IO, "UN ME" OSSERVATO SPECIALE

Io, "un me" osservato speciale.
Voglio parlare di me, forse ne vale la pena. Oggi, sono oramai 10 anni che scrivo di tutto e su tutto liberamente in un esperimento che ho chiamato "Pensieri rapidi" per indicare un format recente, quello del post non troppo lungo , nè troppo breve, in cui sia sempre estraibile un concetto finito, compiuto. Esperimento anche troppo libero da meritarsi un denuncia della Cei (conferenza episcopale italiana) nel 2016. Le parole in questi dieci anni sono via-via diventate il mio assillo e la mia gioia. Questa la mia conquista, diventare consapevole di un prodigioso fenomeno che è il pensiero in grado di pensare se stesso. La parola rende decifrabile un pensiero, lo fissa, "scrive" quello che penso. Questo è stato il mio interesse primario in questi anni, a parte dover produrre qualche soldo per una vita dignitosa. Tutti noi coltiviamo la nostra coscienza nel bene e nel male, ma è di rado che il pensiero di cui siamo dotati venga applicato a noi stessi. E' facile criticare gli altri, parlare degli altri, ma a 67 anni scopro di avere pensieri viaggianti nelle cose del mondo e, in aumento, quelli verso me stesso e sono meno facili, meno facili da fissare pur avendo una discreta familiarità con le parole. Ogni volta che riesco a "centrare" con le parole un pensiero poco prima sfuggente, indescrivibile, e magari "cercato" da tempo, sono felice. I libri che ho letto, la cultura cercata o incontrata anche per caso, sono esperienze che vivono in me e io con loro. Non posso parlare di me senza parlare di loro. Oggi dovrei esaminare tutto ciò, che ha contribuito alla ricerca della mia umana natura, alla formazione dei miei istinti e dei sentimenti che ne scaturiscono, per capire il rapporto con gli altri, con la paura, con l'intelligenza degli altri e le logiche della mia personalità. Quando il mio pensiero si occupa dei miei pensieri, scopro me stesso e anche lo sgomento di come i pensieri somiglino a un volo bizzarro di pipistrelli, ripetitivo, incontrollato, che cambia direzione, che fatica ad avere un ordine. In questo turbinio mentale si distinguono i pensieri ricorrenti dagli ossessivi, i bizzarri dagli audaci, i noiosi da quelli cattivi e tutti si alimentano di nuove idee, di nuovi tormenti, di nuove pulsioni, di nuove ragioni e soprattutto di desideri. Spesso mi spavento per come questi pensieri siano audaci, scomodi verso gli altri e verso la mia coscienza. Tutti temiamo il giudizio della nostra coscienza che è molto più severo di quello del mondo, ma non siamo tutti uguali anzi, tantissimi se ne sbattono della coscienza. Faccio bene, faccio male? Certo è, che fare del male è contro la mia natura eppure, ho prodotto del male per distrazione, per mancata attenzione, per difendermi dagli altri, è così che oggi mi penso. Se a parlare è la coscienza in questi mesi per me è assolutamente intollerabile riferire i miei pensieri e azioni a un qualsiasi criterio morale. E' entrato stabile il senso  della mancata condivisione, della coercizione, dell'assenza di libertà, della vendetta, dell'assenza di complicità. MI scopro sempre più spesso a pensare, perché questi pensieri? Conosco me stesso e se un pensiero assillante nato da me mi è difficile da sopportare, figuriamoci se la provenienza e di un'alterità imponente, da una presenza non presente che condiziona la mia umanità attuale. Ho osservato spaventato come, togliendomi, scippandomi un progetto di miglioramento, io contribuisca al degrado della bellezza che ne scaturiva io, proprio io sempre così solerte a potenziarla. Il pensiero che legge i miei pensieri dice che sono uno sconsiderato. Non posso fare a meno di trascinare ossessivamente chi ha qualità importanti, verso un "miglioramento possibile", e se non lo fa, uso tutti i modi giusti e ingiusti per convincerlo a farlo. Perché questo il suo dovere morale. Oggi, non ho troppo tempo da perdere con la coscienza, se voglio tornare a una nuova umanità oggettiva, devo poter aumentare subito le opportunità di buona vita. Per fare questo ho bisogno di ogni umanità certa ed energia, ho bisogno della mia creatività e del calore umano, la cui assenza mi ha avvilito, devo ricreare quel campo magnetico dove nascono fantasia e buon vivere. La coscienza può attendere, questo è il pensiero dei miei pensieri e mi turba non poco.