UNA GUERRA, CHI SCAPPA, E IL CASO CHE CI MIGLIORA.

Una guerra, chi scappa, e il caso che ci migliora.
Ospedale San Giovanni di Roma 8 marzo 1992.
<<мојот единствен заштитник>>
Così esordiva e poi: <<Se respiro vuol dire che mi stai ascoltando>>.  Nessuno di noi vuole la guerra. <<Caro Silvano, ho pensato ancora una volta alla politica. Non importa quanto io reputi stupida, odiosa e irragionevole questa divisione della popolazione in serbi, croati e musulmani, è la politica che fa accadere tutto ciò. Siamo tutti col fiato sospeso, speriamo che accada qualcosa, ma non succede niente. Persino il piano di pace Vance-Owen sembra destinato a fallire. Hanno tracciato delle cartine geografiche, separato i popoli, e nessuno ci chiede nulla. I «ragazzi» (i politici e i militari nel gergo popolare) si divertono davvero a giocare con noi. La gente comune non vuole questa divisione, perché non farà la felicità di nessuno, né dei serbi, né dei croati, né dei musulmani. Chiedere consiglio a gente come noi? Non se ne parla. La politica interpella solo i politici. Un abbraccio dalla tua "Vida">>. Ma chi era Vida? O per meglio dire, "Vidanska" in lingua slava. Un'hostess delle linee aeree jugoslave venuta da Belgrado sul volo per Roma L.da V. il giorno 3 marzo 1992. Alle 14 circa decide di non rientrare in Jugoslavia spaventata dalla guerra imminente, prende un taxi a Fiumicino e viaggia verso l'Eur e mentre scende vicino alla fermata della metro viene aggredita e derubata, non si saprà se dal tassista o da chi altri. Vida è una delle tipiche bellezze slave molto vistose, attrae e distacca, inghiottita da una Roma, eterno paradiso, ma soprattutto inferno di tanta gente. Non si perde d'animo e prende la metro senza biglietto, scende alla fermata Colosseo e si aggirerà nella zona dei Fori Imperiali per tutta la notte e cercherà una soluzione possibile tutta la mattina seguente. Nel pomeriggio dello stesso giorno si incammina verso il consolato macedone a Roma e lo trova chiuso, si avvia a piedi per via Flaminia e all'altezza di via Reno mentre attraversa sulle strisce pedonali, ha uno svenimento,  cade a terra e urta con la testa il paraurti della mia Fiat. Corsa in ospedale, ricovero e scongiurato pericolo, resterà in ospedale una settimana. Ho voluto ricordare questa piccola storia perché è uno di quegli accaduti dove sembra chiaro chi è l'altruista e dona, ed è altrettanto chiaro chi ne beneficia, ma non è così. Io ho provveduto a tutti i suoi bisogni per almeno due mesi senza mai chiedere niente. Lei non ha mai potuto restituire nulla. Mi ha insegnato che non per tutti era vita come quella fortunata che io avevo vissuto, i suoi regali fatti a mano per mio figlio, erano magie venute da un'umanità vera e mai sentita così potente fino ad allora. Mi ha insegnato che l'altruismo e ogni buona azione ci fanno stare bene. Persino la lettura dei fondi del caffé fatti dalla madre a chi come me è fuori dalle superstizioni, diventava un simbolo di valori forti, semplici, e onesti. Vida da quel lontano 1992 per oltre venticinque anni ha continuato a insegnare la vita. Ieri, come fa da tanti anni, mi fa sapere che è felice a Skopie con le figlie e mi ringrazia ancora, (мојот единствен заштитник) e io contagiato da lei, mi sento migliore. Quando la ricordo penso di aver dato molto, ma un millesimo di quanto ho ricevuto.