IL FUTURO CHE NON C'E' (quinta parte)

Il futuro che non c'è e la politica
Oggi la politica è tra due fuochi, parliamo dei governi di stati-nazione, da una parte il vincolo delle promesse elettorali ai votanti che sono le esigenze della gente e dall'altra il capitale globale. In questi anni sui governi gravano pressioni fortissime, gli elettori occorre ascoltarli altrimenti non ti votano più o scendono in piazza, e ancora più indigeste sono le dinamiche finanziarie che sono al di là dei poteri di controllo dei governi. Queste sono davvero incontrollabili, ignorano le istanze popolari e se ne fregano dei diritti e della sovranità di uno Stato. Schiacciati e costretti a destreggiarsi tra queste due forze i governi affrontano scelte drammaticamente limitate e spesso senza coerenza o rinnegando le promesse elettrorali. Per questo motivo per decenni abbiamo visto qui da noi in Italia vincere i partiti dell'antipolitica che all'interno di coalizioni di governo anziché avere parere conforme, si schieravano spesso con le opposizioni, o peggio ancora sabotavano le maggioranze di cui facevano parte nell'approvazione della legge finanziaria. Balzelli e ripensamenti degni della commedia dell'arte e il povero votante, sentendosi tradito, ha cambiato maglia come i professionisti del calcio, una volta a sinistra, poi a destra o nelle vie intermedie senza migliorare la governance, né la sua soddisfazione di votante democratico. Da decenni sentiamo dire che viviamo senza ideali, ma come possiamo avere ideali se sistematicamente il votante elegge un candidato e anche quando vince si trova governato da qualcun altro? I problemi sociali vanno al di là della capacità dei governi di gestirli, e tantomeno di risolverli. Anche per questo alcuni servizi di primaria necessità sono stati privatizzati, sub-appaltati, con la conseguenza che, anche per colpa di controlli approssimativi o gestiti da corrotti, il loro funzionamento e la loro adeguatezza sono a un livello di totale insufficienza, nonostante il costo sia tra i più alti d'Europa (autostrade, luce, gas, acqua). Questo determina un altro mutamento e accrescimento del mercato a favore del potere finanziario che logora sempre di più quello politico a discapito della qualità della vita umana. In questo inizio anno abbiamo visto una nuova tendenza proprio a causa del Coronavirus: tendenza unificante, globale, come problema di tutti gli stati, ma esemplarmente differenti le politiche degli interventi che hanno messo in luce aspetti democratici in forte crisi in alcuni stati o molto dittatoriali in altri. Che questo significhi che ci avviamo a un governo mondiale? Non sembra, significa soltanto che i problemi sono gli stessi mentre la loro soluzione è sempre diversa tra un paese e l'altro, perché diverse sono l'etica, la politica, l'economia, la considerazione delle donne, la sessualità, i movimenti delle popolazioni, le religioni, e nessuno vuole rinunciare alla propria identità nazionale. Tutto cambia, critichiamo sempre gli altri, diamo colpa sempre agli altri paesi, ma tutto resta nazionale. Possiamo concludere (poi torneremo a parlare della politica italiana) dicendo che viviamo una sensazione di grande fragilità, di incertezza negli aspetti economici e le prospettive sono nere, proprio perché noi tutti ci confrontiamo da una parte, con i poteri globalizzati assolutamente svincolati dal controllo politico e dall'altra con organi politici territoriali circoscritti, come era prima della globalizzazione, che ci appaiono impotenti con scarsi poteri e soprattutto con scarse risorse economiche.