INNOVATION E I FURBI 4.0

Innovation e i furbi 4 . 0

Gli "innovatori" e gli "inventori" li riconosci subito, sono quasi sempre di bell'aspetto, un po' modaioli, se gli chiedi che lavoro fanno tacciono per creare suspense. Sono i brianzoli con la "fabricheeettta", sono quelli dell'Assolombarda, sono quelli che dopo il nome dell'azienda mettono l'estensione "innovation" e la pronunciano con lo "scivolo" (scciionn). Si impegnano duramente in due azioni critiche. In primo luogo, la consultazione con i clienti per identificare le opportunità di progettazione all'interno della cultura contemporanea, riconoscendo e rispondendo ai cambiamenti nei confini tra tecnologia, della politica e della coscienza sociale, con l'intenzione di aiutare business e marchi a prosperare in un mondo in rapida evoluzione. E in secondo luogo, strutturano un programma mediatico, di eventi, di mostre, facendo girare informazioni sui gusti del momento, su bisogni eccitanti, sulle tendenze, su quello che conta per "esserci", su ciò che sta guidando e da forma all'industria creativa. Milano è la piazza per eccellenza perché c'è il Politecnico (che di solito non sa niente), per gli innumerevoli eventi, per l'accesso al credito, ecc. La Lombardia è una regione piena di questi imbonitori che sanno fare, non a caso si vanta la scuola di design meneghina che all'estero ci invidiano, come non a caso a Cinisello c'è l'associazione dei produttori di macchine utensili più potente del continente. Questi "piazzisti" dei must del momento sono i motori consapevoli dell'innovazione. In altre parole: non legano l'asino dove trova cibo, ma mettono un tipo di cibo in modo che l'asino vada li da solo. Tradotto: creo una comunicazione che renda innovativo qualcosa di inutile anche se, pur essendo inutile e non innova nulla, lo facciamo piacere, finanziare e vendere lo stesso. L'importante è accedere a fondi, sgravi fiscali, entrare nel circuito produttivo come "innovatori" perchè oltre a fare belli e bravi produce tanti soldi. Infatti vengono prodotte talmente tante cose inutili che il povero pianeta non dispone più di materiali sufficienti per tenere in piedi questo produrre per soli fini di lucro. Fare economia producendo utili senza alcun vantaggio sociale è il gioco dei giochi di qualche milione di paperoni e di 7-8 miliardi di aspiranti tali. A tutti costoro non gli metto davanti discorsi ecosofici o catastrofici di cui riderebbero a crepapelle, mi permetto di ricordargli che la vera innovazione si riconosce quando migliora alcune attività, alcune abitudini nei comportamenti della gente, quando semplifica e rende meno pericoloso il lavoro, quando un lavoro usurante finalmente è fatto da un robot, quando c'è un chiaro riconoscimento, quando un gruppo di individui ringraziano colui che ha inventato qualcosa di veramente utile, quando grazie all'intuizione di uno, tanti vivono meglio. La vera, unica innovazione si ha quando molti ringraziano per quell'idea, per quella semplificazione, e per la minor fatica di vivere che essa produce.