essi protagonisti e vittime, ma anche fautori e difensori. I neoliberisti hanno plasmato, educato, formato, individui fortemente ubbidienti. Sfornano giochi sempre più attraenti e le masse per poterseli permettere sono disposte a versare sangue, ad odiarsi in una perenne competizione. La maggior parte di noi perde vita in una lotta estenuante per il possesso di cose, molto spesso inutili. <<Quello che non ho è ciò che non mi manca>>. Cantava il grande De André. Ripeto questa frase ogni volta mi sento rimproverare di non aver fatto o di non fare abbastanza nelle opportunità di lavoro e di guadagno. Mi accusano di pensare troppo, di amare troppo, di distrarmi continuamente e di tollerare troppo. Non ammettere di essere inferiore ad altri umani, bipedi pensanti, è un atto "camuffato" contro tutte le regole di oggi: ad esempio quando clicchi "mi piace" su Fb o altri social hai ammesso la tua sconfitta di uomo senza idee che supporta passivamente quelle degli altri. Gli si affida un valore numerico, statistico, che aumenta il potere a chi già lo possiede. Quanti di coloro che lo fanno se ne accorgono? Ho provato a spiegare, ma quasi tutti mi hanno dato del pazzo che vede il male dappertutto. Fin da adolescente è stata lotta dura, poi crescendo ancora anni di vita dura. Fuori da ogni parrocchia, fuori dai clan politici, fuori dai club finanziari che gestiscono un potere asfissiante, se non ti sottometti sei comunista, un nemico da abbattere. In vecchiaia la lotta purtroppo proseguirà. Oggi le disuguaglianze, le malattie, i disagi, l'emarginazione, sono fonte di enorme arricchimento per pochi che tengono in ostaggio milioni di individui. Hanno messo in piedi sistemi vessatori di arricchimento che massacrano le nostre vite e le nostre teste. Sanità privatizzata, energia elettrica privatizzata, sicurezza privatizzata, metano privatizzato, sistemi digitali privatizzati, e non sarebbe così orribile privatizzare se i padroni dello Stato non fossero in conflitto d'interessi, se avessero imposto regole che tutelano i consumatori. Non ci sono difese nella totale distruzione di fattori umani, la potenza del produrre utili nelle gestioni finanziarie è massacrante. Hanno disumanizzato l'umanità, attribuendo un valore in denaro a disgrazie e a calamità naturali. Il potere finanziario ci controlla anche nelle pulsioni, non ci da tempo di pensare, ci anticipa nelle necessità vitali, ci affossa nel mare delle regole delle piattaforme web costruite solo per schiavizzare e far impazzire tutti coloro che sono riusciti a conservare un cervello intatto. Sento che sarò schiacciato, che sarà difficile non arrendersi, ma ammetterò la mia inferiorità solo nella tomba, ovvero nel luogo della vera uguaglianza tra esseri umani.