L'EMERGENZA CLIMATICA E IL RITORNO DELLA FILOSOFIA

L'emergenza climatica e il ritorno della filosofia

Nei recenti tentativi inutili di mettere insieme azioni a tutela del pianeta è successo davvero qualcosa di paradossale. Fuori dai luoghi ameni delle riunioni c'era la Greta con tutta la sua forza giovanile che non spaventa nessuno putroppo, ma dentro tra i Biden vari c'era un povero presidente boliviano che con due parole dice quello che tutto il mondo pensa, tranne i potenti di turno: <<Per compiere azioni incisive ed evitare la fine della razza umana non basta pensare a un capitalismo verde (fa ridere solo averlo scritto), ma occorre avviare un processo di emergenza che metta il capitalismo e le sue distorsioni fuori legge>>. Naturalmente applaudito con vigore in modo irriverente perché la sua posizione in quel momento è stata considerata una burla infantile da non ascoltare, o non ascoltabile. Ma il fatto ci da occasione per cogliere il momento, oggi novembre 2021, di come tutti noi ci poniamo difronte a questa emergenza che ci travolge con stravolgimenti climatici che producono inondazioni drammatiche e mortali, freddi intensi, e ondate di caldo in zone del pianeta dove il caldo non c'è mai stato. Siamo in pericolo estinzione ma i potenti credono che la tecnica (che ha prodotto questo pericolo) porrà essa stessa un efficace antidoto. I meno potenti ma più accorti, non credono affatto nella tecnica, e i più irriverenti verso il potere credono che occorre iniziare una lotta mortale contro il capitalismo autore di ogni misfatto e della precarietà umana di oggi. Tutti noi oramai sappiamo che l’universo è infinitamente esteso ed è composto di un numero potenzialmente infinito di sistemi solari simili al nostro. Sappiamo anche che è sprovvisto di un centro. Tutto ciò sottrae alla Terra e all’umano il ruolo privilegiato che l’antropocentrismo e la filosofia antica e medievale hanno attribuito loro. L’universo è una metafora, gli infiniti mondi sono intorno a noi e anche su nostro pianeta. Gli infiniti mondi sono, fuor di metafora, le altre forme di vita. In una foto fatta da un satellite (mentre usciva dal nostro sistema solare) la terra ci appare un puntino scuro e facilmente trascurabile, ovvero una microscopita entità cosmica. La filosofia contemporanea è una questione di vita in periferia. Siamo coscienti del nostro ruolo marginale e abbiamo capito che l’ecologia è molto piú importante della nostra metafisica. Allora, in che modo possiamo organizzare il futuro? Torniamo al mistero della socialità di Homo Sapiens? Il nostro mondo è regolato e regolabile e segue un movimento che abbiamo definito «a stormo», che in fondo ci risulta ancora parzialmente oscuro. In questo continuo e perpetuo agire di tutti all’interno dello spazio comune, la filosofia si insinua come una voce che ci invita a fermarci e a riflettere. La pausa serve a interrompere qualcosa che spesso blocca la nostra libertà e la nostra creatività: la consuetudine. Per descrivere questo processo di arresto, Deleuze ha parlato di «differenza e ripetizione». Sulla scia del pensiero di Nietzsche, si trattava di concepire la differenza come un’affermazione pura e come un atto creativo per sospendere la prassi continua che la vita quotidiana ci impone: «tutte le identità non sono che simulate, prodotte come un effetto ottico, attraverso un gioco piú profondo che è quello della differenza e della ripetizione». La differenza di Deleuze non ha niente a che vedere con il Think Different, lo slogan di Apple che ha sedotto molti di noi. La differenza è il manifesto della filosofia del futuro. Il nostro tempo è limitato, non sprechiamolo vivendo la vita di qualcun altro, vivendo un’esistenza che altri hanno scelto per noi, ma che non ci rappresenta e di cui non condividiamo le motivazioni. Fate della differenza un obiettivo quotidiano. Se guardate con attenzione questo nostro mondo, vi accorgerete che tutto è filosofico. E forse il fenomeno meno filosofico che vi troverete davanti potrebbe essere proprio un convegno di filosofia. Il G20 per il clima era un appuntamento filosofico fatto diventare una festa-convegno sulle macerie della terra che gli convenuti contribuiscono ampiamente a produrre. La filosofia ha sempre avuto dei nemici, perché ci abitua a vivere fuori dai dogmi e dalle verità indiscusse. Ognuno di noi è in grado di formarsi le proprie opinioni addestrando la mente al pensiero critico. Sopra: L'avvicinarsi della tempesta