PROTESTE IN UN'ITALIA ALLENATA ALLA SOFFERENZA

Proteste in un'Italia allenata alla sofferenza.
Le misure anti pandemia hanno scatenato paure che hanno messo in subbuglio tutti gli italiani, nessuno escluso. Ieri giornata di protesta in molte piazze delle maggiori città, ci sono due spinte potenti: la paura di morire e la paura di diventare povero. Chi ha paura di morire è disposto a rinunciare alla libertà in cambio di maggiore sicurezza, e chi ha paura di fallire, di ridursi in miseria, chiede libertà di lavorare come meglio può. In guerra come nelle pandemie le democrazie si comportano disordinatamente e lentamente, ma finiscono per vincere. Chi ha paura della morte e chi ha paura di diventare povero hanno comportamenti diversi, estremi, ma ci sembrano entrambi decisi e risoluti. La politica riacquista la sua vera funzione che è quella di mediare tra le due posizioni con proposte serie accorte e funzionali. Tornando al tema della sofferenza perenne di noi italiani, rileggo quello che scrivevo nell'ottobre nel 2017, esattamente tre anni addietro, all'indomani dell'ennesima tragedia dovuta al maltempo avvenuta a Livorno: << Ogni giorno viviamo una paura diversa e accompagna la nostra vita e le nostre giornate. La paura dei disastri naturali, del territorio che si ribella, dei terremoti, delle alluvioni, delle bombe coreane più crudeli delle iraniane, e delle americane, paura dei palazzi costruiti risparmiando cemento che cadono a pezzi, la paura del meteo che fa restare in casa anche quando non è necessario. Le agenzie di informazione online giocano con titoli ad ingigantire le nostre paure: "l'uragano Irma devastante e terribile verso la Florida" dove sono costrette a scappare dalle proprie case una quantità di cittadini pari agli abitanti di Roma. Pensate a cosa accadrebbe se i poveri cittadini romani dovessero lasciare la città in 24 ore, non oso pensarlo. Mentre Irma avanzava sotto la curiosità e finta preoccupazione di noi italiani che ci sentiamo amorevolmente protetti dal Mediterraneo, ecco che un temporale a Livorno uccide quasi quanto l'uragano ai Caraibi. I titoli cambiano e la paura della gente avanza impetuosa. Altre paure incombono: gli immigrati fanno paura, l'Isis fa paura, l'epidemie africane ci terrorizzano. La globalizzazione, la crisi economica, i crimini comuni, ci mettono in angoscia. L'insicurezza nasce dalla paura che produce sempre più timori, soffriamo perché la paura e fra noi. Coltiviamo la paura, sicuramente come uno spettacolo di successo, gli spettatori non mancano mai ed ecco che i delitti commessi in famiglia, nei paesini, e nelle città, aprono le pagine dei giornali, dei telegiornali, delle pagine web e sui social si scatena la santa certezza del giustizialismo. Assassini e vittime diventano il cast più seguito nei salotti Tv, nelle inchieste, nelle ricerche di scomparsi, e ci fanno compagnia nelle serate casalinghe. Le storie di criminali, di carabinieri eroi, e degli immancabili preti campioni di umanità fasulla, diventano plot di canali tematici nelle tv satellitari. La paura, come spettacolo in diretta e in differita fa audience certa. Non sapremmo più vivere senza la quotidiana dose di paura>>. Eh si eravamo nel 2017 senza pericolo pandemia. Oggi la paura è aumentata, è presente e  insopportabile, la mascherina ci affossa in un anonimato annientando la nostra singolarità e tutti attendiamo tempi migliori e forse un vaccino ci salverà.