IL FUTURO CHE NON C'E' (quarta parte)

Il futuro della filosofia
Guardando alla storia della filosofia, intesa come storia del valori umani, possiamo dire che la sua importanza non ha mai avuto un'andatura lineare ma piuttosto oscillante (pensiamo a un orologio a pendolo). Proprio oggi, ai tempi del Coronavirus, ci sono sintomi di una "rinascita spirituale", percepisco più netta la sensazione che l'uomo non vive di solo pane. La storia delle condizioni umane era e resta un gioco fatto di trasgressione e ricorrenza e la filosofia può e dovrebbe guidare l'uomo proprio nei momenti di più grandi incertezze. Cento anni fa quando il mondo andava alla ricerca di un nuovo ordine sociale nelle università sociologia e filosofia erano di gran moda ed incidettero sulle decisioni politiche. Cento anni dopo la sociologia è stata assoggettata dai poteri finanziari e la filosofia messa in parte dal razionalismo. La conseguenza come abbiamo già indicato qualche giorno addietro è che esse non percepiscono più la tensione verso i cambiamenti del mondo, complice anche il nuovo ordinamento universitario (autofinanziamento, autoriproduzione) è stato necessario un pragmatismo tale che ha reso le due discipline inaridite e incapaci di cogliere il "mondo che cambia". Questo vuole dire che sia sociologia che filosofia devono avere visioni diverse da quelle che conosciamo, devono offrire un "diverso servizio", devono assumere un'identità tecnologica o manageriale attinenti all'odierno. In un mondo sempre più deregolato, privatizzato, individualizzato esse dovrebbero indirizzare i loro sforzi in quella "politica della vita", concetto tanto caro a Bauman. Sociologia e filosofia devono diventare "servizi", strumenti, per ogni individuo alla ricerca di soluzioni personali a problemi socialmente e localmente prodotti. Oggi vediamo che sia sociologia che filosofia vivono una sorta di stasi, le recenti statistiche ci dicono che gli studenti di liceo classico sono sempre in diminuzione e questo non è un buon segno, anticipare un'idea di futuro oggi è assai arduo e per dirla alla Deleuze: <<per capire cosa canteranno uomini e donne il prossimo anno, occorrerebbe sapere cosa essi sono disposti a cantare>>. L'uomo continuerà a riflettere su sestesso? Sapere è sicuramente meglio che essere ignoranti, con il sapere il successo e la tranquillità non sono garantiti, ma le probabilità di successo, possedendo un sapere più ampio, aumentano tantissimo. Invece di "postulare" la sociologia deve essere pratica e critica, la filosofia invece, deve restare "l'arte del saper vivere", perché l'uomo è imprevedibile, visionario, eclettico, creativo, individualista, ed ha perenne bisogno di espandersi in ogni suo aspetto.