PENSIERI RAPIDI: Kabul, e i diritti umani



Kabul e i diritti umani
Si ragionava, l'altro giorno, sulle dittature che fanno del vittimismo e denunciano che sono le democrazie che vorrebbero imporre loro i diritti umani, che detta così sembra una battuta, ma è una cosa seria invece, perché i diritti umani, per bellissimi che siano, non sono un fatto naturale, sono un prodotto della società, e se una società non li intende recepire, i diritti non hanno la capacità di imporsi per loro iniziativa, per imporli ci vuole un gran lavoro di persuasione. Ci si è dati molto da fare in occidente per persuadersi che i diritti umani sono collegati a quella razionalità universale che sarebbe il segno evidente di una comune base civile sulla quale tutti conveniamo. Ma no, questa comune base razionale, pure lei, è un prodotto culturale, è valida finché la si condivide, non c'è prova che esista per davvero. Se vogliamo salvare una persona dai soprusi della dittatura, appellarsi ai diritti umani non è che un espediente meno cruento e culturalmente più sofisticato rispetto all'antico modo di redimere la questione, ma rimane pur sempre un espediente. Perché i diritti umani non esistono in natura, in natura esistono il dolore, la pena, la sofferenza inflitta agli uomini dagli altri uomini, e i diritti umani sono lo strumento culturale che ci siamo dati per tentare di respingerli quando tentano di abbattersi su di noi. Ci sono stati paesi potenti che, nascondendosi dietro la "difesa dei diritti umani",  hanno mascherato guerre coloniali. Più recentemente hanno dichiarato guerre per accaparrarsi materie prime. Kabul è stata massacrata in una guerra ventennale anche per proteggere le donne, quelle donne la cui condizione nessuno degli occidentali ha compreso perfettamente e oggi, con il ritiro delle truppe, l'Afganistan è tornato a riprodurre esattamente, se non peggio, le condizioni invivibili precedenti. Eh si, quando si parla di violazione dei diritti umani, quasi sempre sono le donne le prime a  rimetterci. Credo che pochi di noi hanno dimenticato il massacro di Monstar, non sono ancora trent'anni quando sulle donne bosniache piovve l'ira di dio, proprio in quella Europa  che ama muoversi, insieme agli Usa. "nel nome dei diritti umani".