IL FUTURO CHE NON C'E' (prima parte)

Il futuro che non c'è e l'esigenza di una "politica per la vita"
Oggi primo giorno di “tutto chiuso” per noi italiani già un po’ malmenati in questo inizio anno. Questo stato “lontano da tutti” mi riporta ai concetti di “comunità d’identità” e “comunità d’occasione” così ben descritti da Bauman. D’identità intesa come identificazione culturale d’origine e d’occasione quella che si forma per una serie di circostanze, personali o lavorative, che ci porta verso luoghi nuovi e individualità nuove, quest’ultime le possiamo definire fluttuanti di breve durata ma in grado di assicurare vita non meno intensa dell’altra, e non durano più a lungo del senso di attenzione e della capacità di concentrasi degli interessi. Entrambi gli impulsi (delle due identità) si fondono e mischiano in quella “spugna” che è la navigazione in rete. Essere connessi assorbe i due interessi, concilia solitudine e impegno, esclusione e graticola delle cose da fare, vera mediazione tra distacco e coinvolgimento. Distacco dalle persone che ci sono care e coinvolgimento nelle attività necessarie. Prima non capivo ma è in questo stato che chattiamo e abbiamo amici con cui chattare. Con questo soggiorno coatto diventerò un <<chattomane>>? In questo genere di relazione l’andirivieni dei messaggi, la circolazione dei messaggi, diventa “il messaggio” non importa se il contenuto è di lavoro o personale. Il senso di appartenenza non si esplicita nei contenuti, ma nel costante flusso di parole, nel parlare e non di quello che si vuole comunicare. Chi prova a descriversi, a denudare il suo stato d’animo, cercando l’approvazione del partner sbaglia è sovente frainteso o incompreso. L’introspezione è bandita. Essa è sostituita da una frenetica interazione che tratta i nostri più intimi segreti come l’elenco della spesa. L’amicizia o l’intimità con un partner resiste fin quando invii un messaggio e lui risponde, come si interrompe il flusso, costui non esiste più è fuggito ed è introvabile. Continua...