IL NOSTRO GOVERNO STA FACENDO BENE? (prima parte)

Il nostro governo sta facendo bene? (prima parte)

Per capire qualcosa ci è voluto parecchio lavoro di selezione delle informazioni, (il tempo c'era) ma guardiamo gli eventi:

-       Il ritardo nell’adozione di misure da parte delle autorità (locali e nazionali) è ormai un elemento acclarato, riconosciuto all’unanimità anche se mai ufficialmente nei comunicati. Le articolazioni dello stato sembrano impegnate a sbranarsi vicendevolmente piuttosto che mettere in luce gli errori commessi e le ragioni degli errori.

-       Il ritardo è stato fatale, nessuno voleva toccare l’ingranaggio del profitto. Basti pensare all’aver consentito la partita di calcio Atalanta-Valencia, con 50 mila spettatori che si abbracciano urlando, o il mancato intervento di fronte a evidenti segnali di diffusione galoppante in alcuni comuni-focolaio

-       Più fatale ancora è risultato un altro elemento, la condizione disastrata della sanità pubblica italiana, ferita dai tagli delle risorse e da privatizzazioni a favore di ben noti attori forti della sanità privata, con una agguerrita rappresentanza in parlamento, e in Sicilia anche con i noti intrecci con la mafia.

-       Il quadro si è aggravato a causa di maldestri errori iniziali, dovuti spesso, se non sempre, alla politica del risparmio sui costi; non vennero (e purtroppo ancora oggi non sempre vengono) tempestivamente identificati e isolati i pazienti positivi evitando il loro contatto con le ordinarie strutture sanitarie e col personale. Risultato: i contagiati hanno contaminato sia altri pazienti che stavano in ospedale sia il personale sanitario esposto al rischio in modo sconsiderato. Oggi sono oltre 60 i medici morti e i contagiati fra gli operatori sanitari sono quasi il 10% del totale dei contagiati

-       La conseguenza diretta di ciò è che la gente cerca di nascondere i segni di malattia per non essere portata in ospedale, un bel paradosso! Come ha raccontato lo stesso sindaco di Bergamo, Gori, insieme ad altri sindaci, molti sono morti a casa, senza che nessuno abbia verificato se a causa del virus. Una cosa gravissima, sembra una volontà politica quella di far morire i cittadini a casa piuttosto che intasare gli ospedali. Mi auguro che un giorno ci sarà una commissione di inchiesta che renda giustizia ai morti che potevano essere salvati. Consiglio il reportage da Bergamo del New York Times: “Trasportiamo morti dalla mattina alla sera” del reporter Jason Horowitz.

-       Il governo ha emanato ripetute misure di confinamento, sempre più severe, per supplire in qualche modo alle carenze di mezzi e di strutture . A volte sono misure per la verità neppure necessarie, secondo gli addetti ai lavori; ma il buon senso, nel dubbio, induce a non correre rischi e le si rispetta, con maggiore o minore convinzione. La sensazione che aprano la porta agli abusi e violino la sfera delle libertà personali. L’art. 13 della Costituzione vieta ogni forma di detenzione e anche di qualsiasi altra restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria, comunque in presenza di una legge.

-       Qui siamo oramai in aperta violazione della Carta Costituzionale

-       Oltre il 50% di tutte le attività economiche e in alcuni settori o zone anche il 73% sono rimaste funzionanti costringendo quindi i lavoratori a prestare servizio, spesso esposti a rischi e senza precauzioni, in luoghi chiusi, magari neppure sanificati. Ne consegue che milioni di persone sono esposte a rischio di contagio lavorando, se infettati diventano a loro volta contaminatori dei loro congiunti o conviventi, magari di persone incontrate durante il tragitto casa-lavoro, sui mezzi pubblici o andando a far spesa. Come gli ospedali le piccole abitazioni dei lavoratori diventano focolai di epidemia, trappole in cui si deve restare per decreto. La folla lavoratrice di sintomatici e asintomatici affianca quella del personale sanitario contagiato.

Contnua…