PENSIERI RAPIDI (Padri e figli)

PENSIERI RAPIDI (Padri e figli)
Il discorso di Grillo, colpito da un pessimo comportamento del figlio, ha suscitato molte reazioni e non abbiamo nulla da aggiungere se non che con quell'atteggiamento paterno, più che altro familista e becero, ha difatto condannato il figlio perché ora i magistrati saranno sicuramente meno leggeri con il ragazzo. Cogliamo questo fatto di cronaca per parlare della "figura paterna", e lo facciamo utilizzando le eccezionali parole di Camillo Pennati che è insuperabile per intelligenza e visione umanistica. Eccole nel suo "Ci sono cose da dire ai nostri figli": <<Come ad esempio che il fallimento è una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro. Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce>>. Nel caso di Grillo ci fa porre un quesito, che educazione ha dato un padre, il cui figlio si diverte con amici a oltraggiare una ragazza ubriaca? Che idea delle donne (madre sorelle amiche ecc.) ha ereditato questo giovane che è tutto eccitato difronte a una ragazza che sta male? Di quale forma distorta di esibizionismo è afflitto il giovane "uomo"? Beppe Grillo, come ogni padre, avrebbe dovuto insegnare al ragazzo che se una donna sta male o è leggermente alticcia va lasciata in pace anche se l'acool produce eccitazione, che un corpo scoperto o turbato non è una preda abbandonata da consumare. Forse questo ragionare è davvero troppo per un padre italiano!!! Ma torniamo alle parole di un grande padre ed educatore come Camillo Pennati, eccole: <<Occorre dire alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci. Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi. Tutti li abbiamo. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia, la reincarnazione. Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera. Che saper stare può essere meglio che fare. Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere. Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi. Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta. Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla. Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce. Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente. Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa. Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più. Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine. Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso. Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare. Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico. Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme. Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più. E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.Siamo qui ad attenderli, essi sono parte di noi per sempre>>. A queste frasi di Pennati non abbiamo altro da aggiungere. La cultura maschilista morirà presto perché in caso contrario, i rapporti uomo donna saranno così pessimi che la maggior parte dei maschi si disinteresserà totalmente delle femmine e viceversa. Grillo è stato un pessimo padre, non ha saputo insegnare nulla al figlio se non l'arroganza tipica della famiglia, e soprattutto si è reso ridicolo perché ha voluto mostrare i muscoli in difesa della sua "capacità" di educatore. Sopra: un opera di Vigeland