SULLA MORTE COME EVENTO

Sulla morte come evento.
(dedicato a un'amica in lutto, che mi è molto cara)
La morte è quanto di più imprescindibile vi sia nella vita di ognuno di noi. Così è, e così è stato dall’alba di questo mondo, con il pensiero sulla morte si sono confrontati nei secoli tutti gli uomini che hanno calpestato questa terra. Tra gli uomini migliori, alcuni l'hanno temuta (Voltaire), altri l'hanno sfidata (Seneca), altri l'hanno attesa con serenità (Sant'Agostino). Di certo la morte non è il contrario della vita, qualunque cosa possiamo pensare o dire, essa è ancora vita. Sulla paura della morte hanno prosperato e prosperano poteri enormi in grado di controllare miliardi di individui. Siamo: uomini, bipedi pensanti, eretti,  di passaggio sul pianeta terra. In ogni caso la morte è un evento a cui non possiamo sottrarci e pur consapevoli di questo, cerchiamo di sfuggirvi gettandoci nel vortice della vita, attraversando momenti intensi immersi nel presente e proiettandoci velocemente nel futuro, in una perenne "espansione di noi" direbbe il grande Nietzsche. Poi arriva "l'attimo" e la nostra corsa finisce!! L'evento di realizza. Quasi tutti usiamo due termini per illustrare le reazioni che accompagnano l'evento mortale di una persona cara, della perdita di questa affezione umana: cordoglio e lutto. ("cor-dolium", cuore che duole e "lugere", piangere). Per chi subisce una perdita  non esistono termini capaci di descrivere ciò che egli prova quando viene a mancargli qualcuno che ama e le emozioni che si scatenano possono essere imprevedibili e inaspettate. La mente non riesce ad accettare il fatto che una persona amata non ci sia più e superata l’incredulità iniziale ci si trova ad affrontare un turbinio di emozioni, spesso durevoli e sempre dolorose. Il dolore del lutto ha i suoi tempi: tempi diversi per ognuno, ma comunque tempi di sofferenza. Spesso chi ci circonda ci offre consigli logici ed affettuosi, incoraggiamenti ad andare avanti, ma il dolore è così invalidante da creare quasi una bolla intorno a noi, esclude tutto il resto. Personalmente se mi avvicino accanto a una persona che mi è cara, colpita da un lutto, preferisco il silenzio. Stargli vicino, non importa come, non importa quanto, non importa chiedere, meglio fargli percepire una presenza discreta, rispettosa, non invadente, un'ombra vicina, un calore, un esserci in ogni caso e comunque. Il silenzio come rispetto verso chi soffre. Viviamo lutti "senza morte" come per allenarci ad essa. L'allontanamento brusco di chi ci è stato troppo vicino è come il lutto, ci fà sentire profondamente malati, sentiamo un vuoto dentro che nulla sembra capace di colmare, sentiamo un inevitabile "sprofondare". La perdita ci tiene svegli la notte, ci impedisce ogni normalità, cambia i nostri interessi, diminuisce la nostra creatività, limita la nostra lucidità e il nostro "saper vivere". Ci modifica il carattere ed anche il sorriso. Tutti prima o poi ci troviamo ad attraversare questa esperienza di vita, e ognuno ha bisogno innanzitutto di tempo, poi di ascolto, poi di comprensione, di rispetto ed empatia. Con il passare del tempo impariamo a comprendere che quella sofferenza che ci bloccava, ci congelava, ha aperto una strada dentro di noi e ci ha trasformati. I pensieri, in seguito, ci ripropongono la sofferenza per lungo tempo e la percezione di chi abbiamo perso diventa sempre più nitida, lucida, perché quando tutto diventa più sopportabile, viviamo chiara la nostra trasformazione. Il dolore ci ha modificato, ci ha trasformati, ci ha allenato al grande evento, ci prepara alla morte.