ISOLE ROBOTIZZATE

L'integrazione delle strategie di engineering come supporto all'innovazione

IL PROGETTO PENSIERI RAPIDI

Il progetto web PENSIERI RAPIDI
In questi giorni il progetto PENSIERI RAPIDI compie 9 anni. Nata con il nome Abv Accademia, i post di questa iniziativa dovevano avere la brevità tipica della comunicazione online e un senso compiuto come singolo post e in caso di "ricerca" o piccolo saggio, anche un significato complessivo basato su una seguenza di post a seguire numerati. A seguito di pressioni da parte di una rivista cattolica Abv Accademia chiude a fine 2019 per proseguire con dominio Silvano Fagiani, il resto è tutto su queste pagine "lentamente" attive del blog. Perché lentamente attive, perché il blog è nato e conserva ancora oggi una sua originalità ed è costituito da testi, foto, disegni, progetti, ideati e realizzati dal sottoscritto e pochi intimi. Ancora oggi non esiste una redazione. La proprietà intellettuale dei contenuti del blog è degli ideatori, ma anche di tutti coloro che in maniera anonima o visibile, diretta o indiretta, hanno contribuito alla qualità dei contenuti. Il blog PENSIERI RAPIDI è un progetto di ricerca che nasce dall’esigenza di ridare espressione a tutte quelle istanze di pensiero che fanno parte dello scommettersi con la vita e i suoi molteplici divenire. E' inteso senza filtri editoriali, né limitazioni ideologiche esterne. Non vuole entrare in collisione con enti potenti e strutturati attualmente presenti sul web. Non vuole una presenza attiva sui social senza trascurare canali di divulgazione necessari. Questo sforzo amatoriale può essere realizzato solo ed esclusivamente con risorse finanziarie provenienti da altre attività lavorative degli autori. Molti di voi sanno quanto è difficile attualmente rinvenire ambiti precisi di produzione dei saperi, tutti quei centri di pensiero che fino ai primi anni Settanta avevano svolto la funzione di veri e propri punti di riferimento per la creazione di idee e di pratiche di ricerca appaiono oggi in crisi. Le ragioni di tale crisi sono di varia natura ma è utile qui richiamarne almeno due: il divorzio tra conoscenze e pensiero critico, nonché la dispersione delle intelligenze a fronte di un rapido processo di svuotamento di tutti gli spazi deputati alla ricerca. Nel primo caso, la rottura del rapporto con un certo modo di intendere la dimensione politica e dunque pubblica del pensiero ha finito con il dissolvere tutta una serie di ambiti, situazioni e riflessioni che tentavano di interrogarsi sul prodursi degli eventi e sulle loro espressioni. Questo legame, oggi venuto meno, svolgeva un tempo una funzione di “presa diretta” sullo stato delle cose. Inoltre, in molti luoghi istituzionali il sapere si è tradotto nella costruzione dell’ennesima cinghia di trasmissione tra ceti intellettuali e comunicazione. Senza trascurare l'importanza del web come strumento che è riuscito a ridare voce e spazio di visibilità a coloro a cui le leggi della pubblicità lo avevano negato sulla carta stampata. Oggi assistiamo a un altro processo molto potente, l'affermarsi di una nuova censura che separa in modo drastico le nuove élite dai consumatori dei prodotti della cultura di massa. La dematerializzazione della vita si traduce in un costante movimento di contraffazione degli eventi. In questo trasmutarsi delle forme di comunicazione e dei saperi si verifica anche una vera e propria destrutturazione degli statuti disciplinari: la divulgazione impone un appiattimento della complessità stessa dei linguaggi. Quest’appiattimento finisce con il provocare una sorta di cortocircuito dell’affabulazione: si ipotizza e si costruisce un’idea di pubblico cui rivolgersi, lo si sonda in ragione dell’età, dell’istruzione e dei bisogni e lo si produce come un universale vuoto al quale riferire un’offerta che diviene necessariamente sempre più atona e banale. Il soggetto consumatore a questo punto, posto nel ruolo dello spettatore consumatore passivo, non potrà che aderire alla natura dell’offerta che gli viene proposta. Il nostro blog ha la presunzione di sottrarre alcuni di noi a questo misfatto. Ci preme precisare che un sistema così ben rodato viene tristemente replicato negli ambiti più diversi, spesso destituiti di ogni potere, ma ammaliati dalla possibilità di poter comunque occupare degli spazi in cui apparire. PENSIERI RAPIDI nel corso di questi anni ha voluto continuare a essere un ambito di riflessione ostinatamente interessato alla dimensione sociale-filosofico-politica, di un presente che per quanto frammentato continua a produrre spazi e aperture che indicano percorsi diversi da coloro che intendono rigidamente perimetrare le trasformazioni e i bisogni delle esistenze. Abbiamo inserito questo post perché in tanti ci hanno chiesto il perché della nostra "anarchia" in un marasma di comunicazione frammentaria e improvvisata, rientrante in una omologazione derivata dalla caccia ai banner pubblicitari. Spero di avervi risposto con la nostra solita attenzione.

L'IMMAGINARIO, LA REALTA' E IL RIZOMA DI DELEUZE

L'immaginario, la realtà e il rizoma di Deleuze

Ai tempi degli imitatori imitati, dei mi piace, dei cuoricini, e del condividi, l'immaginario è ancora molto potente, esso cerca e trova nuove strade per necessità. Abbiamo assistito alla fine di ogni individualità annegata nel marasma delle regole del mercato e all'allontanamento del nostro immaginario dalla realtà esistenziale che lo ha prodotto, ma c'è molto di nuovo in noi, nel 2021 possiamo cogliere novità. La ragione principale della forte tendenza al nuovo scaturisce da un repentino cambiamento, oggi soggetto e oggetto non esistono, in tempi molto rapidi tutto è comunicazione, e nelle nostre espressioni pubbliche (consideriamo i social un'area pubblica) tutto è soggetto e tutto è oggetto. Per poterci comprendere anticipiamo per necessità il concetto deleuziano di "Rizoma", che risponde perfettamente alla domanda "cosa siamo oggi" o cosa siamo diventati. Il rizoma non è un punto, non è un oggetto definito, non è localizzabile, ma è qualcosa che costantemente si trasforma, avendo nella sua dialettica mutatoria la sua ragione di esistere. Più semplicemente ognuno di noi non è più un soggetto tra tanti soggetti ma siamo la scelta delle mutevoli dinamiche esistenziali a cui aggiungiamo il caso, ovvero la buona o cattiva sorte. La pubblicità ci fa vedere i comportamenti, ci esorta a questo o a quel comportamento, ci spinge. Esistiamo solo perché esistono le nostre azioni. Queste azioni le percepiamo come attrazione, come una potente sirena, una certezza di "stare al mondo". Con Eros (modernissimo dio greco dell'amore che dall'olimpo si è installato sul web) la coppia torna soggetto, è fatta di due soggetti che hanno pulsioni forti, a volte primordiali, altre volte non socializzate, dove la fantasia amorosa è l'insieme di azioni rivolte a quel soggetto, valide solo per quel soggetto. Se diventiamo un rizoma anche nell'innamoramento sul web, ecco che diventiamo inutili, l'azione diventerebbe fine a se stessa trascurando le caratteristiche di chi stiamo amando. Il risultato di questo è un allontanamento tragico dell'immaginario dalla nostra realtà. Tragico perché, nel caso diventiamo bravi a creare e gestire emozioni online, quando finalmente scendiamo nel reale (ovvero ci si incontra), la distanza tra immaginario e mondo fisico deve essere brevissima, aderente, altrimenti tutto sfuma nel disastro che era assai temuto. Fuori dalla nostra attività emozionale e romantica della comunicazione web, ridiventiamo solo azioni, il casalingo, il lavorante, il gitante, il pilota, l'amante di gatti e cani, l'atleta, il palestrato, il marito, la moglie, ecc. rieccoci appunto, come non soggetti, come azioni legate ad altre azioni, come concatenamenti meccanici. Ogni giorno viviamo il nostro moto che costituisce la nostra vita. Un moto che nel 2021, o nei pressi di esso, abbiamo sospeso perché costretti dagli eventi. Abbiamo portato la nostra soggettività, la nostra passione molto umana e capacità di stare insieme, dalla strada al web. Dove cogliamo novità? Sul web o meglio alcune frange di utenti di esso particolarmente creativi, comunicativi e sensibili verso l'alterità, verso lo sconosciuto lontano, verso identità complesse espresse in pagine di presentazione hanno stabilito rapporti "affettivi" così potenti da produrre dolore per attese troppo lunghe, per distacchi ecc., insomma si determinano rapporti complessi e a volte dolorosi come negli innamoramenti nel reale. Possiamo chiamare tutta questa marea di emozioni in lontananza come il ritorno di un periodo romantico che ci ricorda i grandi amori dei secoli passati, quando si piangeva per una lettera profumata che arrivava in sette mesi, anziché sei, disguido che le distanze e il servizi di posta dell'epoca imponevano. Se sul web abbiamo potenziato il nostro immaginario fino a renderlo inaccettabile a ogni realtà successiva, usciamo sconfitti e offesi. Se abbiamo tenuto un'immagine aderente a quella vera, eccoci innamorati di qualcuno che ci è congeniale, che ricambia con una passione come mai abbiamo vissuto nel passato. Questa è la vera novità del 2021, abbiamo smesso di innamorarci di qualcuno sbagliato per passare alla famosa "corrsponsione di amorosi sensi" che il romanticismo classico ci ha insegnato. Siamo ciò che facciamo!! Diventando azione e imitatori degli altri, diventiamo mutevoli e iperattivi, con una miriade di piccoli desideri evasi che ci allontanano dal vero desiderio che ci porterebbe alla certezza del nostro benessere. Le "relazioni pure" (quelle che hanno l'amore come fine, senza convivenze, senza programmi di vita condivisi), diventano brevi storie  fatte di erotismo, di creatività, di forte passione, di affinità tra soggetti, non durano a lungo sono impegnative, logoranti e ognuno vive la necessità del diritto di recesso alla prima difficoltà. Perché allo stato di innamoramento ci arriviamo con fatica e quando ci arriviamo, gli addossiamo troppi compiti onerosi ed alcuni proibitivi: alleggerire il senso di solitudine e gestire i distacchi necessari affinché possiamo ridiventare solo azione. Resta l'eterno dualismo tra amore breve e potente e necessità di condividere un progetto di lunga durata, è qui che giochiamo le nostre carte e dove il nostro individualismo si scatena.

La relation pure et la responsabilité des partenaires

La relation pure et la responsabilité des partenaires
La relation pure représente la condition de couple la plus typique de la vie moderne. Il est aussi solide et résistant que chacun des composants en tire satisfaction. Elle n'est pas comparable aux autres unions, encore moins au mariage du passé, dont la pérennité semblait aller de soi, sauf en cas de force extrême. L'une des caractéristiques de la relation pure est qu'elle peut être rompue à volonté et à tout moment, par l'un ou l'autre des partenaires. Pour qu'une relation ait une chance de durer, il faut beaucoup d'efforts, mais quiconque fait beaucoup d'efforts risque bientôt beaucoup de souffrances. L'engagement n'a pas de réciprocité certaine, il n'a pas de culture de la durée. << Jusqu'à ce que la mort nous sépare >>, << Dans la chance et la malchance >>, << Dans la richesse et dans la pauvreté >>, elles semblent des " caricatures " laïques, mais aussi des pièges faciles à éviter. Il est inévitable de penser que, si votre partenaire peut vous quitter quand il veut et sans votre consentement, investir ses sentiments dans la relation est une étape risquée. Nous vivons fortement dans le présent. On s'aime sans limites et puis on revient aux messages, aux attentes, aux fragilités. Souvent une nouvelle relation nous fait reconsidérer l'image de nous-mêmes, nous voyons nos expériences avec des yeux différents, plus conscients, et il arrive que le passé devienne encombrant et, si la nouvelle perception de soi est très radicale, nos histoires deviennent une menace pour la vie personnelle. stabilité et de réels obstacles à la nouvelle aventure de couple. Il serait sage, même en amour, de dépoussiérer la "modération", cette attitude mentale qui permettait aux Grecs antiques d'affronter les risques et les incertitudes. Il faut ajouter beaucoup d'attention quand on s'aperçoit que notre partenaire investit profondément ses sentiments au point de le rendre très dépendant, peu importe s'il est téméraire ou pourquoi cela arrive, il importe au contraire qu'il s'acquitte sérieusement d'une responsabilité morale protégée. , c'est l'attitude éthique correcte que nous devons tous adopter.

Die reine Beziehung und die Verantwortung der Partner

Die reine Beziehung und die Verantwortung der Partner

Die reine Beziehung stellt den typischsten Paarzustand des modernen Lebens dar. Es ist so stark und widerstandsfähig, wie jede der Komponenten Befriedigung daraus zieht. Sie ist nicht vergleichbar mit anderen Ehen, geschweige denn mit der Ehe der Vergangenheit, deren Dauerhaftigkeit außer in Fällen extremer Gewalt als selbstverständlich galt. Eine der Eigenschaften der reinen Beziehung ist, dass sie von beiden Partnern jederzeit und nach Belieben getrennt werden kann. Damit eine Beziehung eine Chance auf Dauer hat, bedarf es großer Anstrengungen, doch wer sich viel anstrengt, riskiert bald viel Leid. Engagement hat keine gewisse Gegenseitigkeit, es hat keine Kultur der Dauer. << Bis der Tod uns scheidet >>, << In Glück und Unglück >>, << In Reichtum und Armut >>, sie scheinen säkulare "Karikaturen", aber auch Fallen, die leicht zu umgehen sind. Es ist unvermeidlich zu denken, dass es ein riskanter Schritt ist, seine Gefühle in die Beziehung zu investieren, wenn Ihr Partner Sie verlassen kann, wann er will und ohne Ihre Zustimmung. Wir leben stark in der Gegenwart. Wir lieben uns grenzenlos und kehren dann zu den Botschaften, zu den Erwartungen, zu den Schwächen zurück. Oftmals lässt uns eine neue Beziehung unser Selbstbild überdenken, wir sehen unsere Erfahrungen mit anderen, bewussteren Augen, und es kommt vor, dass die Vergangenheit schwerfällig wird und unsere Geschichten, wenn die neue Selbstwahrnehmung sehr radikal ist, zu einer Bedrohung für das Persönliche werden Stabilität und echte Hindernisse für das neue Paarabenteuer. Es wäre klug, auch in der Liebe, "Mäßigung" abzustauben, diese geistige Haltung, die es den alten Griechen ermöglichte, Risiken und Unsicherheiten zu begegnen. Wir müssen viel Aufmerksamkeit hinzufügen, wenn wir feststellen, dass unser Partner seine Gefühle so tief investiert, dass er sehr abhängig ist, egal ob er leichtsinnig ist oder warum dies geschieht, es kommt stattdessen darauf an, dass er ernsthaft eine moralische Verantwortung wahrnimmt , das ist die richtige ethische Haltung, die wir alle verfolgen müssen.

La créativité féminine progresse avec l'âge.

La créativité féminine progresse avec l'âge.

Maintenant, je suis sûr que, sur la base de mon expérience personnelle, en parcourant les réseaux sociaux et les sites de rencontres que de nombreuses femmes de haute qualité décrivent, comme et plus que Facebook ou Tumblr, etc., je peux affirmer sans risque que presque toutes les femmes augmentent leur créativité au fil des ans. Beaucoup se souviendront du préjugé séculaire de "Vituperium in vetulam", qui utilise des noms tels que sorcière, belle-mère et, inévitablement, acide pour décrire les femmes en fin de fertilité. La vision des femmes par les religions monothéistes était complètement déformée, complètement dépassée, tout aussi déformée. La seule question est la fin de la fécondité, où la science et le féminisme ont coulé leurs activités pour les reporter, pour les conduire à une vieillesse. En attendant, revenons au concept de créativité. C'est aujourd'hui l'apanage des inventeurs des annonceurs, des créateurs qu'on n'appelle pas « inventeurs » car ils se copient selon les tendances de la mode au service des « lois du marché » précisées et consacrées par le monde financier. A eux, et à ce qui se présente sous nos yeux, on peut ajouter qu'en réalité il s'agit d'un processus beaucoup plus large : la création touche non seulement l'art, la science ou la philosophie, mais aussi la vie quotidienne. Et pour cela, deux éléments sont nécessaires. D'abord l'effort, et l'effort est très féminin : l'idée nouvelle n'est pas une belle brise qui vous touche d'un coup, toutes les études de découvertes mathématiques le confirment, c'est la pointe, mais en dessous doit être l'iceberg, grâce à le travail incessant du temps qui précède une invention pour la rendre complète et précieuse. C'est la pensée analogique et non numérique (qui ne naît et ne grandit qu'à partir du présent) qui permet de réveiller le nouveau de l'ancien. Le nouveau surgit par analogie avec l'ancien, par similitude. (la voiture de chemin de fer est dérivée de la calèche). Mais revenons aux femmes qui ne sont plus jeunes. Depuis Platon, le langage de la créativité s'est formé par analogie avec la maternité : cela signifie « donner naissance à un concept », « donner naissance à une idée », peut-être « après une longue grossesse ». Mais attention, expropriez les femmes, limitez-les à la procréation : il y a toujours « la paternité d'une idée », jamais la maternité. L'idée peut naître "avec le travail", la fameuse fatigue, exclusivement de l'esprit masculin (honte masculine). A travers Platon, qui écrit les dialogues, Socrate évoque la figure de sa mère sage-femme avec une parabole : De la même manière qu'elle aidait les jeunes filles à mettre leurs enfants au monde, j'aide les jeunes à mettre des idées au monde. Attention il s'agit d'un concept qui a même été partiellement aboli par le féminisme politique, qui, en raison des défaites séculaires de la constitution féminine, refuse de voir la créativité féminine comme le résultat d'une intimité collaborative avec le masculin, il est caché qu'un la femme, pour la sienne Pour augmenter sa créativité et sa conscience de soi, elle a besoin d'un contact fort avec l'homme. La reproduction est en même temps la création ultime. En raison de ce fait unique, une personne âgée joue un jeu différent de celui de ses pairs en termes de désirabilité. Les médias sont les pires conformistes, soumis au chauvinisme de confort. La télévision est pleine de commentateurs : des hommes qui sont capables d'élaborer une pensée de manière créative. Les femmes présentes sont majoritairement des journalistes : elles posent des questions aux hommes, ce qui est vraiment agaçant car on leur refuse souvent le droit de répondre. Dans leur parti aussi, ils représentent l'opinion du groupe parlementaire, pas la leur. Ils sont souvent tenus à distance au sein des forces politiques et des institutions, et cela se produit surtout en Italie. Une Italie qui reste à la pointe des droits civiques. Aujourd'hui, par exemple, il est nécessaire qu'Angela Merkel soit étudiée comme modèle dans les écoles secondaires. Mais même sans être Merkel, la tendance créative des femmes s'exprime de mille manières à un certain âge, dans le sport, dans les loisirs, dans la nutrition, dans les cosmétiques, dans l'art, dans l'agrégat social, dans le regroupement d'une Famille et de nouveaux intérêts, et le moyen qui tire les gens de l'homologation qui les opprime demeure. S'il y a aujourd'hui innovation dans la relation homme-femme, c'est toujours grâce à leurs qualités que la vie apporte un progrès, une amélioration, car la valeur terre-femme au sens écologique s'impose à chaque âge. Et c'est notre avenir.

Die weibliche Kreativität schreitet mit dem Alter voran.

Die weibliche Kreativität schreitet mit dem Alter voran.

Jetzt bin ich mir sicher, ausgehend von persönlichen Erfahrungen, dem Durchqueren von sozialen Netzwerken und Dating-Sites, die viele hochwertige Frauen beschreiben, wie und mehr als Facebook oder Tumblr usw., kann ich mit Sicherheit sagen, dass fast alle Frauen ihre Kreativität steigern über die Jahre. Viele werden sich an das uralte Vorurteil von "Vituperium in vetulam" erinnern, das bei der Beschreibung von Frauen ab dem Ende der Fruchtbarkeit Namen wie Hexe, Schwiegermutter und zwangsläufig Säure verwendet. Ganz verzerrt, ganz überholt, ebenso verzerrt war die Betrachtung der Frauen durch die monotheistischen Religionen. Die einzige Frage ist das Ende der Fortpflanzungsfähigkeit, wo Wissenschaft und Feminismus ihre Aktivitäten versenkt haben, um sie aufzuschieben, sie in ein höheres Alter zu führen. Kehren wir in der Zwischenzeit zum Konzept der Kreativität zurück. Heute ist es ein Vorrecht von Erfindern auf Werbetreibende, auf Designer, die nicht als "Erfinder" bezeichnet werden, weil sie sich gegenseitig nach modischen Trends im Dienste der von der Finanzwelt angegebenen und geweihten "Gesetze des Marktes" kopieren. Zu ihnen und zu dem, was uns vor Augen geführt wird, können wir hinzufügen, dass es sich in Wirklichkeit um einen viel umfassenderen Prozess handelt: Die Schöpfung betrifft nicht nur Kunst, Wissenschaft oder Philosophie, sondern auch das tägliche Leben. Und dazu werden zwei Elemente benötigt. Zuallererst die Anstrengung, und die Anstrengung ist sehr weiblich: Die neue Idee ist keine schöne Brise, die einen plötzlich berührt, alle Studien über mathematische Entdeckungen bestätigen es, es ist die Spitze, aber darunter muss der Eisberg sein, dank der unaufhörliche Arbeit der Zeit, die einer Erfindung vorausgeht, dass sie vollständig und wertvoll wird. Es ist das analoge und nicht-digitale Denken (das nur aus der Gegenwart geboren wird und wächst), das es ermöglicht, das Neue aus dem Alten zu erwecken. Das Neue entsteht in Analogie zum Alten, durch Ähnlichkeit. (der Eisenbahnwagen leitet sich von der Pferdekutsche ab). Aber kommen wir zurück zu den Frauen, die nicht mehr jung sind. Die Sprache der Kreativität wurde seit Platon durch Analogie zur Mutterschaft gebildet: Es heißt "einen Begriff gebären", "eine Idee gebären", vielleicht "nach einer langen Schwangerschaft". Aber Vorsicht, Frauen enteignen, sie auf die Zeugung beschränken: Es gibt immer "die Vaterschaft einer Idee", nie die Mutterschaft. Die Idee kann "mit Arbeit", der berühmten Müdigkeit, ausschließlich aus dem männlichen Verstand (Männerscham) geboren werden. Sokrates beschwört durch Platon, der die Dialoge schreibt, die Figur seiner Mutter, die Hebamme mit einem Gleichnis war: So wie sie jungen Mädchen half, ihre Kinder auf die Welt zu bringen, helfe ich jungen Menschen, Ideen in die Welt zu bringen. Achtung dies ist ein Konzept, das teilweise sogar vom politischen Feminismus abgeschafft wurde, der sich aufgrund der jahrhundertealten Niederlagen der weiblichen Verfassung weigert, weibliche Kreativität als Ergebnis einer kollaborativen Intimität mit der männlichen zu sehen, es wird verborgen, dass a Frau, denn um ihre Kreativität und Selbsterkenntnis zu steigern, braucht sie einen starken Kontakt mit dem Mann. Die Fortpflanzung ist zugleich die Schöpfung schlechthin. Aufgrund dieser einzigartigen Tatsache spielt eine ältere Person in Bezug auf die Erwünschtheit ein anderes Spiel als Gleichaltrige. Die Medien sind die schlimmsten Konformisten, die einem Bequemlichkeits-Chauvinismus unterworfen sind. Das Fernsehen ist voll von Kommentatoren: Männer, die kreativ in der Lage sind, einen Gedanken auszuarbeiten. Die anwesenden Frauen sind meist Journalisten: Sie stellen den Männern Fragen, und das ist wirklich ärgerlich, weil ihnen oft das Recht auf Antworten verwehrt wird. Auch in ihrer Partei vertreten sie die Meinung der Fraktion, nicht die eigene. Innerhalb politischer Kräfte und Institutionen werden sie oft auf Distanz gehalten, und dies geschieht vor allem in Italien. Ein Italien, das bei den Bürgerrechten führend bleibt. Heute ist es zum Beispiel notwendig, dass Angela Merkel in den Hauptschulen als Modell studiert wird. Aber auch ohne Merkel zu sein, drückt sich die kreative Ader von Frauen in einem bestimmten Alter auf tausendfache Weise aus, im Sport, in der Freizeit, in der Ernährung, in der Kosmetik, in der Kunst, im sozialen Aggregat, in der Neuzusammenstellung einer Familie und neuen Interessen , und das Mittel, das die Menschen aus der Homologation herauszieht, die sie unterdrückt, bleibt. Wenn es heute Innovation in der Mann-Frau-Beziehung gibt, dann ist es immer deren Qualitäten zu verdanken, dass das Leben einen Fortschritt, eine Verbesserung hervorbringt, denn der Erde-Frau-Wert im ökologischen Sinne kommt in jedem Alter zum Vorschein. Und das ist unsere Zukunft.

LA CREATIVITA' FEMMINILE AVANZA CON L'ETA'

La creatività femminile avanza con l'età.
Oramai sono certo, partendo dall'esperienza personale, attraversando i social e i siti di incontri che ci descrivono numerosissime donne di qualità come e più di Facebook o Tumblr ecc., posso affermare con certezza che quasi tutte le donne aumentano la loro creatività con i crescere degli anni. Molti ricorderanno il pregiudizio secolare del "Vituperium in vetulam" che nel descrivere la donna a partire dalla fine della fertilità usava appellativi come strega, suocera, e inevitabilmente acida. Tutto distorto, tutto obsoleto, come distorta è stata la considerazione della donna fatta dalle religioni monoteiste. L'unica questione è la fine della procreatività dove scienza e femminismo hanno affondato le loro attività per procrastinarla, portarla a un'età più avanzata. Intanto torniamo sul concetto di creatività. Oggi è una prerogativa estesa dagli inventori ai pubblicitari, ai designer, che non vengono indicati come "inventori" perché si scopiazzaano l'un l'altro seguendo filoni modaioli al servizio delle "leggi del mercato" indicate e consacrate dal mondo finanziario. A costoro e a quello che ci viene sbattuto sotto gli occhi, possiamo aggiungere che nella realtà è un processo molto più esteso: la creazione riguarda non solo l’arte, la scienza o la filosofia, ma anche la vita quotidiana. E per farlo servono due elementi. Innanzitutto la fatica, e la fatica è assai donna: l’idea nuova non è un bel venticello che ti sfiora all’improvviso, lo confermano tutti gli studi sulle scoperte matematiche, è la punta ma sotto ci deve essere l’iceberg, è grazie al lavorio incessante del periodo che precede un'invenzione che essa diventa compiuta, e preziosa. E' il pensiero analogico e non digitale (che nasce e cresce solo dal presente) che consente al nuovo di nascere dal vecchio. Il nuovo nasce in analogia col vecchio, per somiglianza. (la carrozza ferroviaria deriva da quella a cavalli). Ma torniamo alle donne non più giovani. Il linguaggio della creatività, da Platone in poi, si è formato per analogia su quello della maternità: si dice “partorire un concetto”, “mettere al mondo un’idea”, magari “dopo una lunga gestazione”. Ma attenzione, espropriando le donne, confinandole alla pro-creazione: c’è sempre “la paternità di un’idea”, mai la maternità. L’idea può essere partorita “con travaglio”, la famosa fatica, esclusivamente dalla mente maschile, (vergogna uomini). Socrate, attraverso Platone che ne scrive I Dialoghi, evoca la figura di sua madre che era una levatrice con una similitudine: come lei aiutava le giovani a mettere al mondo i figli, così io aiuto i giovani a mettere al mondo le idee. Attenzione questo è un concetto abolito, messo in parte, anche dal femminismo politico, che a causa di secolari sconfitte della condizione femminile rifiuta di vedere la creatività femminile come il risultato di un'intimità collaboratrice con quella maschile, viene nascosto che una donna, per potenziare la sua creatività e la conoscenza di se stessa, ha bisogno del contatto potente con l'uomo. La procreazione è al tempo stesso, la creazione per eccellenza. E' da questo fatto unico che un anziano gioca una partita diversa da una coetanea sul piano della desiderabilità. I media sono i peggiori conformisti, asserviti a un maschilismo di convenienza. La TV è piena di opinionisti: uomini creativamente capaci di elaborare un pensiero. Le donne presenti sono per lo più giornaliste: fanno domande ai maschi, e questo è veramente vessatorio perché il diritto di replica è sovente negato. Anche nel loro partito esse esprimono il parere del gruppo politico, non il proprio. All'interno delle forze politiche e nelle istituzioni sono spesso tenute in disparte e questo accade soprattutto in Italia. Un'Italia che resta il fanalino di cosa per i diritti civili. Oggi si rende necessario, ad esempio, che Angela Merkel sia studiata come modello nelle scuole secondarie inferiori. Ma anche senza essere la Merkel la vena creativa delle donne di una certa età si esprime in mille modi, nello sport, nel tempo libero, nell'alimentazione, nella cosmetica, nell'arte, nell'aggregazione sociale, nel ricomporre una famiglia su basi e interessi nuovi, e resta il mezzo che trascina gli uomini fuori dall'omologazione che li opprime. Oggi se c'è innovazione nei rapporti uomo-donna è sempre per le qualità di quest'ultima che la vita produce un avanzamento, un miglioramento, perché il valore terra-donna in senso ecosofico a qualunque età esce fuori. E questo è il nostro futuro.

L'URGENCE CLIMATIQUE ET LE RETOUR DE LA PHILOSOFIE

L'urgence climatique et le retour de la philosophie

Il s'est réellement passé quelque chose de paradoxal dans les récentes tentatives infructueuses de monter des actions pour protéger la planète. En dehors des lieux de rencontre agréables, il y avait Greta avec toute sa force de jeunesse qui n'effraie malheureusement personne, mais à l'intérieur parmi les divers Biden il y avait un pauvre président bolivien qui dit en deux mots ce que le monde entier pense, sauf les puissants de service : < < Pour mener des actions incisives et éviter la fin de la race humaine, il ne suffit pas de penser à un capitalisme vert (c'est drôle juste de l'avoir écrit), mais il faut enclencher un processus d'urgence qui met le capitalisme et ses distorsions hors de la loi> >. Naturellement acclamé avec une vigueur irrévérencieuse parce que sa position à ce moment-là était considérée comme une blague enfantine à ne pas entendre, ou inécoutable. Mais le fait nous donne l'occasion de saisir le moment, aujourd'hui novembre 2021, de la façon dont nous nous plaçons tous face à cette urgence qui nous submerge de bouleversements climatiques qui produisent des inondations dramatiques et meurtrières, des froids intenses et des vagues de chaleur dans les régions du planète où la chaleur n'a jamais été là. Nous sommes en danger d'extinction mais les puissants croient que la technique (qui a produit ce danger) constituera elle-même un antidote efficace. Les moins puissants mais les plus prudents ne croient pas du tout à la technologie, et les plus irrévérencieux envers le pouvoir croient qu'il faut engager un combat mortel contre le capitalisme, auteur de tous les méfaits et de la précarité humaine d'aujourd'hui. Nous savons tous maintenant que l'univers est infiniment étendu et est composé d'un nombre potentiellement infini de systèmes solaires similaires au nôtre. Nous savons aussi qu'il n'a pas de centre. Tout cela enlève à la Terre et à l'être humain le rôle privilégié que l'anthropocentrisme et la philosophie antique et médiévale leur ont attribué. L'univers est une métaphore, les mondes infinis sont autour de nous et aussi sur notre planète. Les mondes infinis sont, au-delà de la métaphore, les autres formes de vie. Sur une photo prise par un satellite (à sa sortie de notre système solaire), la Terre nous apparaît comme un point sombre et facilement négligeable, c'est-à-dire une entité cosmique microscopique. La philosophie contemporaine est une question de vie en banlieue. Nous sommes conscients de notre rôle marginal et nous avons compris que l'écologie est bien plus importante que notre métaphysique. Alors comment organiser l'avenir ? Revenons au mystère de la socialité de l'Homo Sapiens ? Notre monde est réglé et modulable et suit un mouvement que nous avons défini « un troupeau », qui nous est encore en partie obscur. Dans cette action continue et perpétuelle de tous au sein de l'espace commun, la philosophie s'insinue comme une voix qui nous invite à nous arrêter et à réfléchir. La pause sert à interrompre quelque chose qui bloque souvent notre liberté et notre créativité : l'habitude. Pour décrire ce processus d'arrestation, Deleuze parle de « différence et répétition ». Dans le sillage de la pensée de Nietzsche, il s'agissait de concevoir la différence comme une pure affirmation et comme un acte créateur pour suspendre la pratique continue que la vie quotidienne nous impose : « toutes les identités sont simulées, produites comme un effet d'optique, à travers une jeu qui est celui de la différence et de la répétition ». La différence Deleuze n'a rien à voir avec Think Different, le slogan d'Apple qui a séduit beaucoup d'entre nous. La différence est le manifeste de la philosophie du futur. Notre temps est limité, ne le perdons pas à vivre la vie d'autrui, à vivre une existence que d'autres ont choisie pour nous, mais qui ne nous représente pas et dont nous ne partageons pas les motivations. Faites de la différence un objectif quotidien. Si vous regardez attentivement ce monde qui est le nôtre, vous constaterez que tout est philosophique. Et peut-être que le phénomène le moins philosophique que vous trouverez devant vous pourrait être une conférence sur la philosophie. Le G20 pour le climat était un rendez-vous philosophique transformé en une soirée-conférence sur les décombres de la terre que les participants contribuent largement à produire. La philosophie a toujours eu des ennemis, car elle nous habitue à vivre en dehors des dogmes et des vérités incontestés. Chacun de nous est capable de se forger sa propre opinion en entraînant l'esprit à la pensée critique. Ci-dessus : L'orage qui approche

L'EMERGENZA CLIMATICA E IL RITORNO DELLA FILOSOFIA

L'emergenza climatica e il ritorno della filosofia

Nei recenti tentativi inutili di mettere insieme azioni a tutela del pianeta è successo davvero qualcosa di paradossale. Fuori dai luoghi ameni delle riunioni c'era la Greta con tutta la sua forza giovanile che non spaventa nessuno putroppo, ma dentro tra i Biden vari c'era un povero presidente boliviano che con due parole dice quello che tutto il mondo pensa, tranne i potenti di turno: <<Per compiere azioni incisive ed evitare la fine della razza umana non basta pensare a un capitalismo verde (fa ridere solo averlo scritto), ma occorre avviare un processo di emergenza che metta il capitalismo e le sue distorsioni fuori legge>>. Naturalmente applaudito con vigore in modo irriverente perché la sua posizione in quel momento è stata considerata una burla infantile da non ascoltare, o non ascoltabile. Ma il fatto ci da occasione per cogliere il momento, oggi novembre 2021, di come tutti noi ci poniamo difronte a questa emergenza che ci travolge con stravolgimenti climatici che producono inondazioni drammatiche e mortali, freddi intensi, e ondate di caldo in zone del pianeta dove il caldo non c'è mai stato. Siamo in pericolo estinzione ma i potenti credono che la tecnica (che ha prodotto questo pericolo) porrà essa stessa un efficace antidoto. I meno potenti ma più accorti, non credono affatto nella tecnica, e i più irriverenti verso il potere credono che occorre iniziare una lotta mortale contro il capitalismo autore di ogni misfatto e della precarietà umana di oggi. Tutti noi oramai sappiamo che l’universo è infinitamente esteso ed è composto di un numero potenzialmente infinito di sistemi solari simili al nostro. Sappiamo anche che è sprovvisto di un centro. Tutto ciò sottrae alla Terra e all’umano il ruolo privilegiato che l’antropocentrismo e la filosofia antica e medievale hanno attribuito loro. L’universo è una metafora, gli infiniti mondi sono intorno a noi e anche su nostro pianeta. Gli infiniti mondi sono, fuor di metafora, le altre forme di vita. In una foto fatta da un satellite (mentre usciva dal nostro sistema solare) la terra ci appare un puntino scuro e facilmente trascurabile, ovvero una microscopita entità cosmica. La filosofia contemporanea è una questione di vita in periferia. Siamo coscienti del nostro ruolo marginale e abbiamo capito che l’ecologia è molto piú importante della nostra metafisica. Allora, in che modo possiamo organizzare il futuro? Torniamo al mistero della socialità di Homo Sapiens? Il nostro mondo è regolato e regolabile e segue un movimento che abbiamo definito «a stormo», che in fondo ci risulta ancora parzialmente oscuro. In questo continuo e perpetuo agire di tutti all’interno dello spazio comune, la filosofia si insinua come una voce che ci invita a fermarci e a riflettere. La pausa serve a interrompere qualcosa che spesso blocca la nostra libertà e la nostra creatività: la consuetudine. Per descrivere questo processo di arresto, Deleuze ha parlato di «differenza e ripetizione». Sulla scia del pensiero di Nietzsche, si trattava di concepire la differenza come un’affermazione pura e come un atto creativo per sospendere la prassi continua che la vita quotidiana ci impone: «tutte le identità non sono che simulate, prodotte come un effetto ottico, attraverso un gioco piú profondo che è quello della differenza e della ripetizione». La differenza di Deleuze non ha niente a che vedere con il Think Different, lo slogan di Apple che ha sedotto molti di noi. La differenza è il manifesto della filosofia del futuro. Il nostro tempo è limitato, non sprechiamolo vivendo la vita di qualcun altro, vivendo un’esistenza che altri hanno scelto per noi, ma che non ci rappresenta e di cui non condividiamo le motivazioni. Fate della differenza un obiettivo quotidiano. Se guardate con attenzione questo nostro mondo, vi accorgerete che tutto è filosofico. E forse il fenomeno meno filosofico che vi troverete davanti potrebbe essere proprio un convegno di filosofia. Il G20 per il clima era un appuntamento filosofico fatto diventare una festa-convegno sulle macerie della terra che gli convenuti contribuiscono ampiamente a produrre. La filosofia ha sempre avuto dei nemici, perché ci abitua a vivere fuori dai dogmi e dalle verità indiscusse. Ognuno di noi è in grado di formarsi le proprie opinioni addestrando la mente al pensiero critico. Sopra: L'avvicinarsi della tempesta

PENSIERI RAPIDI: Kabul, e i diritti umani



Kabul e i diritti umani
Si ragionava, l'altro giorno, sulle dittature che fanno del vittimismo e denunciano che sono le democrazie che vorrebbero imporre loro i diritti umani, che detta così sembra una battuta, ma è una cosa seria invece, perché i diritti umani, per bellissimi che siano, non sono un fatto naturale, sono un prodotto della società, e se una società non li intende recepire, i diritti non hanno la capacità di imporsi per loro iniziativa, per imporli ci vuole un gran lavoro di persuasione. Ci si è dati molto da fare in occidente per persuadersi che i diritti umani sono collegati a quella razionalità universale che sarebbe il segno evidente di una comune base civile sulla quale tutti conveniamo. Ma no, questa comune base razionale, pure lei, è un prodotto culturale, è valida finché la si condivide, non c'è prova che esista per davvero. Se vogliamo salvare una persona dai soprusi della dittatura, appellarsi ai diritti umani non è che un espediente meno cruento e culturalmente più sofisticato rispetto all'antico modo di redimere la questione, ma rimane pur sempre un espediente. Perché i diritti umani non esistono in natura, in natura esistono il dolore, la pena, la sofferenza inflitta agli uomini dagli altri uomini, e i diritti umani sono lo strumento culturale che ci siamo dati per tentare di respingerli quando tentano di abbattersi su di noi. Ci sono stati paesi potenti che, nascondendosi dietro la "difesa dei diritti umani",  hanno mascherato guerre coloniali. Più recentemente hanno dichiarato guerre per accaparrarsi materie prime. Kabul è stata massacrata in una guerra ventennale anche per proteggere le donne, quelle donne la cui condizione nessuno degli occidentali ha compreso perfettamente e oggi, con il ritiro delle truppe, l'Afganistan è tornato a riprodurre esattamente, se non peggio, le condizioni invivibili precedenti. Eh si, quando si parla di violazione dei diritti umani, quasi sempre sono le donne le prime a  rimetterci. Credo che pochi di noi hanno dimenticato il massacro di Monstar, non sono ancora trent'anni quando sulle donne bosniache piovve l'ira di dio, proprio in quella Europa  che ama muoversi, insieme agli Usa. "nel nome dei diritti umani".

PENSIERI RAPIDI: Easysnob è stato un anarchico?

Easysnob è stato un anarchico?
Easysnob odiava i raccomandati. Proprio non gli andava giù che qualcuno "infermo di mente", ma raccomandato da un cardinale sottraesse un incarico pubblico a chi era un esperto specificatamente per quella mansione e che aveva studiato anni e anni per quella professione. E' arrivato alla nostra età senza mai aver voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a un club, non a una religione, non a un'associazione, non a un partito. Ha avuto repulsione per i luoghi comuni, per gli atteggiamenti di massa, per le tifoserie, per il lavoro dipendente, per i centri commerciali, per le palestre, per i discorsi retorici, per le discoteche, per le puttane di tutti i livelli. Non è stato mai attratto dalle auto, dai natanti, dalle moto, dalle feste, dai baci dei parenti, dalle cene con i colleghi del momento. Non ha mai avuto la tessera di un partito, non si è mai iscritto a nessuna associazione, né a quella dei cacciatori, né a quella per la protezione degli animali. Non perché non fosse naturalmente dalla parte degli uccellini e contro quegli sgherri col fucile che sparano nascosti in un capanno, ma perché qualunque organizzazione gli era stretta. Aveva bisogno di sentirsi libero. Questa libertà è faticosa perché ogni volta, davanti ad una situazione, quando bisogna decidere cosa pensare, cosa fare, si può solo ricorrere alla propria testa, al proprio cuore, alla propria responsabilità e non alla facile condotta dettata dall'appartennza, da un modo di fare pronto all’uso di un partito, o dalla narrazione reiterata di un testo sacro. Easysnob non ha mai prodotto dolore agli altri perché attento e responsabile senza nascondigli, ogni comportamento una deontologia sua e di nessun altro. Non ha mai messo un like, non si fida di nessuno, sui social non pubblica nulla che non sia suo. Disegni, illustrazioni, testi, progetti, idee, innovazioni, o anche errori di giudizio, sono sempre stati solo suoi. Oggi a quasi settant'anni nessuno sa chi è, o che lavoro ha fatto, lui dice "sono stato un anarchico" e i figli scherzosamente gli spiegano che "è un anarchico". Non gli piace molto questo, gli anarchici in Italia, ma anche in Europa, non hanno mai avuto fortuna, hanno avuto vite brevissime e tanta galera. Sente l'importanza delle persone ma non sa bene perché è stato scaraventato sulla terra, non si preoccupa di quando andrà via, ma da come "dipartirà" da essa. Fuori della famiglia nessuno lo conosce, nessuno sa di cosa ha vissuto e di cosa vive, nè da dove ancora oggi scaturisce tutta  quella curiosità, tutta l'irriverenza e tutta quella passione per le cose mai viste o fatte. Nemmeno l'Inps lo conosce!!! Forse la sua pratica Inps è in mano a un raccomandato della sua generazione. Proprio uno di quei personaggi che lui odia talmente tanto da fargli pensare di rinunciare anche alla pensione. Sopra: professione preferita

CORPI MALATI NEL PIANETA MALATO (seconda parte)

Corpi malati nel pianeta malato (seconda parte)
Cosa sono tutti questi camminatori? Tutti questi pedalatori? Tutti questi ospiti estivi nelle campagne, boschi, fiumi, mari che camminano, corrono, pedalano, è la presa di coscienza che si invecchia male senza un legame con la natura. Questi umani spaesati dal Covid e spaventati dai cambiamenti climatici, si aggrappano alla natura, agli altri animali. La cura dei corpi quasi ossessiva non passa solo attraverso la chimica, la palestra, la chirurgia. Sui social avvengono narrazioni, media vari compresi, di persone che si sentono meglio a contatto con la natura. Il ritorno ad essa avviene, in modo ribelle, attraverso la piena conoscenza di amore e dolore in una natura fragile rispetto alla visione della cultura egemone. Su questo la più illuminata pensatrice è l'americana Donna Haraway, eccola: <<Non siamo autosufficienti; siamo una collettività complessa e articolata; di essa fanno parte entità biomeccaniche, microbi, virus, circuiti elettrici, specie da compagnia, piante selvatiche, cyborg; insieme agli umani, dentro gli umani, ci sono creature altre, creature mostruose e oggi inappropriate>>. Il fattore razzismo vede il "contagio mostro" e questa volta non era "migrante" o del Sud, questa volta è nordico, di Milano, di Codogno, di Conegliano o Treviso, che ci parla nell’intervista televisiva dall’altro lato della strada, o dei condomini. Ciascuno di noi è davvero, sempre, lo straniero di qualcun altro. Lo zombie è tra noi, il mutante è tra noi, noi che lo temiamo nella nostra pretesa di essere immortali in un mondo infetto. Sempre la Haraway: <<La perfezione del Sé vittorioso, interamente dedito a difendersi, è una figura agghiacciante che connette, nella cannibalizzazione della terra e nella teleologia evolutiva dell’extraterrestrialismo post apocalittico, il terrore della ameba che fagocita l’uomo che viaggia nello spazio>>. Confini istituzionalizzati da biomedicina, guerra e mercati. Untori e stigma sociali. Ricordate cosa successe per lo HIV? Malati, mostrificati, tenuti a distanza, soli. Sento la follia di un apparato di potere che si autopromuove attraverso le infinite trasmissioni televisive pensate per “un intrattenimento famigliare”. Non sarà il nuovo amore per la natura a salvare il mondo ma nemmeno chi ha espropriato il sistema sanitario che è sempre a pericolo collasso. Ma nella precarietà generalizzata chi paga, se non lavori? Da dove verrà il reddito? Nella performance perenne del narcisimo digitale e della finanziarizzazione dell’esistenza (la sanità in prima linea), dai Bitcoin? Che cosa smette veramente di muoversi? Siamo a corto di idee e nel frattempo i nuovi amici della natura eccoli sereni divertiti e accolti anche da quella parte di essa che è stata sommersa dai rifiuti, dall'abbandono, dalla vessazione, dalle politiche produttive senza controllo. Torniamo all natura e attendiamo tempi migliori, nel fratempo una cortesia la devo chiedere: lasciate in pace i cavalli, non fate passeggiate equine perché i cavalli che vi faranno cavalcare tranquilli sono stati "addormentati" chimicamente alle 8 di mattina, poco prima di quando voi arrivate con tanti soldi in mano per poter più tardi dire:come sono bravo.a "mi sono data.o all'ippica". Continua...

I CORPI MALATI NEL PIANETA MALATO (Prima parte)

I corpi malati nel pianeta malato (prima parte)
Perché i media così eccellenti nel linguaggio evitano di dire più precisamente le cose come stanno ai tempi del Covid? Basterebbe essere relativi e visto che siamo anche noi la natura inutile parlare di poveri contagiati, zone più o meno contagiate, perché è la natura ad essere contaminata, perché il benessere di essa è precario per colpa di 8 miliardi di individui chiassosi, guerraioli, bombardatori, asociali, consumatori, rumorosi. La terra è un luogo dove un milione di umani potenti e prepotenti giocano con le risorse di coloro che non possono giocare, tengono famiglia, e tutti insieme contribuiscono, pur se in maniera diversa, allo sfacelo del pianeta terra. Si perché è il pianeta ad essere il malato o se preferite l'infetto!!!  Nessun quadro esasperato ma, pur senza evocare scenari catastrofici, proprio allo scopo di apprendere una consapevolezza duratura, siamo di fronte a un dilemma drammatico, laddove il coronavirus rappresenta l’ennesimo (e perturbante) sintomo di una crisi di smisurata profondità, poiché ha a che vedere con la sopravvivenza di tutti i viventi sulla terra. La nostra vita è in pericolo come tutte le altre vite. L’enfasi oggi, obbligatoriamente posta sulla malattia, sui malati, sulla quarantena, sui pericoli per la vita degli uomini, ci pone di fronte a uno scenario di lutto con cui già altri esseri viventi (animali e vegetali) si confrontano da molto tempo. Quanti viventi si sono estinti e quanti stanno andando verso l'estinzione. Nel 2020, anche se non abbiamo coscienza, è nato un nuovo modo di pensare è iniziato, contro la nostra volontà, un nuovo processo culturale di riflessione sul lutto. Questa riflessione è l'unica risposta possibile, sostenibile e consapevole. E' qui che scatta l'allarme. Il sistema messo in piedi dei vaccini, purtroppo resta nella culla dell'individualismo utilitarista, ovvero useremo la tecnica per mettere riparo ai danni che essa stessa ha prodotto. Questa è la catastrofe che si sta annunciando, che "ci pensa la scienza" è una bufala per il 90% dei terrestri (il 10% troverà riparo nello spazio). Questa è la vera linea maginot di questo tempo 2020-2025. Da una parte i viventi che per non estinguersi devono cambiare radicalmente abitudini di vita e rinunciare ad alcuni agi, e dall'altra il neoliberismo che, erede del capitalismo di convenienza, non è in grado di produrre una riconversione. Esso intende spingere ed esasperare la tecnica per trovare una soluzione di comodità, al disastro imminente. Questo è l'errore del momento ed ecco le "guerre" tra sani e malati, tra vaccinati e no vax, tra abili e inabili. Un errore che potrebbe scomparire con una più larga responsabilità collettiva, con un'empatia tra esseri, una condivisione e sviluppo di economie ecologiche, insomma nuovi modelli sociali per una più elevata responsabilità di cui abbiamo bisogno. L'urgenza è fondare una comunità dei viventi sensibile alla precarietà, al debito dei più poveri, alla crisi ambientale, alla crisi dei modelli consumistici. Se si isola il malato, lo si confina in casa, in quarantena, ecco che si diventa vittime o sopraffattori e la pace sociale è in pericolo e la crisi ecologica diventa mortale. Comprendo bene, sia chiaro, il problema pratico di governi alle prese con emergenze sanitarie e mortalità, non voglio sottovalutare, non voglio apparire fatalista o superficiale. Ma penso che le risposte trovate, per ora, rispondano esclusivamente a tendenze manageriali, tecnocratiche, prigioniere del mercato e del profitto. Segnali da dare ai sentimenti dei mercati e non a quelli umani coinvolti in questa strana, singolare, avventura contro il virus sconosciuto. Gli azionisti scaltri che hanno investito in Pfizer nel marzo 2020 non possono essere gli unici vincitori, perché la loro vittoria è sui corpi malati dei tanti scomparsi nelle terapie intensive e mai più rivisti dai famigliari. Oramai la vita nella nostra atmosfera è in crisi irreversibile e le parole sostenibilità, biologico, green, sono state svuotate di ogni senso, soprattutto la sostenibilità è elemento già morto perché entrato nel quotidiano con 40 anni di ritardo. Continua...

PENSIERI RAPIDI: perché tanto nervosismo sul green pass?

Perché tanto nervosismo sul green pass?
Francia, Germania, Svizzera, Olanda ecc., hanno un popolo, noi Italiani abbiamo il Vaticano, la CEI, i preti, le monache e la totale sudditanza ad essi. Il governo Draghi è nel 2021 come  i peggiori governi del passato, quelli di Andreotti con Cirino Pomicino, o i governi Forlani, o di Craxi "amico di merende" del papa polacco e del cardinale Poletti. Il green pass è obbligatorio per assistere ad una rappresentazione teatrale, per andare al cinema, per frequentare una biblioteca, un museo, una mostra, per prendere un treno a lunga percorrenza. Il green pass non è obbligatorio invece per assistere ad una cerimonia liturgica in chiesa (quando presumibilmente vi sono più persone concentrate all'interno e nelle sue immediate vicinanze), però resta obbligatorio se entro in chiesa quando non vi è la cerimonia liturgica e dunque normalmente quando vi sono anche meno persone. Infine, non è obbligatorio per la partecipazione alle processioni. Eppure si tratta di situazioni equiparabili dal punto di vista del controllo del rischio di contagio. Al cinema, a teatro, in un museo, sui treni con l'obbligo di prenotazione del posto a sedere, sono applicabili piuttosto facilmente le norme di distanziamento e il controllo sull'utilizzo delle mascherine. Molto meglio che in chiesa e negli altri luoghi di culto, dove difficilmente ci sarà un controllo. Evidentemente nel nostro paese la fruizione della cultura e il diritto di circolare senza impedimenti sono considerati meno meritevoli di tutela della partecipazione ad una cerimonia religiosa. Lo dico da vaccinato e da favorevole alla campagna vaccinale come strumento (tra gli altri) di contenimento dei peggiori effetti del virus. Queste palesi contraddizioni dell'eterna italietta clericale mi fanno dubitare della serietà e dell'efficacia dello strumento “green pass”. Il risultato è che non sono solo io a dubitare, ma anche gran parte dei miei connazionali. Ogni giorno leggiamo di minacce a ministri, aggressioni in piazza, no vax che sembrano impazziti, è sempre una guerra tra fautori dell'obbligo vaccinale e chi non vuole il vaccino. Sopra: Una turista in Vaticano

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (Quinta e ultima parte)

Conclusione
Le responsabilità educative sono molteplici e l'argomento bacio scivola nell'aria come il vento su un promontorio, imprevedibile, puro, osceno, potente, pericoloso, dove tutti noi di ogni etnia siamo contemporaneamente studenti e insegnanti di un qualcosa che trascina in molte direzioni, alcune delle quali coinvolgenti e impreviste che ci trasportano in un cambiamento personale continuo. A volte ci disorienta. Il bacio è sfuggente spesso insignificante, ma pronto a sorprenderti prepotentemente. Il bacio viene insegnato dagli adulti troppo presto, negli asili genera reciprocità di contagi anche pericolosi, e se c'è di mezzo il cane partecipa attivamente. Il bacio non è comprensibile come gesto di avvicinamento sessuale tra sconosciuti, il bacio è riconoscenza e implica un merito, il bacio è un forte elemento erotico e non affatto effimero o semplicemente sentimentale, il bacio coinvolge anche chi non desidera essere coinvolto, il bacio distoglie attenzioni a tante altre parti del corpo umano. Il bacio racconta bugie, ci da una sensazione o un'idea in chi ci bacia, che lui potrebbe ignorare completamente. Possiamo concludere affermando senza timore che la bocca dell'uomo non è e non può essere "l'acqua santiera" delle emozioni o delle manifestazioni affettive dove ognuno fa i propri comodi, e nemmeno il dito del piede di San Pietro in Vaticano consumato da labbra e lingue di fedeli fortemente devoti. Il bacio resta una manifestazione dell'uomo, un modo di comunicare uno stato d'animo o un desiderio in una forma molto potente. Il bacio fa dire all'uomo anche quello che lui non riesce ad esprimere con le parole, perché esse non sono sufficienti. Occorre insegnare ai cani di farsi gli affari propri pena un digiuno prolungato. Occorre esortare gli adulti a prendere tempo affinché i bambini abbiano i giusti tempi di comunicazione affettiva senza parole. Il linguaggio del corpo, in cui il bacio è attore e impostore nello stesso tempo, è importante più della parola.Fine

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (Quarta parte)

Le dicerie sul bacio: LA MEDICINA
Baciarsi contrasta lo stress e funziona come antidepressivo naturale. Se regolari, i baci proteggono dalla depressione e, in generale, contribuiscono ad alleviare lo stress e gli stati d'ansia. In particolare, è stato dimostrato che l'aumento della frequenza dei baci nelle relazioni tra coniugi e conviventi si traduce in: una riduzione dello stress percepito; un aumento della soddisfazione nella relazione. Un abbassamento dei livelli di cortisolo, ossia l'ormone prodotto dallo stress. Nel momento stesso in cui i livelli di questo ormone si abbassano, l'organismo inizia a rilassarsi. Il bacio rafforza il sistema immunitario. Con il bacio, è inevitabile l'esposizione a batteri, virus e funghi (nota: non tutti questi microrganismi si comportano da patogeni). Questi possono mettere in allerta il sistema immunitario, che di tutta risposta, protegge l'organismo aumentando le difese attraverso la produzione di nuovi anticorpi. Nel corso di un bacio appassionato di 10 secondi, ad esempio, è possibile scambiare con il partner da 10 milioni a 1 miliardo di germi, per la maggior parte "buoni". In pratica, anche se può sembrare disgustoso, c'è un grande potenziale vantaggio: chi si bacia regolarmente ha meno probabilità di ammalarsi. Baciare fa dimagrire e previene le rughe. Un bacio richiede il coordinamento di 146 muscoli e, se appassionato, contribuisce a far bruciare dalle 8 alle 16 calorie. Attivando circa 30 muscoli del viso, inoltre, ogni bacio ci permette anche di fare ginnastica facciale, quindi rende la pelle più tonica e l'incarnato meno spento e contrasta la formazione delle rughe perioculari e periorali.
Il bacio ha un effetto analgesico.
Le dicerie sul bacio. IL TESTOSTERONE
La dopamina e le endorfine rilasciate durante il bacio sono in grado di alzare la soglia di attivazione dei recettori del dolore, quindi abbassano la sensibilità allo stesso. Per questo, quando si ha l'emicrania o si soffre di dolori mestruali, un coinvolgente scambio di baci può farci sentire meglio. Il bacio aumenta la libido e rende il sesso migliore. Continua..

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (terza parte)

Le dicerie sul bacio: LA CHIMICA
Le donne considerano i baci romantici più importanti quando l'ovulazione è prossima, cioè quando hanno maggiori probabilità di iniziare una gravidanza. Da una prospettiva evolutiva, il bacio offre un modo per valutare un compagno attraverso il gusto o l'olfatto. Il bacio stimola un'impressionante attività che riguarda ormoni e neurotrasmettitori: L'ossitocina, che influenza la disponibilità all'innamoramento e rafforza il legame con il partner; Le endorfine, responsabili della sensazione di felicità e di benessere; La dopamina che stimola il centro del piacere nel cervello. Allo stesso tempo, entrano in circolo serotonina e adrenalina, che contribuiscono alla sensazione di eccitamento, serenità, euforia o appagamento. Inoltre, l'adrenalina aumenta la frequenza cardiaca: battendo più velocemente, il cervello riceve una dose extra di ossigeno. Come anticipato, il bacio stimola l'attività cerebrale, poiché le sensazioni elaborate sono tantissime: l'odore del partner, il sapore, come si muove, come ci tocca, la sua voce ecc. Anche il cortisolo - noto come l'ormone dello stress - è coinvolto, diminuendo durante un bacio con evidenti effetti di rilassamento: i vasi sanguigni si dilatano e la respirazione diventa più profonda. Perché dopo un Bacio ne desideriamo subito un altro? Ad essere implicati in questo circolo vizioso sono due protagonisti: l'ossitocina, il cosiddetto ormone dell'amore, e la dopamina, neurotrasmettitore che produce un senso di esaltazione e ci spinge a ripetere l'azione che procura piacere (in modo simile ad una dipendenza). Quando ci si bacia con passione, è l'aumentata produzione di queste due sostanze che induce il desiderio di riprendere a baciarsi. Continua..

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (seconda parte)

Le dicerie sul bacio: LA FILEMATOLOGIA
La filematologia è la scienza che studia le funzioni e tutti gli aspetti del bacio. L'esordio di questa disciplina è datato al diciannovesimo secolo; tra i filimatologi più celebri vi fu Charles Darwin che considerava il bacio un atto di socialità. Nel trattato "L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali", Darwin definisce il bacio come il risultato del desiderio innato di essere riconosciuti e di stabilire relazioni, un modo per: "ricevere piacere dal contatto con una persona amata".
Le dicerie sul bacio: LA FISIOLOGIA
Dal punto di vista fisiologico, il bacio è un comportamento complesso che richiede una significativa coordinazione muscolare che coinvolge un totale di 34 muscoli facciali e 112 muscoli posturali. Il muscolo più importante coinvolto è il muscolo orbicolare della bocca, che viene utilizzato per arricciare le labbra e conosciuto in modo informale come il muscolo del bacio. Nel caso del bacio alla francese, anche la lingua è una componente importante. Cosa Succede Quando Baciamo? Le labbra sono dotate di molte terminazioni nervose, che le rendono sensibili al tatto e al morso: la stimolazione di labbra, lingua, muscoli facciali e pelle tramite un bacio scatena una cascata di impulsi neurali che raggiunge il cervello, il quale elabora tutte le sensazioni percepite. Queste informazioni sono determinanti poiché dalla loro interpretazione dipendono le conseguenze del bacio, cioè cosa accade dopo questo gesto. Per esempio, dall'elaborazione del cervello dipende il rilascio delle sostanze (neurotrasmettitori e ormoni) capaci d'influenzare positivamente il nostro modo di pensare e di sentire. Inoltre, il coinvolgimento di papille gustative, olfatto e senso del tatto rendono il bacio rivelatore dell'effettiva chimica tra due persone, da cui può dipendere l'esito della relazione. Ciò pare trovi nuovamente spiegazione nel diverso assetto genetico del complesso maggiore di istocompatibilità, che controlla come il sistema immunitario ci difende dalle malattie. Continua...

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (Prima parte)

IL BACIO, IL GRANDE IMPOSTORE (Prima parte)
A Roma gli adolescenti quando escono dalla classe si baciano maschi con maschi, maschi con femmine, femmine con femmine ecc., si salutano così molto affettuosamente all'uscita di scuola, e dopo neanche mezz'ora si ritrovano per giocare e li, ancora scambio di tanti baci come se non si vedessero da settimane. Sempre a Roma zie, cugine, amiche di mammà, baciano i bimbi sulla bocca con un chilo di rossetto incollato. In Svizzera si baciano tre volte sulle guance per salutarsi (due porta male). Nella Svizzera tedesca capita che tra fratello e sorella vengano scambiati baci sulla bocca e nessuno ci fa caso data l'abitudine certamente consolidata e duratura nel costume locale. Il bacio "alla francese" indicato così, ma praticato da tutte le etnie, è molto invasivo e dirompente di forte impatto erotico. La maggior parte delle donne cresciute tra catechismi e reazione agli stessi, usano il bacio come cavallo di troia per una sessualità sfrenata, ovvero si giustificano: "la mia forte eccitazione di quel momento, quel gesto sessuale potente e coinvolgente, non è un mio vizio abitudinario, ma accaduto solo ora perché sono innamorata, l'ho fatto per amore". Fermiamoci un attimo e vediamo di fare ordine e anche di capire qualcosa in più. E' certo che nel costume italiano non molti di noi davano e danno molta importanza al bacio fino ad essere indicati, purtroppo di scarsa affettività, proprio perché restii o poco inclini a darne. Secondo il nostro costume il bacio era ed è ancora oggi, affetto, stima, amore, devozione, e riconoscenza e non può essere scambiato con la prima donna o il primo uomo che passa che non abbia alcun merito o riconoscimento speciale. Questo, corretto o sbagliato è il nostro pensiero, ma vediamo cosa ci dice la comunicazione vigente, vediamo come viene trattato questo argomento sui media: baciarsi è sicuramente un gesto capace di scatenare reazioni biologiche e psicologiche. Perché ci baciamo così spesso? Il bacio assume diverse caratteristiche e significati a seconda del momento, della connotazione culturale e del contesto in cui ci si trova. Baciarsi è, infatti, una potente forma di comunicazione non verbale con cui si possono esprimere sentimenti di affetto, tenerezza, amicizia, desiderio sessuale, amore e romanticismo. Per molti il bacio è un gesto rituale, formale o simbolico che indica devozione, rispetto, specificità o sacralità. E' gesto che indica a chi lo riceve un ringraziamento per stima certa, esclusività certa, riservatezza e donazione senza ritorno. I baci possono essere scambiati anche come segno di saluto, pace o buona fortuna. Nella sessualità, il bacio ha una connotazione erotica e può essere interpretato come un istinto passionale, indicativo di un'attrazione sessuale e di un forte coinvolgimento emotivo. I baci rappresentano un potente metodo per connettersi con un'altra persona in modo intimo e possono considerarsi parte dei preliminari all'atto sessuale vero e proprio. Continua....

PENSIERI RAPIDI: L'AVANZATA DELLE DONNE

L'avanzata delle donne
Gli oppressi che diventano oppressori nel sistema patriarcale/maschilista, sono gli attori sfrenati nell'eludere la causa femminile. Perché se la "causa donna" si ponesse, essa sarebbe già vinta per la capacità femminile di trovare nel periodo più pieno della sua vita, nello scambio naturale con la gioventù, il senso della gioia di vivere, del piacere, del divertimento, che i tabù dell'organizzazione maschilista le permettono di rivolgere solo nei figli. Negli ultimi anni nel mondo femminile, si notano alcuni comportamenti che sono il superamento di questi "limiti artificiosi" che il maschilismo ha posto all'altra metà del cielo. Le donne svizzere, tedesche, svedesi, olandesi, francesi e qualche italiana, avendo figli oramai adulti, lasciano l'Europa per il Centro-Sud America e trascorrono anni con a fianco giovani cubani, onduregni, messicani, ecc., ballando, giocando, nuotando e mangiando cibo più sano. Tutto nel rigore di un salutismo anelato da anni, condito con sapori forti o al rum o con qualche tipo di fumo leggero. Ecco questi sono i casi di maggior realizzazione del femminile che si sviluppa da due forti spinte: il ritrovarsi, avendo la gioventù come partner di una seconda vita, e la fuga dalle esasperazioni della cultura consumistica imperante in Europa. Perché questo è così importante per il mondo femminile? Perché è la definitiva consacrazione che essere femmina è essere avanti!! Non più capelli al vento e timone in mano del natante sul lago di Zurigo, imitando gli uomini, ma corse sfrenate mano nella mano verso le onde delle Antille. Loro, le donne realizzate e madri autonome, scavalcano i tabù e vanno oltre, mentre i maschi da  cinquant'anni restano in faticosa attesa di qualche identità bordelline a bordo dei loro Suv, delle grosse moto, o di natanti ondeggianti tra noia, lavoro, palestra e massaggi. Per essere più chiari possibile ricorriamo alla grandissima femminista toscana Carla Lonzi che nel suo, SPUTIAMO SU HEGEL (del 1974 credo) ci dice in modo molto illuminato:
<<La famiglia è l’istituzione in cui si sono espressi i tabù di cui l’uomo adulto ha sempre circondato i rapporti liberi tra la donna adulta e il giovane. La psicanalisi ha riproposto questa situazione nei termini di tragedia che le aveva decretato l’antichità. La tragedia è una proiezione maschile perché nel momento in cui l’uomo è spinto dai suoi cicli di vita verso nuovi oggetti sessuali, non sopporta che la donna manifesti una sua conformazione dei desideri e che qualche ripercussione si verifichi nell’ambito dei suoi possessi.
Il mito dell’amore materno si scioglie nell’attimo in cui la donna, nell’epoca più piena della sua vita, troverà autenticamente nello scambio naturale con la gioventù il senso di gioia, piacere, divertimento che i tabù dell’organizzazione patriarcale le permettono di trasferire solo nei figli. Dietro il complesso di Edipo, non c’è il tabù dell’incesto, ma lo sfruttamento di questo tabù da parte del padre a sua salvaguardia. Ci colpisce un’immagine significante del passato: da una parte una scala di cui l’uomo sale orgogliosamente i gradini, dall’altra una scala viene percorsa all’inverso dalla donna che la scende faticosamente. Quel po’ di orgoglio che le è concesso in una fase della sua vita non le basta per sorreggerla fino alla sua conclusione. Se la causa della donna si pone, è una causa vinta. Dalla cultura all’ideologia ai codici alle istituzioni ai riti al costume c’è una circolarità di superstizioni maschili sulla donna: ogni situazione privata è inquinata da questo retroterra da cui l’uomo continua a trarre presunzione e arroganza. Il giovane è oppresso dal sistema patriarcale, ma pone nel tempo la sua candidatura a oppressore; lo scoppio di intolleranza dei giovani ha questo carattere di interna ambiguità.>>
Da queste righe di grande lucidità, possiamo evincere come le donne erano bloccate da un meccanismo perverso, ma nonostante questo negli ultimi 40 anni si sono costantemente evolute fino ad essere creative, vitali, autonome, rivolte alla bellezza, all'arte e proiettate in avanti. I maschi invcece, restano sempre più conservatori, arroccati dietro le "rendite da posizione" della famiglia patriarcale. Queste avanguardie femminili fanno scuola, perché entrano in dinamiche potenti tra benessere e attenzione ecologica, sono sempre più evolute, sempre più longeve e fanno a meno degli uomini occidentali che sono sempre più deboli, caduchi, e avviliti nei loro limiti, rattristati da un'omologazione irreversibile, colpiti da un indebolimento generale che oggi non lascia intravvedere sbocchi. Sopra: isola di Holbox, una delle mete preferite dalle donne europee.

L'INUTILITA' DELLA GUERRA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

<<Non so a cosa sia servita questa guerra durata vent’anni, sicuramente in questi due decenni è nata e cresciuta una generazione nuova di donne e uomini. Una generazione di donne afgane che sta cercando di farsi ascoltare dall’occidente e alla quale deve essere  data attenzione oltreché rifugio, qualora fosse quella la richiesta. Il medioevo violento e triste di questi signori, la cui feroce sete di potere viene venduta come applicazione della legge di dio, potrà essere cancellato solo con un patto tra generi e generazioni. La libertà non verrà dall’esterno, appena sarà possibile dimenticare noi dimenticheremo. L'occidente dimenticherà. Per non buttare via quello che, nonostante tutto, in questi anni è stato guadagnato, le donne afgane dovranno poter contare certamente sulla nostra memoria, ma dovranno soprattutto potersi fidare dei propri fratelli, padri, mariti, amici e non per essere scortate a prendere aria come i cani, ingabbiate in un burqa, ma per condividere il mondo, il futuro. E, se per salvare la vita si è costretti allo sradicamento, proporrei di accogliere solo rifugiati donne, bambini o uomini accompagnati da almeno una donna. E al gate di arrivo farei trovare un secchio per la raccolta indifferenziata dove sarà possibile buttare quella orribile stia per polli dove una legge, il cui motivo di esistere potrebbe essere chiarito solo da uno psichiatra, costringe degli esseri umani.>>  Firmato: Giovanna

Restando sull'atteggiamento che ha, e su cosa è oggi l'Occidente, proseguiamo con un pezzo del giornalista Mattia Feltri, sempre molto illuminato, che racconta lo slegamento dalla nostra storia degli occidentali di oggi. E paragona la considerazione dei fatti afgani a quella di una gita al carcere di Ventotene di alcuni vacanzieri estivi. Ecco riproduciamo il testo come ci è pervenuto.

tumblr_b544a2815c3d6b00b35f0bf809bb9890_103c39c5_2048jpgA che punto siamo noi Italiani? Ancora peggio le destre che hanno prodotto dittature e guerre nel secolo scorso oggi modificano la storia facendo passare un messaggio preciso: <<i colpevoli delle Foibe sono uguali a coloro che hanno sterminato gli Ebrei nei campi di concentramento>>.  Non è la storia che avvilisce il genere umano, ma la falsificazione politica di essa.


POPULISTI D'ITALIA

Populisti d'Italia
Il Covid ha annientato il populismo. Questo è un fatto dimostrato dall'attuale governo Draghi e titolo molto ricorrente sui media, ma...
I populisti sono in costante aumento. C'è una fascia di età molto ampia in Italia, che va dai 50 ai 75 e oltre, che è stata allevata dalle Tv e che vota sempre il politico "pratico", ricco perché non ha bisogno di rubare, teatrante che infiamma le piazze, quello che difende i cacciatori, quello del "prima gli italiani", quello che sta al governo ma fa opposizione, quello no vax, quello che si commuove davanti alle parole dell'inno di Mameli, quello contro l'Europa o contro l'euro. Ricorderete il Bossi/pensiero o il Grillo/pensiero. Ora con la vittoria agli europei di calcio tutti "son pronti alla morte" per difendere l'italiano e l'italianità. Questi signori sono oramai tutti "fratelli d'Italia" e menano opposizione al governo. Non si sono accorti che i loro capi politici non sanno dove sbattere la testa sconfitti dal Covid e dal bisogno d'Europa di tutti noi, né se ne accorgeranno mai a loro basta fare squadra delirante e compatta. Non vedono che senza lo Stato sarebbero già nel Tevere come gli indiani nel Gange, e non bisogna offendere l'India perché qui da noi la situazione è stata ed è sempre grave, senza dimenticare che  per opera del Covid è scomparsa in un solo anno una città come Como. I populisti in Italia ora sono anche no vax e sono tanti e anche molto propensi a menare le mani, scendere in piazza, ("ie famo vedé noi" di romana abitudine). Non è un caso che dalla loro cultura muscolare, del "menar le mani" abbiamo avuto in passato i fatti di Genova, e nel 2020 i fatti nelle carceri italiane. Due vergogne tipicamente nostrane perché in questo paese chi è attento alle questioni sociali, chi è attento alla dignità delle persone, ha i fascisti davanti casa, nelle istituzioni, e chi è più sfortunato anche in famiglia. Una tragedia del familiarismo come quelle nel calcio quando a un romano giallorosso gli nasce un figlio che, non si sa come, gli diventa laziale. Perché dico ciò, perché il problema italiano e l'assenza di cultura, assenza di umanesimo, assenza di un pensiero che accomuna al posto di quello che prevarica. Questi italiani possono trascorrere 7 o più anni in Tibet, fare ritiri spirituali altrettanto lunghi, praticare training autogeno, nutrirsi di camomilla o valeriana o ansiolitici, farsi ipnotizzare, farsi impiantare un nuovo sistema nervoso, ma come entrano nelle questioni pubbliche si trasformano in persone incattivite, contro omosessuali, comunisti e i nemici di sempre. Per farla breve, il populismo è sconfitto come mai accaduto prima, ma i populisti in Italia aumentano di giorno in giorno. Questo ci accade e il problema è nell'istruzione fatta ancora di programmi vecchi e di alcuni nuovi che hanno annientato gli studi umanistici. La conoscenza dei classici è stata completamente abbandonata ed ha generato una perdita di coscienza sociale. A questo accaduto si è aggiunto una specie di analfabetismo di ritorno per quelle generazioni che erano state sfiorate dai classici e che nel tempo hanno subito passivamente l'assalto sconsiderato della propaganda sui media. Farsi votare da questi italiani è facile, occorre mettere avanti concetti semplici, questioni pratiche, questioni di pancia e di appartenenza all'egoismo di massa. Nessuno di loro comprende che la pandemia è giunta dopo anni di progressiva precarizzazione e smantellamento delle reti di protezione sociale, che il Covid ha colpito soprattutto coloro che erano già precari nel sistema che produce mutamenti veloci sotto la spinta degli affarismi finanziari a monte delle politiche sociali. Nessuno comprende che per guardare oltre il proprio orticello caduco occorre migliorare le teste e ripristinare alcune attività che cambiano il cervello, migliorano la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone. Occorre tornare a studiare l'uomo. Anche leggere un romanzo vuol dire allenarsi a comprendere gli altri e aumentare la competenza nel capire gli altri. Sopra: il ritorno dello spettacolo al chiuso riservato ai possessori del green pass

PENSIERI RAPIDI (Padri e figli)

PENSIERI RAPIDI (Padri e figli)
Il discorso di Grillo, colpito da un pessimo comportamento del figlio, ha suscitato molte reazioni e non abbiamo nulla da aggiungere se non che con quell'atteggiamento paterno, più che altro familista e becero, ha difatto condannato il figlio perché ora i magistrati saranno sicuramente meno leggeri con il ragazzo. Cogliamo questo fatto di cronaca per parlare della "figura paterna", e lo facciamo utilizzando le eccezionali parole di Camillo Pennati che è insuperabile per intelligenza e visione umanistica. Eccole nel suo "Ci sono cose da dire ai nostri figli": <<Come ad esempio che il fallimento è una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro. Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce>>. Nel caso di Grillo ci fa porre un quesito, che educazione ha dato un padre, il cui figlio si diverte con amici a oltraggiare una ragazza ubriaca? Che idea delle donne (madre sorelle amiche ecc.) ha ereditato questo giovane che è tutto eccitato difronte a una ragazza che sta male? Di quale forma distorta di esibizionismo è afflitto il giovane "uomo"? Beppe Grillo, come ogni padre, avrebbe dovuto insegnare al ragazzo che se una donna sta male o è leggermente alticcia va lasciata in pace anche se l'acool produce eccitazione, che un corpo scoperto o turbato non è una preda abbandonata da consumare. Forse questo ragionare è davvero troppo per un padre italiano!!! Ma torniamo alle parole di un grande padre ed educatore come Camillo Pennati, eccole: <<Occorre dire alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci. Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi. Tutti li abbiamo. Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia, la reincarnazione. Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera. Che saper stare può essere meglio che fare. Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere. Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi. Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta. Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla. Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce. Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente. Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa. Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più. Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine. Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso. Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare. Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico. Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme. Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più. E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.Siamo qui ad attenderli, essi sono parte di noi per sempre>>. A queste frasi di Pennati non abbiamo altro da aggiungere. La cultura maschilista morirà presto perché in caso contrario, i rapporti uomo donna saranno così pessimi che la maggior parte dei maschi si disinteresserà totalmente delle femmine e viceversa. Grillo è stato un pessimo padre, non ha saputo insegnare nulla al figlio se non l'arroganza tipica della famiglia, e soprattutto si è reso ridicolo perché ha voluto mostrare i muscoli in difesa della sua "capacità" di educatore. Sopra: un opera di Vigeland

PENSIERI RAPIDI (Il monito del Covid 19)

Il monito del Covid 19

Se guardiamo alcune statistiche esse dicono che in Italia i decessi sono stati direttamente proporzionali alla maggiore attenzione alla prevenzione delle malattie. Ovvero in quelle regioni più ricche dove si è fatta più attenzione a dolori e doloretti, e di conseguenza sono state somministrate più medicine si sono registrati il maggior numero di contagi e di morti. In queste aree più che in altre il Covid ha insegnato la necessità del medico di base, così come si era affermato negli anni Cinquanta/Sessanta/Settanta. Per capire la mia affermazione occore fare una consistente premessa e parlare di un nostro forte dualismo: ai tempi della grande crisi della psicoterapia, quando parliamo di presenza fisica dell'uomo sulla terra, dobbiamo altresì occuparci della dualità tra corporeo e la presenza attiva di esso legata al resto del mondo. In altre parole dobbiamo pensare, riflettere sul nostro "bipolarismo psicofisico" e sul suo superamento ben descritto dal Prof. Garimberti. Che dice: <<Il corpo dell' uomo vivente è presenza attiva nel mondo, mentre le cose sono oggetti passivi, che non agiscono. L' uomo entra nel mondo e si apre ad esso, accoglie i fenomeni, li analizza e si comporta di conseguenza>>. In condizioni di buona salute, se isoliamo il corpo dal suo vissuto, se analizziamo il suo sangue, potremo conoscere lo stato dei suoi organi, ma non interpretare il comportamento del corpo vitale nel mondo in cui vive. Quel corpo piange di fronte ad un dispiacere, o è felice quando vede nascere una nuova vita. Sempre il Professore: <<L'organismo biologico, il corpo come cosa, è quindi diverso dal corpo vitale, quello che agisce e pensa, soffre e ama>>. Per comprendere il "corpo che agisce" occorre analizzare la sua "presenza" nel mondo. La psicologia non deve limitarsi ad enumerare i sintomi, il riso, il pianto, la reazione violenta, l'aggressività, ed inquadrarli in schemi a cui dare un nome di malattia, ma deve comprendere il significato di questi fenomeni, di queste apparenze del corpo, e metterle in relazione con una causa, che non è solo variazione ormonale o processo biochimico intracellulare.
E' da un alterato rapporto col mondo che insorge la malattia della mente; la mente è il nostro tramite col mondo, la sua malattia indica un alterata presenza dell' individuo nel mondo.
La malattia fisica del fegato, del cuore, del polmone, o altro si manifesta con una ridotta funzione di quell'organo interessato a cui segue un progressivo distacco dell'individuo dal mondo, con la conseguenza di una ridotta "operatività" e di possibilità di agire. E' così che diventiamo evanescenti, il mondo esterno svanisce progressivamente e il nostro corpo occupa ogni pensiero e la capacità di agire diminuisce. Nella malattia psichica invece, rispetto alla malattia fisica, c'è un capovolgimento di presenza. Il nostro star male nasce da una mancata apertura del corpo vivente al mondo che è visto come ostile, inospitale. In questo fraintendimento è l' essenza stessa della malattia mentale. La conseguenza è un estraniarsi progressivo dal mondo stesso, un occuparsi solo di sè, un dirigere le proprie pulsioni verso sè stesso, con insorgenza di quei disturbi che vengono definiti somatizzazioni, come gastrite, colite, cefalea, oppure uno stato permanente di inimicizia verso gli altri, ritenuti colpevoli della propria infelicità. La presenza del medico di famiglia era un supporto sulla generalità dei disturbi di un paziente, non solo era in grado di diagnosticare un problema fisico, ma anche una serie di cause che lo avevano determinato. Oggi tutto è diventato "corpo" curabile e la sua massiccia attività verso il mondo sembra essere completamente messa da parte, a tutto c'è un rimedio chimico. La grande invasione dei prodotti farmaceutici ha in sostanza eliminato la classica figura del medico per fare spazio alle necessità commerciali. Da questo evento oramai quarantennale, si sono sviluppate una serie di terapie senza fine che trasformano un paziente in un cliente "malato cronico". Il marketing ha aiutato questo processo, che qui in Italia ha prodotto circa 18000 ricche farmacie e poveri dottori "della mutua" i quali come reazione cercano anche loro il business dispensando medicamenti a iosa, curando la malattia e fregandosene della causa che l'ha generata. Concludo che è necessaria, almeno in Italia, un'inversione di tendenza, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) deve tornare a investire sui medici di base e smettere di considerare la farmacia come "il baluardo efficiente della salute" vicino ai pazienti. Tutti sappiamo che è falso. Quello che veramente accade in farmacia è che se il medico ti prescrive un medicamento importante, quando vai con la tua "ricetta rossa" piena di codici a ritirarlo il farmacista cerca di venderti, al solo fine di lucro, ogni porcheria chimica possibile.