LA NOSTRA VITA E LE MUTE DI DELEUZE

La nostra vita e le mute di Deleuze
A chi non ricorda, ma segue la mia "tessitura" visionaria della vita proiettata in un divenire che ancora non è chiaramente manifesto, rammento che nel 1980, mi pare, Giles Deleuze nell'opera Millepiani, coniò il concetto di Rizoma. Esso non è un oggetto non è un corpo, non è facilmente descrivibile perché cambia in continuazione. E' un qualcosa che esiste e si realizza proprio nel suo trasformismo, è un'entità mutante che rifiuta le logiche di potere esistenti, ed è potente per la sua capacità di creare nuovi comportamenti e di adeguarsi, adattarsi, alla vita che cambia repentinamente. Perché cito nuovamente questo? Perchè L'intuizione di Deleuze ci aiuta a capire cosa ci sta accadendo e di come vivremo in un futuro molto vicino. Oggi siamo costretti a reinventarci, le nostre esigenze, (contatto umano, amare, ridere, parlare, ecc.), dobbiamo riconquistarle e con esse un vivere che non sia sopravvivere. Le costrizioni per proteggerci non ci consentono di superare le incertezze che ci sono cadute addosso, abbiamo un degrado in agguato come mai ci è accaduto prima. Tutti sappiamo che l'assenza di un minimo di estetica, peggiora le abitudini e vivremmo senza rispetto per gli altri e con poca dignità. Le buone azioni, essere attenti agli altri, erano un credo esistenziale,  non possiano più farne a meno. Soffriamo in maniera insopportabile sia trattare male che venire bistrattati. Perché questo lungo preambolo, cosa è cambiato durante un mese di segregazione? Il cinema, il teatro, la piazza, lo sport, il divertimento, i contatti fisici tra sconosciuti (anche frequentazioni che hanno avuto la sfortuna di non condividere l'abitazione), i baci, le strette di mano, il saluto cordiale, gli aerei, le passeggiate, le spiagge, le montagne, i treni, le navi, sono morti e forse alcuni per sempre. Sono morte tutte quelle abitudini che sostenevano l'idea della nostra realizzazione. E' morta la certezza della nostra appartenenza, è morto tutto quello che un umano ha necessità per sentirsi tale. E' morta l'estetica, tutto ciò che era la bellezza e piacere di essere umani non c'è più. Quando cammini da solo lungo un fiume e qualcuno ti grida "devi stare a casa" da 100 metri di distanza, è morto il rispetto tra uomini, sono morte le buone maniere, prima ci sono io con la mia dose di paura, poi ci sei tu. Se ci guardiamo intorno quando facciamo la provvista alimentare, vediamo solo gente dismessa, visi contratti, ricrescite inguardabili, abbiagliamento indecoroso. Abbiamo perso la bellezza e quasi tutto il resto, ma cosa ci resta oggi e cosa ci aspetta nell'immediato futuro? Ci restano la casa per chi la possiede, il web, la pornografia, le mascherine colorate oramai di moda, il dio che ci aiuta quando vuole lui, la paura, le campane del prete, le apparizioni di vita sui social. Ci resta poco, troppo poco per vivere dignitosamente. Cosa penso veramente? Siamo entità umane morte, ma non vogliamo ancora pensarlo e nessuno ha il coraggio di spiegarcelo. La coppia? Fino a qualche giorno fà pensavo che la persistente condivisione di spazi abitativi tra coniugi litigiosi sarebbe sfociata in dosi massicce di violenza ma, dopo un mese, vedo che sta peggio chi vive separato da affetti per causa di forza maggiore e siamo in tanti. Chi ha la fortuna di avere conviventi o persone vicine ha l'obbligo di considerarle preziose come l'aria e l'acqua. Per tutti quelli che sono soli, per risalire devono "fare muta" (ecco Deleuze), aggregandosi in piccoli gruppi più o meno omogenei in grado sia di essere autonomi, sia di lottare contro altri gruppi per spazi di vivibilità sempre più ristretti. Cercare contatti umani per nuove forme di "normalità" mantenendo distanza tra i corpi negli uffici, nei mezzi di trasporto, in tutte le aree comuni. Gli accoppiamenti saranno "di necessità" e ci saranno sorprese. Ci annuseremo e ci ameremo come sa fare benissimo l'istinto degli animali. Noi abbiamo sempre pensato di essere diversi da loro, di essere qualcosa più delle bestie anche se non sempre ci siamo riusciti, ma se sapremo essere creativi e di mutare veocemente noi stessi potremmo renderci adatti a vivere vita imprevista e riprenderci quella fetta di bellezza del mondo che ci fa sentire bene, che ci fa compiere azioni belle e moralmente decorose. Dopo solo un mese di perdita di ogni contatto umano, temiamo una troppo lunga attesa per il successivo, e soprattutto temiamo la diffidenza verso chiunque avvicineremo.