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BLACK FRIDAY, L'OVERDOSE GLOBALE PER IL CONSUMATORE

Black Friday, l'overdose globale per il consumatore.

I prezzolati studiosi dei problemi sociali danno colpe e indicano quali sono i gruppi omogenei che hanno la mania di comprare compulsivamente. La maggior parte di costoro, ben pagati per analizzare i nostri comportamenti, sono sicuri che è una condizione molto estesa e soprattutto femminile, ma io, che osservo gratis dico anche altamente maschile, degli adolescenti e anche di anziani. Ecco, cosa ci spiegano questi specialisti: <<Comprare e comprare sempre più frequentemente, è un disturbo caratterizzato da un impulso irrefrenabile, ansioso ed immediato e la tensione crescente verso l'acquisto, viene alleviata solo comprando, nonostante le possibili difficoltà in campo finanziario, relazionale, lavorativo e psicologico>>. E ancora: << Ci sono stati casi di donne che hanno speso fortune in abbigliamento, ma anche altre categorie di persone che fanno man bassa di prodotti insignificanti tipici delle offerte dei supermercati>>. Queste sono piccole verità balbuzienti, "marchette" ben retribuite dai media, e quelli che le raccontano sono bugiardi matricolati che entrano come parti attive nei progetti di marketing. Inducono a pensare che è tutta colpa dei viziati dall'acquisto compulsivo, dimenticando che viviamo in luoghi dove tutto è un'offerta commerciale, dove tutto è uno shopping online, e che il marketing e l'hi-tech sfruttano le nostre vulnerabilità psicologiche in ogni istante della nostra giornata, attraverso i nostri strumenti elettronici. Oggi, i grandi protagonisti del business globale, dopo un continuo mitragliamento della pubblicità su media, sui cartelli in ogni strada dei nostri percorsi giornalieri, attraverso i nostri strumenti elettronici ci bombardano con l'ultima loro trovata, il Black Friday. Viaggiamo sulle statali, entriamo nelle città senza più vedere i palazzi adiacenti oscurati da cartellonistica sempre più invadente e sempre più brutta esteticamente. Sono sempre più orribili le nostre strade, l'urbanistica o meglio il decoro urbano è stato sepolto anche come concetto. In questo sistema altamente vessatorio, qualcuno più furbo e sfacciato di altri, ci suggerisce di incaricare quindi pagare, uno psicologo per moderare la voglia di acquistare nostra, delle nostre donne, dei nostri figli, creando così altro mercato. In realtà spostano un'ossessione dannosa verso un tipo di consumo, procurata con potenti progetti di persuasione, per crearne un'altra ancora più dannosa e a più caro prezzo. Rifondare i valori su cui si crea profitto è oramai questione di vita o di morte oggi, per chi ha ancora capacità di osservare e capire cosa ci accade, sembra che si viva in una condizione di malattia cronica permanente. Chi specula sulla fragilità della gente ha mano libera, grazie alle nuove tecnologie, di superare ogni limite consentito e di infischiarsene dei danni che produce. Studia la nostra psiche, anticipa i nostri comportamenti, prevede le nostre reazioni, a volte le determina. Controlla quello che facciamo, acquista dati sulla nostra salute, sia fisica che mentale, utlizza le nostre paure, le nostre debiolezze e le alimenta. Il nostro stato viene perennemente monitorato e utilizzato per crearci desideri indotti, per assuefarci all'acquisto, producendo utili in maniera cospicua danneggiandoci e facendoci capire che siamo solo noi i colpevoli e che questa ansia di avere che ci manda in tilt non è possibile cambiarla o attenuarla. Con la complicità di pseudo professionisti, anche la nostra salute è fonte certa di arricchimenti enormi. Il malato non deve morire, né deve guarire, e vengono messe in atto terapie adatte non alla guarigione ma al mantenimento di uno stato in cui  il paziente diviene una perpetua fonte di guadagno. Per secoli questo determinismo, il decidere della vita o della morte degli uomini era appannaggio di chiese e di stati, oggi al di sopra di essi si sono posizionati i neoliberisti globali che in nome del profitto creano milioni di malati perenni, incrementando epidemie, danneggiando la natura, avvelenando l'aria, inquinando cibi e soprattutto oscurando soluzioni collettive utili, o idee diverse da quelle da essi sospinte. Nel frattempo, quelli che stanno accumulando ricchezza indicibile preparano vie di fuga nello spazio, le loro piattafomre satellitari le fanno passare per mete turistiche per miliardari, ma in pratica sono rifugi pronti ad ospitarli se sulla terra si iniziasse a morire troppo velocemente e senza distinzione fra ricco e povero.

I TROPPI STIMOLI CI PORTANO ALL'ISOLAMENTO

I troppi stimoli ci portano all'isolamento.

Nella odierna comunicazione i pochi contenuti veramente utili vengono annegati nel magma di quelli a pagamento. Se vi è capitato di leggere Cecità del grande Saramago, ricorderete tutti gli uomini ciechi o forse che non sapevano leggere, in perenne lotta tra loro. Oggi ci accade qualcosa di simile tra chi ha idee di qualità e chi paga per essere perennemente in vetrina sui social-media. Ci sono tante, troppe, persone che hanno poco da dire, ma che, essendo potenti, posseggono mezzi di comunicazione e gridano continuamente creando rumore e confusione per nascondere la nullità dei contenuti. Esiste poi una minoranza, che avrebbe molto da dire e che invece non ha la possibilità di far sentire la propria voce. Fatto sta che ognuno di noi, chi più chi meno, comunica e lo fa in qualsiasi modo, che sia uno smartphone o un portatile o entrambi, ma il problema è che alla fine si ha come l'impressione di parlare nel deserto, dove è vero che la voce si propaga indisturbata, ma facilmente viene anche spazzata via dal vento perdendosi nella sordità delle dune. Quando clicchiamo mi piace senza aver capito un contenuto, in pratica abbiamo fatto emergere una delle milioni di fesserie a scapito della possibilità di portare a galla, nell'oceano dei social, un contenuto prezioso per milioni di individui. Se è vero che crescere, è perdere il dono della meraviglia di quando eravamo piccoli, vuol dire che siamo diventati tutti vecchi e l'aspetto è traditore. Lamberto Maffei rispettato professore, ci dice che è la globalizzazione ad aver creato la nostra solitudine. Dice che è il nostro isolamento deriva da un eccesso di stimoli, dalla saturazione di tutti i ricettori, udito e vista per primi. Queste tempeste di stimoli inducono un'attività frenetica al cervello, è un'attività cerebrale che usa strumenti vari, ma ha perso il contatto con gli altri, con i simili. Diamo più importanza, ci sentiamo più coinvolti dall'uso dello strumento che non all'umanità e cui siamo rivolti. Quando la stanchezza prende il sopravvento, e ci disconnettiamo lasciandoci andare al sonno ecco che il cervello, non gli pare vero, inizia a tornare a pensare disconnesso. Ad alcuni questa cosa piace moltissimo, invece di pensare in superficie ecco la profondità, ed è da qui che nascono i pensieri davvero utli.

OMAGGIO AL CINEMA CHE NON C'E' PIU'

Omaggio al cinema che non c'è più. (Ripropongo l'appassionata recensione di un grande film, era giusto nel novembre 2019)
Martin Eden un film romantico e drammatico insieme.
Il marinaio Martin Eden è un dio che ci colpisce. L’attore Luca Marinelli impersona magistralmente l’eroe moderno di Jack London, che contro tutto e tutti afferma con passione potentissima il suo diritto all’individualismo. Alla sala grande dell’Edera di Treviso, mentre attendevo l’ingresso, dalla proiezione precedente sono defluite facce serie, provate, nessuno sorrideva. Uomini accigliati e le loro signore sembravano contente di essere uscite. Cos’era successo in sala? Il marinaio Martin Eden gli ha ricordato che i greci antichi hanno potuto dedicarsi alla filosofia per aver massacrato gli schiavi in altri lavori, che i capitalisti sono diventati potenti utilizzando operai-schiavi nelle fabbriche e soprattutto, ha scaraventato loro in faccia, che i pochi neoliberisti di oggi per accumulare i loro enormi capitali, utilizzano la peggiore delle schiavitù di sempre su miliardi di individui. Essi ci espropriano della nostra individualità, ci trasformano in merce. Si signori!! Un “user” è un individuo manovrato e manovrabile all’infinito, che non ha alcun potere decisionale sulla sua vita. La faccia “schizzata” di Marinelli, a noi spettatori attenti o disattenti, ci ha allagato il cervello con l’evidenza dei ricchi di oggi che annebbiano l’universo di comunicazione spazzatura al fine di non far emergere alcuna voce ragionevole, o giusta, o umana, che ostacolerebbe i loro interessi finanziari. Martin Eden lotta contro la sua ignoranza, diventa uomo leggibile e passionale, interviene a comizi di piazza, lotta fisicamente contro chi gli nega di essere quello che prepotentemente sente di essere. Il film è un’opera fuori dal tempo e diventa una fotografia di almeno cento anni di storia, un astratto simbolico della memoria del passato che si alterna con la voglia di fare politica sul presente. Torniamo al film. Martin Eden, con la faccia di un eccezionale Marinelli, imbocca un percorso costruttivo/distruttivo fatto di sacrifici e malessere vitale che spesso genera delusione, ma che mai rinuncia al progetto, ovvero alla realizzazione di se stesso. Il marinaio è un uomo ricco di intelligenza e creatività che nasce tra i poveri veri, come tanti di noi nati nel dopoguerra, che ha la povertà stampata nella testa, che vedeva nel comunismo solo un padrone diverso ma pur sempre ingordo e schiavista, che passa dall’analfabetismo a tenere importanti lezioni universitarie, incarnando il prototipo dell’uomo umile che si eleva, nonostante che tutto il mondo cercasse di affondare i suoi ideali e la sua vocazione. Il film scorre via veloce e attraente grazie anche a una grande regia di Pietro Marcello  a me sconosciuto, ma che merita di essere seguito. Andatelo a vedere questo film, ne vale la pena e quando uscite di sala sorridete comunque, altrimenti chi entra dopo di voi si fà un’idea negativa del film, che invece è veramente ben fatto.  La potenza mentale, la capacità di attrarre il femminile, la veemenza delle passioni, la sete di capire, l’audacia dei pensieri più scomodi, di Martin Eden sono patrimonio di pochi, ma in ogni tempo quel patrimonio individuale è un elemento di qualità di vita che sorprende ed attrae tutti.

EROS E' SEMPRE POTENTE, MA LA TROPPA COMUNICAZIONE CI RENDE INFANTILI.

Eros è sempre potente, ma la troppa comunicazione ci rende infantili.

Ai tempi degli imitatori imitati, dei mi piace e del condividi, Eros è ancora molto potente. Talmente potente da resistere alla fine di ogni individualità, oggi soggetto e oggetto non esistono al di fuori della comunicazione, quindi tutto è comunicazione tutto è soggetto o oggetto. Chiariamo, per necessità, il concetto deleuziano di "rizoma", che risponde perfettamente alla domanda "cosa siamo oggi". Il rizoma non è un punto, non è un oggetto definito, non è localizzabile, ma qualcosa che costantemente si trasforma, avendo nella sua dialettica mutatoria la sua ragione di esistere. Più semplicemente ognuno di noi non è più un soggetto tra tanti soggetti ma siamo la scelta delle dinamiche esistenziali a cui aggiungiamo il caso, ovvero la buona o cattiva sorte. La pubblicità ci fa vedere i comportamenti, ci esorta a questo o a quel comportamento. Esistiamo perché esistono le nostre azioni. Queste azioni hanno una natura libidinale inconscia, le percepiamo come attrazione. Perché Eros in contrapposizione al rizoma? Con Eros la coppia torna soggetto, è fatta di due soggetti che hanno pulsioni consuete, a volte primordiali o non socializzate, la fantasia amorosa è l'insieme di azioni rivolte a quel soggetto, valide solo per quel soggetto. Se diventiamo un rizoma anche nella sessualità, ecco che diventiamo inutili, l'azione diventerebbe fine a se stessa trascurando le caratteristiche di chi stiamo amando. Accantonato Eros, ridiventiamo solo azioni, la casa, il lavoro, il gitante, il pilota, il gatto, i figli, la palestra, il footing, il cane, il marito, la moglie, ecc. rieccoci, appunto come non soggetti, ma come azioni legate ad altre azioni come concatenamenti meccanici. Viviamo una contraddizione tra contenuto e forma, assumiamo il nostro moto che costituisce la nostra vita. Dimentichiamo facilmente Eros e con lui anche l'empatia per il nostro partner, i nostri sensi non percepiscono più, colui o colei che ci aveva riattivato come soggetti, non viviamo più pensieri e sentimenti che la soggettività ci imponeva. Se siamo ciò che facciamo, diventando azione e imitatori, eccoci mutevoli e iperattivi, con una miriade di piccoli desideri che ci allontanano dal vero desiderio, quello che ci appaga totalmente. Nella coppia, Eros sembra andare per conto suo e non dura a lungo, gli affidiamo troppi compiti onerosi ed alcuni proibitivi: alleggerire il senso di solitudine e gestire i distacchi necessari affinché possiamo ridiventare solo azione. Ecco quindi che viviamo preferenze per l'azione, per crearci un''immagine soddisfacente e modaiola, per conseguire un piccolo successo, per un'affermazione lavorativa, per raccontare di una vacanza alle cascate di Iguassù e tutto questo porta alla reciproca disattenzione di coppia che si esaurisce rapidamente. Cambiamo partner con frequenza vertiginosa e arriviamo a sessantanni senza conoscere le nostre preferenze emotive e sessuali. Evitiamo di crescere ed eccoci sempre alle prese con amori infantili, ridicolo.

EASYSNOB ERA UN PICCOLO CREDENTE

Easysnob è stato un piccolo credente.

Easysnob è stato messo a scuola dalle suore, la famiglia decise di moderare l'aspetto pubblico troppo comunista. Incominciò a pensare spesso alle sue preghiere, ogni volta che entrava in classe era prassi una serie di preghiere, ma l'aspetto che più lo colpiva era l'incremento di calore, un fervore crescente della maggioranza dei compagni. Easysnob si accorse che il rendere immediatamente comprensibili quelle parole di fervore, di umiltà e di proiezione verso un'entità divina non chiariva il ruolo dei preganti, né il suo. Gli sembrava una mistificazione un ingarbugliamento dell'uso quotidiano della lingua così come l'aveva appresa. Le preghiere parlavano di pene, di lacrime, di tenebre, di rappresaglie, di peccato, di speranze, di gente esemplare che puniva e a volte faceva del male a molti "peccatori". Egli non aveva lacrime, non aveva dolori che gli rendessero penoso il vivere quotidiano, si sentiva completamente estraneo a quei significati delle parole. La sua esistenza era tranquilla, i suoi pensieri scorrevano regolari, i suoi sonni erano lunghi e ristoratori. Non rimpiangeva nulla della sua breve vita precedente le elementari, povera ma non misera, i genitori erano severi a volte, ma molto meno di quelli di alcuni compagni che venivano spesso maltrattati per fesserie. Non si illudeva perché osservava gli adulti e si sentiva alcune esperienze vissute, pur se ancora poche, alcune imparate dal nonno, altre gli erano suggerite dai libri, i primi classici latini, solite favole e vecchie storie erano estranee ai moti della sua fantasia, non le sopportava. Aumentando la sua inquietudine, la sua comprensione delle cose, si accorse che le pratiche religiose gli pesavano come un fastidioso compito scolastico, anzi era l'unico compito che lo infastidiva veramente, dentro e fuori la classe. I suoi compagni erano strani, alcuni ostentavano devozione, una specie di diligente interesse, pregavano a mani congiunte che venivano separate non appena potevano sfuggire la sorveglianza, altri avevano la noia stampata sul viso, anche loro aspettando di sottrarsi al controllo delle maestre. Fuori dalla scuola tutti erano diversi, ma Easysnob era come un animale di razza che fugge dal recinto, correva nel suo bosco dove rimetteva in azione i suoi pensieri preferiti. Dimenticava ogni cosa avvenuta in classe. Lo preoccupavano alcuni suoi amici e da altri  già si era allontanato. Li vedeva protesi verso una specie di "unzione", diventare credenti veri con la partecipazione a tutti i riti della parrocchia, come se avessero staccato gli altri, lasciato indietro i compagni. Lui, pieno di dubbi su tantissime cose, notava che costoro galleggiavano in certezze indotte, stavano assuefandosi a un errore comportamentale, forse formale, che avrebbe più tardi dominato tutta la loro vita: stavano diventando sentenziosi. Se si era davanti a una questione dubbiosa, facevano propri alcuni comportamenti degli adulti e li ripetevano a ogni possibile occasione, si irrobustivano contro tutto anzi, ogni incertezza veniva annullata prima che si manifestasse interamente. Se c'era un argomento esistenziale su cui dibattere, subito si formava una maggioranza compatta schierata contro le idee degli altri "inferiori". Era già una formazione intellettuale, essenziale e delineata, che sfuggiva a Easysnob e ad altri due o tre compagni, i quali conducevano la loro esistenza contenti della propria condizione. Non avevano percezione di fare del male o di produrre il male, solo per il fatto di essere nati e quasi sempre di buon umore. Era quella la prima vera divisione culturale e politica della gente italica fascio/cattolica del dopoguerra, da una parte i figli dei contadini-proprietari, dei notabili del paese, dei commercianti che stavano arricchendo. Dall'altra, quelli davvero poveri e quelli che volevano "fare da soli", che spesso sapevano fare, e che rubavano conoscenza in ogni momento. Che sentivano la scuola come un qualcosa di confezionato, di estraneo, di insufficiente, di trito e ritrito (patria, famiglia, ubbidienza,) e aspiravano ad altra formazione, a quella affascinante dei classici, a quella degli incredibili pensatori da cui erano molto attratti. La maggioranza erano figli che avevano trovato la loro esistenza già comoda, facile e piena di agi. La minoranza invece, voleva cambiare, andare verso un "nuovo" possibile, percepito e radicato alla vera sovranità popolare e non a quella delle parole svuotate di significato di un' onesto articolo della Costituzione. Quest'ultimi anelavano conoscenza, percepivano una possibile società migliore, sentivano una forte spinta a superare tutti per capacità innate, per potenzialità di apprendere e migliorare  tutto il superabile. Più tardi, a fine anni Sessanta le due "fazioni" si ritrovavano in piazza l'una contro l'altra, più tardi ancora, eccole come basi elettorali opposte. Successivamente diventeranno destra contro sinistra. Berlusconiani e antiberlusconiani. Leghisti e antileghisti. Gli uni raccomandati negli  apparati di Stato, appaltatori di Stato, e gli altri insegnanti, pubblici impiegati in genere, e lavoratori  autonomi. Oggi, tutti ultrasessantenni, sono di nuovo contro, gli uni asserragliati, aggrappati alle vicende dell'Inps, ai pochi privilegi rimasti, e gli altri ancora in lotta per la sopravvivenza e per le solite ingiustizie sociali e mistificazioni sfacciate. Non sono più mistificazioni nate dallo scambio di favori tra cattolicesimo e fascismo, non sono più quelle della lotta contro il comunismo, sono battaglie perse contro le  bufale quotidiane dei media portavoce della dittatura delle imprese operanti nella gestione di servizi primari ai cittadini, in particolare della sanità, su cui il capitalismo becero, che finanzia la politica, costruisce un lucro esagerato e lo fa percepire come esigenza e sofferenza collettiva. Sopra: un'immagine di Deleuze e Guattari.

NON POSSIAMO FARE A MENO DELLA BELLEZZA

Non possiamo fare a meno della bellezza.
La mascherina ci rende invisibili, ci evitiamo sgradevolmente mostrando tutta la nostra paura. Ci comportiamo male mettendo all'indice i comportamenti degli altri pur se uguali ai nostri. Si rafforza la comunicazione, si torna a usare il telefono, si creano emozioni momentanee tra sconosciuti irraggiungibili, non vediamo chi si incontra, né ci possiamo avvicinare perché siamo incerti della reazione di colui o colei che incontriamo. Siamo bravi a tessere relazioni a distanza su siti di incontri, sapendo benissimo che non ci si potrà incontrare per regioni o frontiere invalicabili. Cresce il bisogno dei contatti umani, ma aumenta terribilmente la confusione tra uomo e donna. I rapporti tra sessi, negli ultimi 40 anni sono stati inficiati dalla pornografia, l'industria del porno ha sfruttato economicamente gli uomini ma danneggiato oltremodo le donne. Terribile è la sua ricaduta sui costumi di maschi e femmine in termini di atteggiamenti e pratiche amorose. Sesso come colluttazione, sesso come gesto atletico, performance esagerate e soprattutto violenza su soggetti passivi uomini e donne o bisex. Domina il sadismo e la famigerata associazione, in un messaggio reiterato e disonesto: più violenza più piacere. Tutti sono attratti dal credo del maschilismo o dei dominanti sadici, in cui il piacere femminile o del soggetto genericamente passivo è direttamente proprorzionale alla violenza che esso subisce. Questa presenza costante della pornografia, negli ultimi 30 anni, ha reso i rapporti sessuali tra maschi e femmine, pur se nati in amorevolezza, problematici, difficili, scadenti, brevi e, peggio ancora con poca conoscenza di se stessi. Ci sono donne e uomini che scoprono il loro vero erotismo in ritardo, dopo lunghi matrimoni o addirittura invecchiano senza sapere chi sono, alla ricerca di un'identità veritiera, alla ricerca vana di cosa li eccita e di cosa gli dona veramente piacere. Tutti siamo o siamo stati vittime della pornografia, maschi e femmine. Alcuni maschi e moltissime donne rinunciano del tutto a una vita sessuale. Altri uomini chiedono alle donne di somigliare alle attrici porno e le femmine, quando si innamorano si cimentano volentieri, vivono aspetti pornografici a cui e per onesta passione fisica aggiungono gesti nemmeno indispensabili che superano di molto i set a luci rosse, ponendosi a rischio disprezzo. Il maschilismo, si sa da sempre, pretende dalle donne o dai passivi grevi sgarbi fisici e oltraggio del corpo che, "post coitum", diventeranno oggetto di disprezzo, aggiungendo così altra violenza di genere a quella eterna perpetrata delle religioni. Sono almeno trent'anni che uomini e donne alla fine preferiscono vivere da soli e accettano di fare "famiglia momentanea" perché spaventati dalle criticità sessuali, da quelle affettive, dalla noia di coppia, dalla mancanza di realizzazione di se stessi. Non è vero che la crisi della famiglia è attribuibile a egoismo o narcisismo, che sociologi in affanno ci dicono, essa dipende dalla difficile intimità, dalla difficile realizzazione di coppia e dalle difficoltà economiche generali. Per sbarrare la strada alla pornografia occorrerebbe chiudere con la pubblcità ma sappiamo che è impossibile, per cui storicamente stiamo vivendo un vero oscurantismo amoroso e di costume che durerà per decenni ancora, sia la pubblicità, sia il porno, sia il maschilismo sembrano eterni. Oggi, i genericamente definiti single, sono al collasso, al capolinea, e dovranno rivedere il loro concetto di vita sentimentale. In questa terribile confusione tra sessi occorre rivedere l'uomo e la sua arroganza dispensata senza limiti, in un senso di potenza che il Covid 19 ha buttato in aria. Tutti abbiamo bisogno di emozioni, contatti fisici e di vivere emozioni. Non possiamo non ricordare Dostoevskij e quel suo: "Io sono solo, voi siete tutti", descrivendo l’uomo della strada che amava la strada e che della strada non aveva paura. Come non pensare che c'è una strana dialettica tra libri e tempi oscuri, tra scienza e libri di scienza, tra notizia del giorno e saper vivere, tra bellezza e morale, tra sadismo e godimento, tra nomadismo amoroso e fedeltà. Contro la bellezza, l'intensità, il furore vitale, contro le emozioni a cui i libri danno accesso, ecco l'ottusa resistenza del quotidiano, pieno di chiacchiere vuote, di nebbia populista, di sciatteria fisica, di pornografia, di bruttezza delle parole e oggi anche di paura. Personalmente, vivo in questo contrasto una piccola forma di resistenza, di ginnastica mentale, e di perenne ricerca dell'estetica. In realtà non voglio più sapere quello che accade nel mondo, non voglio più brutte notizie, non voglio sentire di brutture, di distruzioni e tragedie, voglio coinvolgere una personalità coraggiosa, una potenza femminile, per immergermi in una fonte di bellezza. Solo così starò sulla dritta strada, senza avere paura della strada, e per non sentirmi solo contro tutti.

ESSERE UOMINI SERI, OGGI...

Essere uomini seri, oggi...

Se resti a casa sei un debole, un soggiogato e la tua parte masochista uccide il tuo narcisismo. Se sei daccordo sulle "restrizioni" sei un agiato che vuole disciplinare gli altri per proteggersi. Se scendi in piazza e manifesti per una maggiore libertà sei uno che vuole il disordine sociale. Se esci non sai dove andare. Se cammini deciso verso il nulla, sei la perfetta imitazione dei fuori di testa. Tutti chiudono alle 18,00. Tutti non sanno se domani riapriranno. Se fai il vaccino e ti sta procurando gravi fastidi fisici, sei attento alla salute. Se non lo fai, non dormi la notte per esserti preso cura di te stesso senza dare ascolto agli altri. Se ti portano via un figlietta con l'autombulanza perché un vaccino l'ha ridotta male, sei un bravo e attento cittadino. Se non la vaccini, sei uno stronzo che mette a repentaglio la vita di chi non può ancora decidere per se stesso. Se ti ammali e resti a casa, sei spaventato perché in caso di emergenza sono dolori. Se vai in ospedale, ti prendi il Covid che potrebbe ucciderti. Se lavori da casa, non esci. Se sei innamorato,  non puoi raggiungere la tua amata. Se hai una bella vicina di casa, invece di darti ascolto passa le giornate al telefono con un romanticone ciarliero, magari mai visto da vicino. Se ti portano la cena a domicilio, non esci. Se ti lavi e ti vesti, non sai dove andare perché nessuno ti nota. Se resti a casa svestito, fai schifo anche a te stesso. Se telefoni ai famigliari si preoccupano. Se non gli telefoni pensano che te ne freghi di tutti. Se porti la mascherina nessuno ti vede, se non la porti nessuno si avvicina. Potremmo andare avanti per ore con queste amenità, ma qualche anno fà non è che potevi scrivere sempre cose gradevoli, riprendiamo un post dell'aprile 2016: <<Se sei leghista sei un prevaricatore. Se sei comunista sei sicuramente un imbecille, se non lo sei, sei un imbecille che cede ai neoliberisti. Se dai spiegazioni estetiche, sei un esteta, se non hai spiegazioni da dare sei un isolato. Se il tuo comportamento alimenta un problema, sei un artista. Se ignori ogni problema sei un anarchico. Se ti piace vivere accetti l’ingiustizia, se ami la giustizia ti senti uno stronzo. Se vedi uno straniero buttare una bottiglia di plastica nella siepe e gli dici di non farlo più, sei un razzista. Se protesti con il tuo datore di lavoro sei un comunista, e ti licenzia. Se le spari grosse, sei solo retorica e propaganda. Se dici una cosa inutile, sei come un papa argentino>>. Oggi, come 4 anni addietro, siamo messi davvero male, anzi siamo messi peggio, l'unica cosa che possediamo in abbondanza è la paura, ed esseri individui perbene e avere buoni comportamenti non sorregge nessuno, non esiste un momento della giornata in cui siamo facilmente noi stessi. L'estetica di ognuno di noi non è gradevole, peggiora di giorno in giorno e di conseguenza anche i nostri comportamenti sono approssimativi. Vivere oggi, è davvero una lotta, ed essere uomini seri è assai facile: c'è poco da scherzare!!

ARRIVARE IN UNA NUOVA CITTA' E L'AMICIZIA

Arrivare in una nuova città e l'amicizia.
Persone poco conosciute possono nutrire nei nostri confronti un sentimento che somiglia all'amicizia. Accade se si condividono letture, pensieri, azioni di vita quotidiana, o quando vai verso il centro di una città per la prima volta e sbirci chi incontri pensando che lo vedrai ancora, li da qualche parte, nel caffé, nel ristorante. In tutte le città ci sono luoghi che attraggono più di altri e davvero ci si incontra con tutti. Persino Roma così fitta di gente, dopo le due di notte in alcuni locali ci sono quasi sempre le stesse facce. Capita di camminare lungo un sentiero e qualcuno ti sorprende con un cenno, un sorriso, un buongiorno. Uno se ne rallegra ci si sente lusingati e rassicurati. Dal modo di porre il saluto riconosciamo i costumi locali, e comprendiamo le diversità tra abitanti apparentemente omogenei, ma che usano un linguaggio diverso anche tra una contrada e l'altra, da un quartiere e il rione confinante successivo. Viene di soffermarsi spesso sul pensiero dell'amico ancora sconosciuto. Alcuni li riconosci come amici anche se non li incontrerai più. Quando per la prima volta arrivo in un paese o in una città mai visti prima, penso a colui o colei che durante la mia permanenza si comporterà come un'amico. Devo ammettere che ci si sente angosciati quando non abbiamo amici o almeno facce conosciute ad attenderci. Poi i pensieri passano e si  viene risucchiati dai nostri impegni. L'ultima volta mi sono sentito un mendicante che non osa tendere la mano, anzi non è vero, è successo anche altre volte ma non un sentore così nitido. Ma l'amicizia si sa non si mendica o viene o non viene, è fatta così.

SENTIRCI VIVI E L'IMPORTANZA DEL DIO WEB

Sentirci ancora vivi e l'importanza del dio Web. https://www.silvanofagiani.it/contacts
Oggi un nemico invisibile ci insegue subdolo e sanguinario, e noi ci comportiamo come il protagonista nei film western (quasi sempre con occhi blu di ghiaccio e faccia da duro), che quando gli sparano raffiche di pallottole, lui si rotola o corre facendo traiettorie piroettanti tali e precise che nessuna pallottola lo colpisce. Si sa "l'eroe" della filmografia è sempre immortale, noi no. Anch'io mi sento inseguito, non sento rumore di spari, non ho nulla di preciso da evitare ma mi comporto esattamente come Gian Maria Volonté nei panni del "gringo" o del poliziotto in "Io non ho paura", mi tolgo dalle traiettorie più pericolose, cerco di sgusciare via da impegni troppo affollati, scanso la pianura padana, mi organizzo contro la segregazione. Il ricordo dei miei 95 giorni senza un contatto umano mi mette il "sale sulla coda" non ho nessuna voglia di attendere che per la seconda volta gli eventi si impossessino della mia vita, cerco di provocarli penetrando nelle maglie dei contagi, evitando le restrinzioni, evitando vita persa, eludendo mancate occasioni, mancato lavoro, mancati amori, cercando sempre di non rinunciare al contatto umano. Vorrei provare a vivere eludendo la sopravvivenza. Attivo ogni mia energia vitale senza attendere di essere risucchiato dal susseguirsi delle limitazioni, giro come un folle la penisola, e come già abbondantemente accaduto in anni andati, cambio la geografia, inizio a sperimentare traiettorie opposte dei mei spostamenti e mi creo l'illusione di sentire solo gli spari dei nemici e non cadere perforato dai loro proiettili. Da Marzo a Giugno 2020 siamo tutti cambiati, dopo la pausa di qualche mese, e la fitta cronaca delle ultime settimane, dell'uomo del 2019 non vi è più traccia. L'uomo del 2020 ha subito un'ibridazione con la telematica. L'avvento del web ha coinvolto anche coloro che del web erano spaventati e ne stavano lontani. E' eccezionale l'utilità della rete che ha assunto un grande valore strategico nelle nostre vite, esso ci fa restare produttivi senza accentrarci nei consueti luoghi di lavoro. Pensate agli insegnanti della mia generazione che a malapena usavano le mail, tutto insieme a marzo e aprile, eccoli smanettare su Skipe, Zoom e piattaforme varie, organizzando conferenze e riorganizzando le proprie teste. I dio Web ha anche la capacità di farci sentire vivi e "ancora al mondo" pur se rinchiusi in casa, organizziamo le nostre vite rispettando quelle degli altri. Siamo incollati ai nostri strumenti elettronici, fantastichiamo relazioni passionali, diventiamo emotivamente creativi, e attendiamo che passi la bufera. Mi sono sempre chiesto: noi umani lottiamo per la vita o viviamo per lottare? Sento che biologicamente lottiamo per la vita con potenza (pensiamo alle urla del neonato che ha fame), ma se in momenti come questo ci sembra insufficiente, è certo arrivata l'ora di vivere per lottare!!!!

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PROTESTE IN UN'ITALIA ALLENATA ALLA SOFFERENZA

Proteste in un'Italia allenata alla sofferenza.
Le misure anti pandemia hanno scatenato paure che hanno messo in subbuglio tutti gli italiani, nessuno escluso. Ieri giornata di protesta in molte piazze delle maggiori città, ci sono due spinte potenti: la paura di morire e la paura di diventare povero. Chi ha paura di morire è disposto a rinunciare alla libertà in cambio di maggiore sicurezza, e chi ha paura di fallire, di ridursi in miseria, chiede libertà di lavorare come meglio può. In guerra come nelle pandemie le democrazie si comportano disordinatamente e lentamente, ma finiscono per vincere. Chi ha paura della morte e chi ha paura di diventare povero hanno comportamenti diversi, estremi, ma ci sembrano entrambi decisi e risoluti. La politica riacquista la sua vera funzione che è quella di mediare tra le due posizioni con proposte serie accorte e funzionali. Tornando al tema della sofferenza perenne di noi italiani, rileggo quello che scrivevo nell'ottobre nel 2017, esattamente tre anni addietro, all'indomani dell'ennesima tragedia dovuta al maltempo avvenuta a Livorno: << Ogni giorno viviamo una paura diversa e accompagna la nostra vita e le nostre giornate. La paura dei disastri naturali, del territorio che si ribella, dei terremoti, delle alluvioni, delle bombe coreane più crudeli delle iraniane, e delle americane, paura dei palazzi costruiti risparmiando cemento che cadono a pezzi, la paura del meteo che fa restare in casa anche quando non è necessario. Le agenzie di informazione online giocano con titoli ad ingigantire le nostre paure: "l'uragano Irma devastante e terribile verso la Florida" dove sono costrette a scappare dalle proprie case una quantità di cittadini pari agli abitanti di Roma. Pensate a cosa accadrebbe se i poveri cittadini romani dovessero lasciare la città in 24 ore, non oso pensarlo. Mentre Irma avanzava sotto la curiosità e finta preoccupazione di noi italiani che ci sentiamo amorevolmente protetti dal Mediterraneo, ecco che un temporale a Livorno uccide quasi quanto l'uragano ai Caraibi. I titoli cambiano e la paura della gente avanza impetuosa. Altre paure incombono: gli immigrati fanno paura, l'Isis fa paura, l'epidemie africane ci terrorizzano. La globalizzazione, la crisi economica, i crimini comuni, ci mettono in angoscia. L'insicurezza nasce dalla paura che produce sempre più timori, soffriamo perché la paura e fra noi. Coltiviamo la paura, sicuramente come uno spettacolo di successo, gli spettatori non mancano mai ed ecco che i delitti commessi in famiglia, nei paesini, e nelle città, aprono le pagine dei giornali, dei telegiornali, delle pagine web e sui social si scatena la santa certezza del giustizialismo. Assassini e vittime diventano il cast più seguito nei salotti Tv, nelle inchieste, nelle ricerche di scomparsi, e ci fanno compagnia nelle serate casalinghe. Le storie di criminali, di carabinieri eroi, e degli immancabili preti campioni di umanità fasulla, diventano plot di canali tematici nelle tv satellitari. La paura, come spettacolo in diretta e in differita fa audience certa. Non sapremmo più vivere senza la quotidiana dose di paura>>. Eh si eravamo nel 2017 senza pericolo pandemia. Oggi la paura è aumentata, è presente e  insopportabile, la mascherina ci affossa in un anonimato annientando la nostra singolarità e tutti attendiamo tempi migliori e forse un vaccino ci salverà.

LA MORTE E' ANCHE UN CINEMA CHIUSO

La morte è anche un cinema chiuso.
Un amico di cui mi fido, lo stimo molto per saggezza e saper vivere e lo ascolto attento quando dice: <<I mesi successivi alle elezioni politiche appena svolte, li ho passati ostaggio di Twitter, dei siti di news, dei giornali, di maratone tv, di qualsiasi cosa potesse placare la fame chimica di notizie sulla formazione della nuova governance>>. <<Uno stato da vero tossico, come se l'acqua fosse arrivata ai miei piedi. Pensavo all'incombere del disastro economico, alle morti a raffica, all'espansione virale, ai poveri, ai politici incapaci, alle diseguaglianze, alle zone rosse, alle frontiere chiuse e tanto altro. Un attimo dopo, vedevo che era proprio questo sentirmi assediato, questo senso di tragedia imminente la causa del mio nervosismo>>. Come non dargli ragione. Abbiamo spesso scritto che noi peninsulari siamo assaliti da troppe paure, perché oltre a quelle che dividiamo con tutti gli altri bipedi pensanti del pianeta, aggiungiamo quelle secolari inculcate dal cristianesimo per farci diventare donatori devoti. Se la politica, da decenni si crea consenso da svariate forme di paura, oggi con il Covid 19 da gestire come pericolo quotidiano incombente, siamo messi davvero male. Basta un semplice raffreddore per mettere in crisi noi e tutti quelli che ci avvicinano o che avviciniamo, ed ecco che la nostra vita diventa un mostro con cui combattere giornalmente. Viviamo la morte con un imbarazzante ambito stratificato, perché ci viene facile pensare la vita come fosse una torre di lastre di vetro, dove in ogni attimo si frantuma un elemento in qualsiasi punto estremo o intermedio, è questa l'immagine giusta di quello che ci sta accadendo. Velocemente la catasta si riduce si deforma si avvilisce anche nell'aspetto geometrico, la sua consistenza traballa fino al prodursi di vari cedimenti. Ci sono molte bare, quella del teatro, quella del cinema, quella del sorriso in pubblico, della conoscenza occasionale, della simpatia tra individui, del contraddittorio, della visibilità, della bellezza, della diversità. Ma la morte più pesante è quella della conversazione è quella che più ci avvilisce. Pensate a Socrate che aveva fatto della convivialità un arte e un sistema di vita irrinunciabile, senza esserne troppo coscienti siamo tutti piccoli Socrate e nello stesso tempo piccoli interlocutori di altri pensanti. La conversazione è un ammortizzatore di paure, e se quella in cui ci si gardava negli occhi la sostituiamo con il preziosissimo web, esso è ancora insufficiente, il senso di precarietà, provvisorietà dei concetti e delle affermazioni è forte, esso è ancora un comunicare ridotto. Dobbiamo aumentare i nostri interlocutori, scovarli, renderli partecipi, non importa la distanza, la loro lingua, la loro etnia, visto che i problemi sono in tutte le latitudini. Occorre selezionare. calamitare l'attenzione, occorrono più contenuti che prendano il posto dell'anarchia dei concetti, eludere l'ignoranza presente sui social, e rendere attivi gruppi di pensiero. Questa è la metamorfosi che sta avvenendo lentamente sui social, occorre limitare i "mi piace" senza riflettere a speculatori professionisti, chiamati influencer, che pagando sontuosamente i gestori delle piattaforme diventano fenomeni di interessi assurdi, elefantiaci e dannosi. Occorre evitare che la massa di post terrificante e ambigua non soffochi la buona comunicazione, che rischia di restare invisibile come una goccia nell'oceano. Il tentativo di trasformare il web e farlo diventare una risorsa vera e culturale sembra iniziato ma è ancora lontano a diventare utile. La morte della conversazione la sentiamo sulla nostra pelle. Abbiamo riscoperto il telefono con sorpresa, anche se spesso la disabitudine ci porta ad essere noiosi. Il resto del comunicare sono messaggi veloci che avranno risposte altrettanto veloci quanto inutili o lente che debilitano ogni ragionare. Non facciamo altro che scrivere, comunicare, interagire, eppure nessuna cosa è più cadavere della conversazione su contenuti che ci migliorano. Osserviamo una tavolata al ristorante e vediamo che almeno tre di loro scrivono ad amici non presenti, gli altri ragionano a "raffica di parole", su argomenti indotti, presi da tv o media in genere, è questo l'emergere invadente e fastidioso del saper vivere da "centro commerciale". La pratica di vita che uniforma a scapito della qualità che potrebbe limitare la fragilità umana crescente. Online non esiste ancora conversazione, o qualcosa che possa somigliargli. Tanta gente che amava confrontarsi eccola navigare ma, se i contenuti ci sono, non arrivano a segno per l'ingorgo delle banalità, volutamente postate come sensazionali. Fuori da casa, è oramai il deserto. Si fatica anche a spiegare lavoro con gli altri. In tempi di comunicazione globale, non ci accorgevamo se avevamo davanti persone di qualità o meno, era difficile individuarle, oggi è impossibile, su di noi incombono i profili web, le etichette. Quando un nostro interlocutore fatica a dire i suoi argomenti, si eccita, si toglie la mascherina, si avvicina e, a noi ci viene di scappare non lo ascoltiamo più. Perdiamo molto tempo e tempo non abbiamo, di cosa parliamo a distanza? Seguimi su Fb, su Linkedin, su Twitter, su Pinterest, su Instagram, ma seguiamo cosa? I social sono imbarazzanti ci sembrano gratis, fatti per noi, per distrarci, ma all'era del consumismo se qualcuno ottiene cose gratis, vuol dire che la merce è lui medesimo. Studiano i nostri comportamenti, leggono i nostri sentimenti, e li vendono a chi vuole e sa lucrare su di essi. Se non condiviadiamo una piazza, un giardino, un concerto, un comportamento, una passione, un dialetto, un'abitudine, un tavolo, un salotto, un'idea accomunante, una certezza di capire, diventiamo facilmente "certificatori" di contenuti altrui senza sapere la loro vera consistenza e appartenenza. "Ci piace" "condividi" è proprio in questo momento che dobbiamo dubitare della certezza di quello che stiamo facendo. Esprimere un parere di condivisione senza conoscere bene l'argomento è la nostra morte culturale e della nostra singolarità. La conversazione è davvero morta e giace a fianco della bellezza, ai buoni comportamenti, e a ogni forma di cultura accessibile che ha bisogno del sostegno e della presenza del pubblico. Se non troviamo un vero sistema di riportarla in vita, salvarsi da Covid è impossibile, esso avrà ucciso e continuerà ad uccidere la parte migliore di tutti noi. Sopra: uno dei tanti musei chiusi (foto di Mauro Fagiani)

ESSERE UN USER E UN CAPITALISMO CHE CI AUTOMATIZZA


Essere un user, e un capitalismo che ci automatizza.

A fine anni Ottanta iniziò la grande spinta verso le privatizzazioni, "Privato è bello" reiteravano Tv di Stato e commerciali, unite da investimenti pubblicitari sontuosi. A cosa miravano i capitalisti di allora? Volevano e hanno ottenuto con successo appalti di beni e servizi strategici per noi, popolo della penisola. Acqua, energia elettrica, gas, reti telefoniche, autostrade, coste, e successivamente ospedali, ecc., in avanti governi di destra e di sinistra distraevano gli italiani con amenità varie (puttanesimo berlusconiano, finto antiputtanesimo della sinistra, le menate regionaliste, le secessioni del Nord, e durante la grande crisi iniziata nel del 2008, il grande progetto capitalista di impadronirsi dei beni primari di una nazione è andato in porto completamente. Gli italiani sono alla totale dipendenza di gruppi finanziari e sono tenuti in ostaggio minacciati di tagli di energia di gas di acqua ecc. Noi, si sa, siamo pessimi pagatori ma soprattutto pessimi votanti, scegliamo deputati e senatori perché parlano bene, perché sono carini, telegenci, ecc. non ci importa molto dei veri contenuti di una campagna elettorale che i teatranti politici animano truffando spudoratamente anche mamme e zie. Non voglio rievocare i momenti di più squallida politca ma resto nell'ambito delle conseguenze. Uomini e cani dello stivale, ribattezzati "viventi" sono diventati solo numeri, ovvero non più esseri umani ma consumatori. Gli umani (ai cani va meglio), sono utenti (users) e vuol dire che non ci considerano nemmeno “lavoratori” e questo di per se è già un’offesa. Siamo degli “umani viventi” ma, per questo capitalismo, siamo solo prodotti, merce. Io vendo a te un miliardo di tuoi probabili utenti e tu vendi a me due miliardi di altri miei probabili clienti, è questa la cosiddetta “pubblicità mirata”. Io intercetto idee e comportamenti di un gruppo di individui su cui tu “politico” puoi costruire una politica elettorale mirata e di sicuro successo. Il costo è “non discutibile” (lo sosterranno gli users). Questo potere finanziario non lascia scelte, non voglio entrare nel mondo delle malattie croniche, o infettive, e sul loro decorso, né sull’industria farmaceutica che provvede ad aggiornare i prodotti, per non spaventare nessuno e tantomeno me stesso. Questo capitalismo è oltre le sue fabbriche, è uscito da esse e invaso ogni angolo di società. E’ interessato al nostro aspetto umano non più solo al nostro lavoro, e per difendersi occorrono nuovi sistemi di azione collettiva, nuovi strumenti di protesta, le associazioni dei consumatori sembrano al soldo dei nostri fornitori di servizi, e i sindacati sono stati messi al bando. I lavoratori scioperavano per avere rispetto e salari, noi siamo sprovvisti di metodi di protesta e ci hanno ad arte frammentato gli obiettivi di lotta, nulla possiamo contro burocrazia e costrizioni delle piattaforme web, e nulla contro le imposizioni contrattuali dei banditi fornitori di servizi. Dopo 26 anni senza avere la TV in casa ogni volta che arriva una bolletta di energia elettrica occorre fare la guerra per farsi togliere i 18,00 euro che un governo terrorista ha imposto come sistema vessatorio per finanziare il teatrino serale di amene comparsate elettorali. Se contesti un'attribuzione di consumi errata perché l'autolettura non è andata a buon fine, se hai il rid sei costretto a pagare prima di portestare diventando benefattore degli speculatori che ti derubano sistematicamente. Se non hai il rid e protesti, dopo qualche giorno ti ritrovi con 1,5 kw di energia e non puoi usare la lavatrice anche se spegni luce, frigo, e tutti gli altri elettrodomestici. Prima della crisi del 2008 gli speculatori padroni dei servizi primari erano collusi con governi di destra e di sinistra, si facevano bellamente chiamare "la società civile", ma poiché i politici costavano molto, i gestori hanno pilotato in parlamaneto gente nuova di ogni appartenenza politica che costava meno, valeva meno, e veniva da essi stessi affiancata nelle commissioni parlamenteri creando altre opportunità di speculazione. Si sa, in Parlamento imparano presto a contare, per cui meglio l'abbattimento del numero di deputati e senatori (recente referendum dove gli schiavi italiani hanno votato per "risparmiare"), realizzando, la completa occupazione prezzolata di tutte le commissioni parlamentari di controllo. Se prima senatori e deputati ci costavano cento oggi con le consulenze esterne nelle commissioni, composte da tecnici, avvocati, commercialisti (tutti della società civile), il costo dello Stato sarà centuplicato. Gli speculatori prosperano utilizzando i nostri dati e attraverso il web hanno la perfetta conoscenza dei nostri sentimenti, ci automatizzano. Siamo diventati tutti degli "users", ovvero la mandria di vacche da mungere di un capitalismo asfissiante. Non possiamo difenderci, nessuno ci difende istituzionalmente perché le istituzioni a tutela del cittadino sono state neutralizzate, corrotte, come è stata difatto messa in parte la tanto decantata tutela dei dati, tutela della "privacy" del web, dove tutti sono attenti, abili a proteggerla, ma come noi maschietti compiamo 60 anni il giorno stesso del compleanno, alcuni altruisti benefattori ci propongono, a nome della della regione di appartenenza, una provvidenziale prevenzione di stato, ovvero un'ispezione rettale a prezzo promozionale. Chi gli ha dato il nostro indirizzo telefono e data di nascita? Lo Stato!!! Con il risultato che la maggior parte dei cittadini maschi come me, scampati fortunosamente da passioni private violente, e che hanno sempre lottato per la loro integrità, finiscono nelle mani dei "benefattori di stato" padroni degli ospedali privati, e addio verginità!! Il popolo italiano finanzia una moltitudine di violentatori divenuti istituzionali.

LE COPPIE RECENTI E LA FRETTA DELLE IDEE

Le coppie recenti e la fretta delle idee
Un'innovazione è tale quando un'idea di un uomo crea un'interesse collettivo, un fenomeno allargato a fasce ampie di individui. Ma non accade quasi mai che chi ha prodotto quell'idea ne sia felice. Quando compri un mobile hai semplicemente fatto un acquisto, ma se quel mobile lo disegni tu per il tipo di utlizzo che hai sempre pensato, fai costruire il primo esemplare e ti accorgi che piace, ecco che quel mobile lo acquista molta gente e chi l'ho ha pensato dovrebbe gioire per questo, e invece non è così. A molti sarà capitato, nella vita di incontrare una donna che piace così tanto che viene voglia di nasconderla agli occhi degli altri. Creare una forma nuova, un oggetto, creare un valore come funzione di utilizzo, è paragonabile all'incontro con la bellezza femminile. Quella realizzazione produce gelosia, vuoi tenerla solo per te e farla vedere a chi lo merita. Ho conosciuto individui che hanno prodotto innovazione in tanti campi diversi, nella meccanica, nell'automazione, nella logistica, nella robotica, altri che si sono distinti in azioni, comportamenti, attenzione alle persone che hanno cambiato il modo di vivere, di vivere in coppia, di vivere in gruppi, hanno cambiato il modo di amare, hanno amato tanto, hanno cambiato l'educazione dei figli, ma pochissimi sono coloro che hanno innovato ogni cosa a cui si sono avvicinati. Quest'ultimi "privilegiati" li riconosci non da giovani. Per fare tutte queste cose gli sono serviti tanti anni e oggi, oltre i sessant'anni con la loro lunga storia di creatività, singolarità, diversità, cambiamenti, eccoli turbati che si annoiano molto, gli sembra che tutto sia stato inutile. Gli altri, quelli che gli sembravano strani, quelli del così fan tutti, quelli che imitavano gli attori degli spot in tv, quelli che erano la massa, oggi continuano a fare cose incomprensibili, e loro si rattristano, si isolano, ma continuano a pensare al nuovo pur iniziando a diffidare delle proprie pulsioni che sono le stesse degli anni giovanili, ma molto potenziate. Spesso ripensano la propria esistenza e anche se potessero non la modificherebbero. Vogliono tornare a pensare in grande, sono trascinatori, non temono di impegnarsi in cose mai fatte, ed eccoli pronti a qualsiasi unione come mai lo sono stati precedentemente. Da bravi innovatori e appassionati di matematica eccoli rinnegare se stessi, eccoli abbandonare le unioni veloci, passionali, esuberanti impegnative, per apprezzare coerenti convivenze "diversamente giovanili". Meno avventura, meno stress, passione si, ma con moderazione, e soprattutto certi che una relazione appena nata, sarà quella per sempre, basta guardare un datario. Quel "per sempre" che prima li faceva sorridere, oggi lo prendono sul serio e sono pronti a scommettere che la coppia nata a sessant'anni, fra dieci anni sarà solida e attenta, molto meno fragile delle romantiche unione trentennali. Questi strani soggetti con la passione del nuovo, del mai visto, scatenano la fantasia, non sopportano i selfie e pur apprezzando il web, ne stanno lontani dedicando tempo ai contatti umani. A queste cose tecnologiche, troppo invasive, ci penseranno molto più tardi quando potranno meno correre e si annoieranno ancora di più. In alto: La vita nel 2022. Un'opera geniale di Walter Molino realizzata nel 1962.

EASYSNOB TORNA A VENEZIA

Easysnob torna a Venezia.
Ogni giorno ci si mescola a determinate persone, si attraversa una città, e queste persone ci accompagnano sempre a ogni passo e ad ogni pensiero senza opporre resistenza. Ma ecco che arriva un giorno, un momento in cui tutti sembrano fermarsi silenziosi come se ci fosse un ostacolo imprevisto, arresi a un'atomesfera estranea, avversa. Allora ci si guarda indietro, a com'era quel luogo la volta precedente, si osserva da dove si è arrivati per capire cosa c'è di diverso, di cosa è mutato in quella piazza straordinaria. Easysnob non riusciva a capire bene cosa in effetti fosse cambiato a piazza San Marco a Venezia. I cinesi c'erano, i gondolieri c'erano, i cavalli sublimi pur se falsi erano lì. Non riusciva in effetti a capire. Le mascherine? C'erano anche nel gennaio scorso. Le passerelle per l'acqua alta? C'erano anche la scorsa volta. Egli si guardava intorno ed ha la percezione che la risposta non fosse difficile, è lui stesso a essere cambiato e che ha una forte ripugnanza ad ammetterlo. Non sa spiegarsi la facilità con cui si sente estraneo, timoroso, scostante. Ricordava la piazza che ti seduceva usando i passanti come attori, la ricordava ammaliante, le passeggiate, le mascherate, la commedia popolare, Colombina sedotta, i corruttori. Ricordava coloro che restavano ammaliati dalla sensualità dei suoi racconti, narrazioni non sempre vere, aggiustate, magari adattate a chi ascoltava, ma la magia delle storie si univa alla bellezza del luogo e della gente sorridente, assiepata, e chi era con lui veniva sopraffatto da una città voluttuosa nata per sedurre e abbagliare qualsiasi avventore. Easysnob è tornato a Venezia non per sedurre o ammaliare gli altri addentrandosi nella città, ma per riprendersi quello che di se stesso non trova più. La facilità con cui ora si sente estraneo alla città, è la stessa con cui adesso si sente estraneo al suo passato. Gli ripugna pensare che una volta quella piazza potesse essere diversa da oggi. Easysnoob si vede avulso anche nell'ombra che lo precede, si sente meno rivolto verso la bellezza, evita quel gusto per l'estetica che tanto lo divorava in ogni momento della giornata. Con il campanile alle spalle, come tutte le volte girato lo sguardo verso palazzo ducale, cerca la vista che la luce in quel momento rende unica e sente un forte smarrimento, non c'è quel consueto senso di eterno ma ogni secondo diventa simile a un abisso davanti a cui si arresta un estraneo con la mascherina chirurgica e uno strano pallore da malato. Sente per la prima volta, come un'improvvisa folgorazione, che la sua vita è dominata da un continuo tradimento, quello di quando agli occhi degli altri sembriamo sempre gli stessi, ed invece i nostri faticano a riconoscerci. Mentre in lui scorre un intreccio di pensieri, prende forma con grande evidenza che la sicurezza che lo aveva sempre accudito sin da giovanissimo, ad un tratto non lo sorregge più, e che la vita a venire si dividerà in pochi futuri possibili, in poche possibilità, e pochissime quelle che ragionevolmente saranno da lui stesso governate. Il suo essere razionale gli susurra che se l'architettura del tuo vivere si è frantumata, occorre ricostruirne un'altra. Inutile farsi avvolgere dall'idea di cercare sempre l'autocelebrazione, di inventare bellezza, di inventare nuova vita, di migliorare tutto quello che è possibile, di trascinare affetti e passioni, anche quando la possibilità di scegliere è svanita. Ora, sarà certamente solo un caso fortunato ruscire ad evitare le conseguenze dell'incontro con incoscienti senza protezione, nelle riunioni di lavoro, nei bar, nei market. Le relazioni a distanza erano la continua ricerca del bello, del seducente, del miglioramento, di respirare vita a pieni polmoni, ma non esistono più, sono state divorate dalla paura, dall'impossibilità di spostarsi, e da tante altre costrinzioni. Easysnob pensa che è davvero arrivata l'ora di non guardare oltre la punta del proprio naso.

LE PAURE DI OGGI E IL POTENTE RITORNO DELL'ANIMALE

Le paure di oggi e Il potente ritorno dell'animale.

Come i bambini, abituati anch'essi alle regole della competività, dopo la sosta a casa, al rientro in classe si sono scatenati in atteggiamenti primordiali per disabitudine a stare insieme agli altri, anche noi adulti abbiamo disimparato a condividere serenamente vita privata e anche vita negli uffici. Da tanti anni abbiamo spinto il bambino verso l'efficienza ma sono bastati pochi mesi, immerso negli strumenti elettronici, per riportarlo non ai suoi giochi e sogni, ma a un'indisponibilità verso gli altri. Questo preambolo per introdurre un concetto attualissimo quello del "ritorno dell'animale" ai tempi del Covid 19. Bambini tornati a scuola dopo il lockdown non sanno più stare con altri bambini. Le insegnanti preoccupate, ci ricordano le loro antenate che spesso avevano a che fare con bambini selvaggi che si scatenavano in colluttazioni bestiali. Anche per noi adulti c'è un ritorno all'essere animale e anche dove non te lo aspetti. Dopo la segregazione, stiamo assistendo a un vero ritorno alla primordialità dei nostri contatti umani. L'efficentismo sia in campo affettivo che in quello lavorativo sembra moribondo o si manifesta con grande fatica e devo dire che non piangerò il suo degrado. Chi vive una vita di coppia stabile tira avanti senza avventure esterne, vivacchia. Chi aveva fatto bella vita con le relazioni poligame a distanza fatica a essere l'avanguardia di nuovi comportamenti che sono un difficile riordinamento di un  modo di vivere seppellito dal Covid. Chi si vantava da buon masochista: <<Io vado in ufficio pure con l'influenza>> se non è morto per il Covid lo sarà presto, ucciso dai colleghi al primo starnuto. Insomma siamo talmente spaventati da portare la mascherina anche in mezzo al bosco soli e impauriti. Come ci avviciniamo oggi tra sconosciuti? La mascherina ci rende completamente anonimi e inavvicinabili per strada e in ogni luogo pubblico dove peraltro le autorità stanno vietando ogni forma di assiepamento e quindi di avvicinamento. Chi ha coniato la dicitura "distanziamento sociale" ha centrato il nome. In questo momento stiamo vivendo una fase di isolamento generale che sembra irreversibile. Quello che ci incuriosisce, poiché non siamo fatti per stare da soli, privi di contatti emozionali e fisici, è come ci comporteremo nell'avvicinare chi, per qualche motivo ci piacerà, e con quale cautela, con quale soddisfazione e quali comportamenti ci caratterizzeranno. Un attore molto di moda è il web e i suoi siti di incontri. Non stiamo a discutere come funzionano o come vengono utilizzati, sono certo che funzionano, stanno funzionando come prima nessuno poteva immaginare. Diciamo che molti utenti li usano con successo da almeno un ventennio e costoro sono sicuramente quelli che meglio riescono a cogliere le differenze tra gli anni passati e il forte aumento di utilizzatori. Alcuni abituati a scegliere partner di etnie diverse, lingue diverse, senza curarsi delle distanze, visto che viaggiare era gradevole, hanno un regresso consistente. Oggi tutta questa scelta è impossibile. Le frontiere restano chiuse, i treni sono a rischio contagio, gli aerei idem, queste cose sono una barriera insuperabile. La scelta si riduce al proprio paese, alla regione di appartenenza o addirittra alla propria città. Individuato il probabile partner ecco cosa accade: l'incontro in mascherina è comico (soprattuto per chi non più giovanissimo ha problemi di vista). Scopriamo che i pregiudizi e l'essere sospettosi sono sorpavvissuti benissimo al Covid, anzi aumentati dalla paura di contagiarsi. Si va a pranzo tra timidezze e costrizioni e siccome la voglia di vivere è sempre potente dentro di noi si arriva all'invito a casa. Qui cade l'asino!!! L'approccio primario è il bacio, ma non è gestibile occorre altro. Ecco che anche noi adulti, come i bambini a scuola, torniamo alle prese con la nostra animalità, e senza entrare nei dettagli poco eleganti, ne accadono di tutti i colori. L'accesso alla sussualità è un salto ad ostacoli, pur se comunque un accordo lo si trova sempre. Per chi, come me, non ha mai gradito l'invasività del bacio e tantomeno che fosse la prima manifestazione di avvicinamento sessuale, è quasi contento e guarda con curiosità ed attenzione ad altri gesti di forte passionalità di coppia che lo soppianteranno (il bacio implica conoscenza profonda, stima e familiarità dei corpi). Con l'occasione voglio dire alle mie coetanee borghesi cattoliche, che confondono una normalissima voglia sessuale con l'innamoramento a prima vista, che il cambiamento che io chiedevo loro decenni addietro, e che a volte gli ho imposto, oggi non potranno evitarlo. Essere costrette a slanci nuovi e creativi potrebbe elevarle a quel minimo del saper vivere, che finalmente le farà diventare donne sopportabili.

UNA GUERRA, CHI SCAPPA, E IL CASO CHE CI MIGLIORA.

Una guerra, chi scappa, e il caso che ci migliora.
Ospedale San Giovanni di Roma 8 marzo 1992.
<<мојот единствен заштитник>>
Così esordiva e poi: <<Se respiro vuol dire che mi stai ascoltando>>.  Nessuno di noi vuole la guerra. <<Caro Silvano, ho pensato ancora una volta alla politica. Non importa quanto io reputi stupida, odiosa e irragionevole questa divisione della popolazione in serbi, croati e musulmani, è la politica che fa accadere tutto ciò. Siamo tutti col fiato sospeso, speriamo che accada qualcosa, ma non succede niente. Persino il piano di pace Vance-Owen sembra destinato a fallire. Hanno tracciato delle cartine geografiche, separato i popoli, e nessuno ci chiede nulla. I «ragazzi» (i politici e i militari nel gergo popolare) si divertono davvero a giocare con noi. La gente comune non vuole questa divisione, perché non farà la felicità di nessuno, né dei serbi, né dei croati, né dei musulmani. Chiedere consiglio a gente come noi? Non se ne parla. La politica interpella solo i politici. Un abbraccio dalla tua "Vida">>. Ma chi era Vida? O per meglio dire, "Vidanska" in lingua slava. Un'hostess delle linee aeree jugoslave venuta da Belgrado sul volo per Roma L.da V. il giorno 3 marzo 1992. Alle 14 circa decide di non rientrare in Jugoslavia spaventata dalla guerra imminente, prende un taxi a Fiumicino e viaggia verso l'Eur e mentre scende vicino alla fermata della metro viene aggredita e derubata, non si saprà se dal tassista o da chi altri. Vida è una delle tipiche bellezze slave molto vistose, attrae e distacca, inghiottita da una Roma, eterno paradiso, ma soprattutto inferno di tanta gente. Non si perde d'animo e prende la metro senza biglietto, scende alla fermata Colosseo e si aggirerà nella zona dei Fori Imperiali per tutta la notte e cercherà una soluzione possibile tutta la mattina seguente. Nel pomeriggio dello stesso giorno si incammina verso il consolato macedone a Roma e lo trova chiuso, si avvia a piedi per via Flaminia e all'altezza di via Reno mentre attraversa sulle strisce pedonali, ha uno svenimento,  cade a terra e urta con la testa il paraurti della mia Fiat. Corsa in ospedale, ricovero e scongiurato pericolo, resterà in ospedale una settimana. Ho voluto ricordare questa piccola storia perché è uno di quegli accaduti dove sembra chiaro chi è l'altruista e dona, ed è altrettanto chiaro chi ne beneficia, ma non è così. Io ho provveduto a tutti i suoi bisogni per almeno due mesi senza mai chiedere niente. Lei non ha mai potuto restituire nulla. Mi ha insegnato che non per tutti era vita come quella fortunata che io avevo vissuto, i suoi regali fatti a mano per mio figlio, erano magie venute da un'umanità vera e mai sentita così potente fino ad allora. Mi ha insegnato che l'altruismo e ogni buona azione ci fanno stare bene. Persino la lettura dei fondi del caffé fatti dalla madre a chi come me è fuori dalle superstizioni, diventava un simbolo di valori forti, semplici, e onesti. Vida da quel lontano 1992 per oltre venticinque anni ha continuato a insegnare la vita. Ieri, come fa da tanti anni, mi fa sapere che è felice a Skopie con le figlie e mi ringrazia ancora, (мојот единствен заштитник) e io contagiato da lei, mi sento migliore. Quando la ricordo penso di aver dato molto, ma un millesimo di quanto ho ricevuto.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa). Conclusione.


I mille volti della donna (e la coppia davvero potente).
L’incontro tra un dominante protettivo e una sottomessa, che scopre di essere tale nel mentre, è dirompente e spesso genera un tipo di unione viscerale sia mentale che fisica. Un rapporto durevole, emozionante, potentissimo che modifica i protagonisti e, come spesso ci accade, per comprendere questioni umane complesse come questa, ricorriamo alla filosofia, in particolare a Giles Deleuze. Cosa ci fa capire? Nel divenire deleuziano, nella sua interpretazione di "bellezza nel movimento", il corpo non risponde alla domanda cos'è, ma di cosa un corpo è capace di fare, delle possibili torsioni delle possibili resistenze. Di quali urti e scossoni un corpo si rende potente. Un corpo non lo possiamo pensare come un corredo inziale di istinti, corredo immutabile, prefigurato. Gli istinti si formano. Anzi, per essere più precisi vanno trasformati, ma trasformare gli istinti richiede tempo, dedizione e accanimento. Aggiungiamo passione, e sappiamo bene che la certezza della felicità la otteniamo quando la coppia condivide creatività, sogno e altruismo. Scoprirsi sottomessa, pur con le sue distinzioni, è scoprire che il proprio corpo entra in un campo esistenziale che modifica gli istinti. Scoprirsi dominata è avere gli stessi comportamenti sessuali avuti con i maschi del passato, riviverli con una nuova cultura amatoria, con una nuova immagine di se, e ripeterli con emozioni nuove e un atteggiamento mentale completamente diverso. E' uno sconvolgimento radicale, e spesso traumatico. Con questa premessa il dominante deve avere molta forza per sostenere la sua sottomessa, per potenziare il suo campo esistenziale e portare a buon fine la trasformazione dei suoi istinti. Nel reale, questa trasformazione che la sottomessa subisce con la scoperta di essere tale, avviene in due elementi, il corpo e l'ambiente, coinvolgendo in una parallela mutazione anche il partner dominante. Nella traduzione incerta del testo deleuziano si potrebbe indicare così: <<I due partner si metamorfizzano vicendevolmente>>. Questa "ibridazione" avviene in un campo intensivo, un campo di forze che si agita continuamente e con più potenza se questo avviene in età avanzata, e rischia di travolgere i due corpi. La mente acuta di Tiziana Villani nel suo "Secondo movimento" dice esattamente così: <<l'addomesticamento degli istinti può portare al risentimento. Coltiva il rancore come condizione necessaria per spezzare ogni forza libera e creativa>>. E vero, ma il "risentimento" si può vincere. Se si modera il campo esistenziale che "aggiorna" gli istinti entriamo in uno spazio nel quale le regole non sono date, né sono immutabili è uno spazio di mutazione. Lo scrittore Elias Canetti aggiunge che un corpo è mutante, quando ne incontra un altro congeniale e può divenire "muta", ovvero, quando fugge dalle logiche del branco, dalle logiche di potere, dalle logiche del vissuto abitudinario, dal senso morale vissuto, l'esperienza sessuale viene abbandonata e la coppia entra nel campo di trasformazione. La potenza corporea che ne scaturisce ricompone i corpi, li ibrida, li concatena in un aggiornamento di specie contro le logiche conosciute. E qui che i protagonisti di questa mutazione, sorretti dalle loro storie esemplari, da passione per la vita, dalla fantasia, dalla capacità di essere, dovranno produrre un miglioramento: la sottomessa deve migliorare la sua trasparenza, mitigare il risentimento verso il maschilismo, prendere coscienza che il suo dominante mai, in nessun caso la vorrebbe servile. Il dominante invece, deve aumentare la protezione del corpo della dominata, accettare il distacco come evento senza pericoli, aumentare la creatività, evitare ogni azione o atteggiamento che generi attrito sull'immagine sociale attuale, e del passato, della sottomessa. Sopra: un capolavoro di Ives Pires

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa) Parte quinta.

I mille volti della donna (Identità femminile e la mancata accettazione sociale) Parte quinta.
Occorre fare una distinzione tra ruoli e comportamenti. I ruoli riguardano la sfera sessuale dove, alla dominata piace ricevere quello che al dominante piace dare, quindi abbiamo la perfetta integrazione dei sessi e la riuscita del rapporto. I comportamenti, invece, sono sempre ruoli ma filtrati dal proprio io socializzato e derivanti dall'accettazione, accettazione parziale o non accettazione dei ruoli sessuali. Mentre nell’intimità tutto torna e i ruoli sono evidentissimi nell’io socializzato è esattamente il contrario. Una dominata, che ha scoperto la sua vocazione alla sottomissione forse troppo tardi, deve ancora convincere se stessa di vedersi, pur amando essere sottomessa, ancora la bella individualità precedente, quale si considerava nelle relazioni vissute. Un dominante invece ha esperienze di dominio è cosciente che la mancata accettazione della nuova identità sessuale da parte della sottomessa crea, a livello inconscio, un’erosione del ruolo del dominante che presto minerà anche la chiarezza degli atteggiamenti sessuali. Cosa accade alla coppia nella vivibilità quotidiana? Accade che in preda a un forte risentimento, la dominata impone inconsciamente un distacco netto e una difficile comunicazione che costringono il dominante a vivere in maniera isolata, senza alcuna vera attenzione della sua sottomessa. Se da questo scaturisce un dissapore, una lementela del dominante, ecco due atteggiamenti coerenti con la non eccettazione della nuova identità di genere della sottomessa. Da una parte asserisce ed è sincera che farà del tutto per essere più presente e dall'altra reagisce furiosamente contro il maschilismo temendo di diventare servile. La morale di tutto ciò è che nel dominante, per diverse ragioni adesso non superabili, è in atto un processo di spersonalizzazione che, se non verrà interrotto a breve, lo renderà inadeguato agli occhi della dominata. Nella dominata invece, è vivo un risentimento verso il maschilismo, chiaramente rappresentato dal dominante. Risentimento che nasce dalla sua storia di donna e dalla non accettazione della sua nuova identità di genere come sottomessa. Basteranno passione, amore per realizzare un progetto di coppia? No, la dissolvenza è dietro l'angolo.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa) Parte quarta.


I mille volti della donna (idenità femminile tra fantasia e moderazione).
Quando la fortuna ci fa incontrare una sottomessa, ecco che si accende la nostra fantasia. Arrivano gioco, curiosità dell’eccesso, del bizzarro, la sperimentazione, conoscenza, realizzazione e libertà di essere. Quando accade tutto questo, che spesso si manifesta improvviso, fulmineo, ci si accende e si impazzisce di piacere davvero. L’uno è autore e destinatario del piacere dell’altro senza alcun limite. Come si arriva alla dominazione? Come per ogni legame, si inizia dalla simpatia, dall’accettazione e dal piacersi, poi ci si scopre gradualmente, ci si fonde, ma la fusione può prendere la mano. La corrispondenza nel desiderio può divenire coercizione, dominanza, seduzione, sottomissione. Si va quasi sempre oltre, dominazione, controllo, esposizione assoluta del corpo della sottomessa. Da qui iniziano gli ordini, vestiti così, spogliati, fai questo, fai quello, esponiti ecc. Sono situazioni imperiose e complesse. Cosa accade quando si eccede? Se il dominante non ha sufficiente energia psicofisica, non riesce a porre un limite, non è in grado di proteggere i corpi, né di assorbire le conseguenze del risentimento della sottomessa, né sopportare le frustrazioni che ne derivano, ecco che il rapporto potrebbe scadere nel sadismo becero, dove la forte umiliazione della sottomessa diventa eccitazione per il dominante. Questa è la condizione peggiore a cui i protagonisti non dovrebbero mai arrivare. Un dominante racconta di come ha compreso di esserlo: <<Compresi che ero sessualmente un dominante incontrando casualmente una donna di quindici anni più grande di me e che pur avendo vissuto atteggiamenti assimilabili alla sottomissione, nemmeno lei era consapevole di esserlo, fu uno scoprirsi reciproco. Fu lei a portare alla luce la mia vera indentità. Diceva che era un fatto di voce la inquietava, diceva che ero arrogante ma che mi perdonava per il mio "saper fare", "anticipi i miei desideri" e come posso non perdonarti ogni cosa. A distanza di anni posso dire che aveva ragione, ma aveva sorvolato sulla cosa più importante (forse a lei in quel momento non interessava): la moderazione>>. Certamente la moderazione, riduzione, smussamento degli eccessi, in quella cura della “dignità minima” che era un vero culto per gli antichi illuminati greci, una passione tra un dominante,  potente mentalmente, protettivo, che ama moderare, e sottomessa fantasiosa, può assumere il valore di eccellenza. Amare da dominante è prima di tutto un gioco di corrispondenze sottili, di anticipazioni, di duttilità e il resto è messinscena. Tanto più essa diventa estrema, tanto più deve essere partecipata, con la voce, la vicinanza, l’attenzione, l’affetto e infine la sicurezza. Se esiste la complicità non occorre il dialogo, se esiste la passione via tutte le inibizioni, spazio al desiderio di portare la compagna all’estenuazione del godimento e spazio alla più totale fusione dei corpi. Quando sui media leggiamo di danni da sadismo, mi faccio mille domande difronte alle cose più aberranti, turpi ed estreme che accadono in questo tipo di rapporti tra attori assai complicati. Se l’amore può facilmente diventare distruzione di tutto e, anche messa al bando di ogni regola ecco che, se voglio sopravvivere e lasciare incolume e in salute l’adorata sottomessa, devo imporre dei limiti chiari. Gli indico alcune regole che per primo rispetterò e successivamente pretenderò lo stesso da lei. Solo così si può uscire incolumi dalle sbornie amorose, da rapporti complicati, costringenti, logoranti e puntare a una vita di coppia che può essere brillante, amorevole, molto soddisfacente, durevole e mai noiosa.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa) Parte terza.

I mille volti della donna (Identità femminile e la dialettica dei ruoli)
Scoprirsi sottomessa è anche desiderio del ruolo opposto. Come abbiamo già detto nell'ultimo post il risentimento della mascohista porta a un vero ribaltamento dei ruoli tra dominante e dominata. E' interessante perché da qui vediamo i comportamenti di molte coppie che nella vita abbiamo intravisto. Esiste infatti, un percorso abbastanza incidentato che porta allo scambio dei ruoli tra sottomessa e dominante, nasce direttamente dai rapporti di potere. Immaginate la figlia di un genitore despota e distratto che impone comportamenti, dice sempre lui cosa deve fare e non ammette nessuna sua iniziativa spontanea, è possibile che venga su preda di una frustrazione cronica, incapace di osare atti di ribellione o di mandare al diavolo tutti e seguire una propria strada. Nelle relazioni adulte, questa donna, finirà quasi certamente tra le mani di un prepotente e il suo comportamento sarà solo apparentemente sottomesso. La sua voglia di resistenza non si spegnerà mai, non solo, cercherà il suo riscatto attraverso un susseguirsi di rifiuti, di dimenticanze, di sottili sabotaggi, di velate critiche mai ammesse a viso aperto. Subirà e infliggerà stilettate quotidiane in un rapporto in cui si dipingerà carcerata, schiavizzata, servile, ma l'osservatore attento la vedrà in chiara veste opposta, quella di implacabile aguzzino. Nei due percorsi, abuso e silenziosa lotta per il comando, l'unica strada proibita è quella della liberazione, della resa, la messinscena non può essere interrotta, la coppia sembra durare in eterno. Somiglia moltissimo alla simbologia "dell'animo oscuro" che ricorderete, non lascia mai morire l'animo amabile, pur se potrebbe ucciderlo con tanta facilità, l'uno resta attore del teatro dell'altro, vittima, carnefice e salvatore sono sullo stesso palcoscenico dove tutti concorrono alla sua perpetuazione, paradossalmente entrano in scena due masochismi e la battaglia può durare una vita. La coppia d'eccellenza composta da dominante e dominata, si ha quando quest'ultima si sentirà libera di assumere il suo ruolo contingente (passare da sottomessa a dominante) e il dominante la lascia esprimere in tutta l'energia e libertà di essere, assumendo il compito di cui lei ha bisogno, ovvero di esploratore, istigatore e di moderatore degli eccessi se sarà necessario. Finita una messainscena eccone un'altra, e un'altra ancora, le interpretazioni mutano spessissimo, ma gli attori sono sempre gli stessi e l'unione resiste e le soddisfazioni sono molte. In questa circostanza è strategica la figura del dominate che oltre alla moderazione, fa sfoggio di resistenza ed altruismo. Sa che il distacco mentale che la sottomessa impone cresce proporzionalmente alla potenza del dominio che lui esercita, faccio un esempio: se la coppia si concede un fine settimana di vacanza ecco che la sottomessa si scatena passionalmente come spesso accade e se il suo godimento è elevato come quello del compagno, e se la vacanza finisce la domenica, il lunedì la sottomessa è ancora con la testa nel divertimento appena vissuto, il martedì è nella via di mezzo, ma il mercoledì si distacca come se avesse passato i giorni precedenti con un altro uomo e questo fa impazzire il dominante. Lui non capisce e non riesce a farsi una ragione rischia la salute mentale. Lei non risponde a messaggi, non saluta, nessun gesto di affetto, è mentalmente assente. Ecco cosa ha scritto su questo argomento un anonimo dominante inesperto, sorpreso dai distacchi della sua amata sottomessa. <<E' una donna pericolosa, piena di testa, piena di silenzi, si osserva, non chiede mai, mi fa impazzire non sapere quando stringerla ancora, quando accarezzarla, io pronto a programmare e lei non chiede niente, non vuole niente. Mi ama sempre con potentissima intensità fino a stordirmi, l'amo follemente come mai ho amato. Lei, lì tutta concentrata sul presente, nel momento di darsi e farsi prendere. Come se non avesse un domani. E' una donna pericolosa. Una di quelle storie che o ti portano in paradiso per sempre o ti uccidono>>.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa) Parte seconda

I mille volti della donna (identità femminile e il potere)
Tra identità femminile  e potere ci imbattiamo nella sottomissione, sorretta da un forte masochismo come strumento difensivo che alimenta un narcisimo attaccante ed è qui che alcune donne diventano potenti. In questa potenza ci sono aspetti vitali serissimi e questioni aperte, ci sono questioni di potere con le sue logiche radicate sia ben visibili sia microcosmiche. Non posso non ricordare Saramago e la sua ironia sulle "streghe al rogo" delle autodafé, ma lo ammiro per aver speso, forse l'unico nella storia, attenzione a chi erano veramente le accusate di stregoneria e le credenze a noi tramandate. Esse erano donne di grande intelligenza, spesso belle ed estorte alle famiglie, sottomesse dal clero e di cui il clero temeva l'effetto innamoramento. Si i preti si innamoravano delle loro sottomesse perché erano troppo forti amatrici per essere solo donne di un furtivo piacere. Il risentimento che esse sviluppavano le faceva diventare pericolose, carpivano segreti, sapevano trasformare il dolore fisico in potenza, e quando preti, vescovi e cardinali, dovevano liberarsi di loro (perché pericolose o perché da sostituire con altre più giovani), ecco che scattava l'accusa di stregoneria con la conseguenza che tutti possiamo immaginare, segragazione, tortura per renderle inoffensive e il rogo come monito ed esibizione del potere. Il risentimento della sottomessa si forma e cresce perché un dominante esalta il suo masochismo e ne avvilisce il narcisismo. E' qui che la sottomessa scatena una vera guerra contro il dominante a cui sottrae potenza con la seduzione, con la capacità di resistere al sadismo e diciamolo chiaramente, con il suo talento sessuale, la sua amabilità esemplare che le altre donne sognano o rincorrono inutilmente per tutta la vita. Le vere sottomesse hanno quella bellezza in movimento "verso il maschio" quell'avanzare e sorridere che foto e video non riescono a cogliere, ma che vediamo bene nelle opere di geniali artisti che hanno ritratto le loro insuperabili amanti. Ancora oggi, sono così talentuose da essere odiate dal maschilismo, temute dal clero, ignorate ed evitate dal femminismo perché al contrario ne sarebbe indebolito, ne uscirebbe in frantumi la sua valenza nella lotta sociale. A dare manforte però a clero, femminismo, e maschilismo è la pornografia. Produce poderosi incassi da eiaculatori senza cervello, da pervertiti e da impotenti riducendo le sottomesse a  figure estremizzate, violentate, sminuite e distorte, inaccettabili socialmente. Andiamo oltre che è meglio. Anzi chiudo con una domanda rivolta a tutti. Una società dove tutti i maschi sono omologati e schiavi felici, dove moltissime donne sono in lotta facendo anch'esse "il maschio", dove un ecosistema sta crollando, può fare veramente a meno di un vastissimo elemento sociale in grado di apportare con potenza creatività e fantasia? Credo che non può permetterselo se non arrecando un grave danno condannato da ogni ecosofia, ma anche da ogni buonsenso. Torniamo al tema principale, alla lotta di potere che si scatena tra sottomissione e risentimento verso il dominante. Perché si è catturati da un'ossessiva messainscena? Perché ci si lascia prendere dalla simmetria dei ruoli? Molti sono vittime di un persecutore ma contemporaneamente sono alla disperata ricerca di un salvatore onnipotente. Il salvatore è anche il persecutore più raffinato? Sembra di si, in ogni caso il dominante o, salvatore o, schiavista, ha un ruolo complesso, difficile, soggetto alle intemperanze della dominata. Un ruolo che pochi riescono a ricoprire traendo godimento e felicità diffuse. Alcuni studi veramente seri ci dicono che da piccoli non impariamo solo a essere vittime, ma vivendo in continuità una relazione d'abuso, impariamo che il mondo è fatto da chi infligge dolore e da chi lo subisce e sviluppiamo la fantasia (speranza) che arrivi il nostro salvatore che ci protegge e riscatta. A furia  di essere vessati produciamo strumenti per difenderci. Se nella vita abbiamo conosciuto frusta e indifferenza, nella nostra evoluzione riconosciamo chi le sa somministrare e dove speriamo di trovare salvezza. Molti di noi vivono il paradosso di trovare la liberazione nel proprio carceriere, si ha bisogno delle chiavi per la nostra liberazione e le chiediamo proprio a colui che ci ha imprigionato. Questo lo impariamo da piccoli. Quando non potendo sotituire padri e madri pur se ci violentano, dobbiamo sceglierli perché i più adatti per realizzare la nostra crescita (chiunque altro sarebbe peggiore). Restiamo pur sempre figli che non possono scegliere i genitori. Da adulti ricadiamo facilmente nel ruolo di vittime, abbiamo coscienza di vittime, ma contemporaneamente, senza premeditazione, ribaltiamo quasi per magia i ruoli. Una signora sottomessa si realizzerà come femmina affidando testa e corpo al dominante, ma cercherà e troverà la sua rivincita. Nel letto e nel menage tutto bene, ma come i due protagonisti si allontanano e subentra giusta distrazione del quotidiano, ecco che la sottomessa produce distacco mentale come difesa dal servilismo. Il dominante meno conosce i pensieri, meno sa del  vivere quotidiano della sottomessa e più lei si sente al riparo dal servilismo e dallo schiavismo maschilista. Una vera compensazione. Non importa se il dominante gli ripete che lui non la vuole servile nel menage famigliare, lei non gli crede, perché nella distrazione giornaliera il dominante non rappresenta se stesso, ma la società tutta, rappresenta tutti i maschi e tutti i peggiori maschilismi. Il forte narcisimo della sottomessa annusa il pericolo masochista e reagisce con una violenta quanto brusca reazione producendo un netto distacco che il maschio non comprende, non è nei tempi delle sue possibilità di comprensione e la coppia implode.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e scoprirsi sottomessa). Parte prima

I mille volti della donna (Identità femminile tra turbolenza e mutazione).
Una donna non più giovanissima, che si scopre sottomessa sessualmente, entra in uno spazio di sovversione, di cambiamento. Sono molte le domande a cui lei deve trovare risposte: Che donna sono stata? Che amante sono stata in passato? Quali atteggiamenti amorosi erano già da sottomessa? Ho un corpo che non risponde più a regole prestabilite e cosa mi potrà accadere? Affidarmi a un uomo mi farà diventare una schiava perenne? Quando sono stata accondiscendente con chi non meritava? Quando la mia sopportazione del dolore è stata usata da altri? Quante volte sono stata servile? Ora fuori dal letto sarò servile? Tante sono le domande e altrettante saranno le questioni aperte a cui rispondere e la sottomessa non potrà risolverle da sola ha bisogno del suo dominante che la sostiene e ne convoglia le intemperanze, gli attriti, le paure. La prima reazione, quando una donna si scopre dominata, è dare sfogo alla fantasia e all’immaginazione, tutte forze fuori dagli schemi di potere, fuori dalla socializzazione. Poi ecco il risentimento che scaturisce dal contrasto tra la precedente idea di se stessa e l’idea ancora confusa del momento. Il risentimento cresce dal contrasto tra comportamenti abituali e quelli inediti che sfuggono alle regole sociali, due mondi completamente opposti, uno statico e l’altro sovversivo. Il mondo della sottomessa sfugge alle regole stabilite, ma la sua somiglianza alla vita è sbalorditiva, è sorprendente. Nella vita lo spirito di ognuno di noi traccia comportamenti, individua le nostre linee di accettabilità sociale, poi interviene il caso, interviene l’imprevisto, ed ecco che saltano gli schemi ed anche la morte ci appare più indefinibile e ci fa meno paura. Spesso ci accade che siamo talmente assimilati a degli schemi che non si è più capaci di avere immaginazione. Scoprirsi sottomessa è “tornare a sentire” ad esplorare, ed ecco che ci si sente in un altro presente, un presente diverso, ma vicinissimo a quello che volevamo essere. Il cattivo diventa il nostro spirito, il nostro sentire, che essendo stato subordinato all’intelletto e quest’ultimo assoggettato dalla morale, entra in subbuglio e nasce il corto circuito del risentimento. Difficile accettarsi, si colpevolizza chi ci ha cambiato. La vita della “nuova coppia” tra dominante e sottomessa è “mutazione nei corpi”, è devenire continuo sorretti da irriverenza e curiosità. Corpi che si aggregano e si compongono tra loro, si alimentano non più del vissuto ma della creatività, diventano muta e come in tutte le mute ad essere messe in discussione sono le relazioni di potere. Per questo la sottomessa ha timore di essere serva del maschilismo e, per evitare il risentimento emergente, non basterà al dominante di dichiararsi non interessato al dominio fuori le lenzuola. Ecco quindi che la coppia/muta dovrà impegnarsi con energia, passione, fantasia per esorcizzare questo fantasma terribile, il risentimento della sottomessa.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e la familiarità con il dolore fisico)

Identità femminile e la familiarità con il dolore fisico.

Sull'identità femminile abbiamo detto molto e possiamo senza dubbio affermare che le nostre compagne sono realtà complesse ma noi uomini poco facciamo per renderci adeguati o per agevolare le loro vite fitte di impegni gravosi tra casa lavoro e figli. Mi piace pensare a loro come a un oroglogio a pendolo sferico, dove la semisfera di destra è l'area dominata dal narcisimo, e quella di sinistra è il masochismo, la lancetta lunga oscilla velocemente da una semisfera all'altra e la lancetta più corta e meno veloce è l'egocentrismo che si alimenta dalla rapidità delle interiezioni delle due emisfere. Negli anni è questa la "meccanica" che ho immaginato, essa mi aiuta a capire cosa muove le nostre compagne. Le ragioni dell'ego delle nostre donne sono rapide nel mutare e potentissime, tanto più potenti quanto più veloci sono gli interscambi tra masochismo e narcisismo. E' qui che pulsa l'identità femminile, poi c'è la nostra società che cambia più lentamente, e in questa società agisce il femminismo come lotta civile, una lotta tendente all'isolamento e a superare a priori l'imprevedibilità e le contorsioni della personalità femminile. La stabilità interiore invece è meno portata ai cambiamenti e spesso resta una battaglia persa. Sono due elementi, quello pubblico e quello privato che per avere successo dovranno coinvolgere anche gli uomini, l'educazione genitoriale, (completamente assente), una nuova considerazione della psicoterapia, e nuovi modelli sociali che stentano a decollare (a parte qualche miglioramento dei giovanissimi padri). Per scoprire la loro sessualità le donne hanno bisogno di essere prese per mano ed aiutate ad esplicarsi, a sperimentare, a capire se stesse in un groviglio di pulsioni, a manifestarsi in una nuova libertà mentale che l'educazione gli impedisce. In questo compito noi maschi siamo inadeguati, approssimativi, egoisti e omologati dalla cultura corrente e dalla pornografia e restiamo sorpresi di come una donna innamorata sia capace di cambiare la sua e la nostra vita, di quanta potenza, di quanta creatività ed altruismo mette in campo (anche una genovese diventa spendacciona). Siamo travolti dal cambiamento repentino dei comportamenti delle nostre compagne e siamo incapaci di proteggerle, di aiutarle e peggio ancora tracolliamo più di loro e passiamo velocemente alla condanna della loro instabilità. Le nostre donne hanno familiarità con il dolore, essa nasce dalla loro biologia ricettiva e si accresce con la maternità e questa familiarità del corpo a pressioni fisiche consistenti ci spiazza e ci fa cedere a un sadismo senza regole se non quelle della cultura pornografica che tratta la donna come in macelleria trattano gli animali. Una donna sui media e per il porno è un insieme di parti fisiche esposte, manomesse, colpite, come un allevamento suino espone i prociutti, a questa femmina si contrappone un maschio palestrato, super eroe della "tartaruga", narcisista, imitatore di gesti sessuali atletici, "assaltatore" del sesso, ma completamente incapace di intendere e volere, di capire le diversità tra una donna e l'altra. Un "professional ejaculator" (tipo "do coio coio" in perfetto stile romano) a danno della strepitosa disposizione all'amore e sesso (aggrappati insieme) che le nostre donne ci offrono. In questa confusione di aspettative e di intenti i due sessi si attraggono rapidamente e altrettanto rapidamente entrano in collisione, il passaggio repentino da gesti di amore superlativi, a gesti di repulsione terribili, coglie il maschio impreparato, non riesce a capire, non ce la fa a capire, non è stato avvisato di questo pericolo, impazzisce, minaccia, diventa aggressivo, violento e cede alla tentazione di far valere la sua forza fisica. Lui non sa che il masochsmo delle nostre donne, unito alla capacità di gestire sofferenza, le rende potentissime guerriere, esse preferiscono farsi massacrare piuttosto che cedere nelle ragioni. Esaltano il loro masochismo, preferiscono costrizioni, meglio il dolore fisico che cedere a qualcuno che le minaccia con la forza. Non cedono, non vogliono essere contraddette, non sopportano di perdere difronte a nessuno e pensate se cederanno alle minacce di un uomo prima tanto amato e ora odiato come il nemico di ogni vivibiltà agognata. Anche se nessuno ha il coraggio di dirlo (femminismo compreso) questa è una delle cause dei femminicidi che è l'ennesima guerra non dichiarata alle donne e miete vittime da decenni.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Narcisismo e masochismo) Parte decima.

I mille volti della donna (narcisimo e masochismo) Parte decima.

Chiudevamo la parte presedente dicendo di come il masochista offre da una parte disponibilità e dall’altra vuole un comportamento riparatore da chi utilizza questo suo poco vero altruismo. Tutto ciò serve a dimostrare l’inadeguatezza, la cattiveria e l’insensibilità dell’altro, che viene relegato a un ruolo sadico anche se sadico non è. A volte però l’altro è sadico davvero, scelto inconsciamente proprio perché tale, in altri casi il comportamento sadico dell’altro viene indotto o potenziato proprio dalle aspettative e provocazioni masochistiche. Nel masochismo dobbiamo riconoscere anche una forte componente sadica che è rivolta contro il proprio Ego per regolare il conto anche con questa entità centrale, colpita per dare sfogo al risentimento verso l’altro. Provocare frustrazione attraverso l'aggressione indiretta genera una forte realizzazione inconscia. Il masochista, pur se inconsapevolmente tende a riservare a se stesso il ruolo socialmente gratificante della vittima buona e incolpevole o quantomeno riscuotere l’approvazione degli altri mostrandosi persona mite, altruista, disinteressata. La mitezza sul lavoro, la rinuncia alla competizione, l’essere solerti, dire si a ogni richiesta dei capi, sono tutti comportamenti tendenti solo all’encomio per soddisfare i narcisismo, ma proprio queste sono le infallibili spie che rivelano il carattere distruttivo della disposizione d’animo del masochista. Insomma masochismo e narcisismo sono forze interagenti rafforzate dall’aspettativa sociale, che considera questo insieme di atteggiamenti “perfettamente adeguati” alla “natura femminile” tanto da considerarli una dato psicobiologico. Nonostante questo oggi le donne hanno più spazio per la loro realizzazione nella società e forse più ampio di quanto non ne abbiano dentro se stesse. I condizionamenti più pesanti e più difficili da riconoscere, e quindi da modificare si trovano all’interno degli esseri umani e quelli che nei post precedenti abbiamo trattato sono un concreto esempio della loro invadenza. All’interno dei movimenti femministi c’è disaccordo e il problema personale viene annegato in quello sociale, e le poche donne che intendono migliorare il loro stato personale, lo fanno contrapponendosi agli uomini, lontano dai compagni, dai mariti ecc.. Le battaglie sociali si vincono con la passione civile di tutti, portare le donne fuori da questi condizionamenti pesanti è un dovere sociale allargato, direi umanitario. Mi piace quello che dice una stimata femminista francese, citando Luis Aragon: <<La femme  est l'avenir de l'homme>> ed ha proprio ragione. Gli uomini, e la società tutta, non possono continuare a buttare via questa fortissima spinta vitale che è la creatività femminile, una forza veramente potente che è l'ultimo antidoto che abbiamo contro la definitiva omologazione della specie umana. Sopra: una deliziosa opera di ignoto.

I MILLE VOLTI DELLA DONNA (Identità femminile e masochismo) Parte nona.

I mille volti della donna (Identità femminile e masochismo) Parte nona.

Chiudevo il post precedente dicendo che la bambina, nel rapporto genitoriale, ritorce la sua aggressività verso se stessa. Un bravo psicoterapeuta analizzando la persona adulta ci direbbe che dietro un’apparente umiltà e gentilezza, sono evidenti molte delle caratteristiche del masochismo: un’eccessiva richiesta di affetto, posta però in modo da suscitare una risposta negativa e frustrante, una carente autostima sostituita da un egocentrismo infantile, e soprattutto la forte quantità di collera e ostilità (in rimozione, scotomizzate) che sono potentemente attive. E’ noto che in questi adulti l’aggressività si manifesta a livello conscio o esteriorizzata, infatti tendono a incanalare il loro risentimento in disturbi psicosomatici o in fantasie di auto-esaltazione, quasi sempre avvolte dal vittimismo. Uno dei sogni frequenti in questi soggetti è immaginare il proprio funerale dove tutti i suoi nemici in vita, e soprattutto i genitori che non l’avevano capiti, li piangano dolorosamente. Panken, uno dei massimi studiosi di questo fenomeno dice che l’ambivalenza nel primo rapporto madre-figlio sia cruciale nella messa in moto dei modelli di comportamenti masochistici. Sempre Panken dice che le madri dei masochisti sono donne che: <<non hanno ricavato molta gioia dal ruolo materno e hanno tentato, contemporaneamente, di dominare la vita dei loro figli>>. Erano madri invadenti dentro e fuori casa e spesso cercavano di soffocare o limitare tutte le altre esperienze dei loro figli costringendoli sia direttamente che in modo subdolo a comportamenti ridotti o dettati da loro stesse. Queste madri ambivalenti, possessive, ansiose, iperprotettive, perfezioniste, vengono comunque considerate “buone madri” dai figli stessi.  Da qui una serie di patologie ma, tornando a quella masochista, il bambino non vede la madre come cattiva perché rifiuta una forte contrapposizione che creerebbe un ambiente troppo ostile e minaccioso, quindi si muove tra due esigenze: quella di conservare una buona immagine della madre a un livello pre-ambivalenza, e l’esigenza del suo ego di conservare un rapporto oggettuale materno essenziale per sopravvivere. Questo schema è corretto. Per le femmine occorre aggiungere che il distacco materno ha connotazioni narcisistiche e genera un’altra ambivalenza data dalla necessità di liberarsi dall’identificazione materna (dal rapporto simbiotico) e soprattutto nell’adolescenza, può essere fonte di atteggiamenti violenti verso la madre e per  la pulsione narcisistica, dove aggredendo la madre non si vive la sensazione di aggredire “un’altra” ma ancora una volta se stessa. Nei confronti del padre la masochista cercherà in tutti i modi di perseguire un’immagine benigna di lui e più tardi del partner adulto suo sostituto naturale, ai fini della conservazione del rapporto percepito come vitale, il che è reso possibile dalla mancata presa di coscienza dell’ostilità e del sadismo del partner, e del conseguente risentimento di lei. E’ un meccanismo difensivo che deriva dalla mancata immissione di elementi aggressivi nel rapporto che potessero distruggere il rapporto stesso che il masochista sente di dover salvare ad ogni costo per non perdere “se stesso” con la separazione dall’altro. Ora possiamo senza dubbio dire che nell’educazione femminile, nel quadro della mancata integrazione degli impulsi all’autoaffermazione, l’elemento più potente è l’aggressività, che è la spinta meno accettata. Fin dai primi giorni di vita la rabbia femminile quanto più è violenta tanto ha la connotazione dell’impotenza, con tutte le conseguenze devastanti che essa provoca nei confronti dell’Io e della sua autostima. L’Io così aggredito è un io “ridotto” (svalutato, sofferente) e il “bravo" di colui, a cui l’aggressività era inizialmente diretta, diventa vitale. Lo scopo del masochista è quello di indurre l’altro a un comportamento di riparazione che non è disposto a dare, e che comunque se dovesse offrirlo, non sarebbe accettato, né ritenuto valido, né sufficiente. Continua...