ISOLE ROBOTIZZATE

L'integrazione delle strategie di engineering come supporto all'innovazione

LA PAURA SIAMO NOI

La paura siamo noi.
In quest'ultimo anno ho evitato di pensare, ma oggi smetto. Sarò onesto con me stesso e anche con voi, sono allibito per quello che ci sta accadendo. Dentro di me ho paura del Covid che probabilmente è una delle gravi malattie che ci possono colpire, come il tumore (che fine ha fatto il tumore?), o come uno dei tanti incidenti stradali mortali, un terremoto, una calcolosi che ci porta al trapianto o un ictus da stress. Quello che mi fa veramente paura è tutto quello che sta accadendo intorno a me. Oggi pomeriggio passeggiavo tra uomini e donne imbavagliati come se fosse normale. MI fa paura la paura che i media incutono alle persone, senza un minimo di equilibrio né di senso della misura. Mi fa paura che nessuno parli seriamente della fine di tutto questo, mi fa paura quando leggo che il mondo è cambiato per sempre, mi fa paura quando nessuno parla di soluzioni che siano diverse dalla chiusura o richiusura, di ogni attività commerciale o aggregante. Teatri, bar, ristoranti, hotels, negozi, gli odiati centri commerciali (ci mancano anche loro), cinema, chiusura dei volti, chisura delle parole, chiusura dei sorrisi e oramai, anche degli organi sessuali. Mi fa paura che da 10 mesi siamo in scacco di una malattia di cui nessuno conosce la reale pericolosità, sulla quale ci sono troppi dubbi, troppe ombre, troppi non detti, documenti secretati, silenzi, mezze verità, queste cose non mi fanno stare tranquillo, mi tolgono il sonno. Ma il punto più doloroso è ancora oltre questo. Mi fa paura che piano piano ci si stia abituando alla paura, ci si stia abituando a non abbracciarsi, a non darsi la mano, a non amarsi, a non vivere e non stare con chi si ama o con chi si vorrebbe stare. E mi fa paura che respirare con un bavaglio in faccia, che copre bocca e naso stia diventando normale. Fa paura come tutti coloro che da sempre sono contro l'uso di alcool, contro la cannabis, contro l'eutanasia, contro il sesso, contro le discoteche, contro tutto ciò che produce benessere irrequieto, oggi corrono a mettersi in fila per una fialetta nel braccio come l'ennesima soluzione salvifica. Ad ognuno di noi sono tutti gli altri a spaventarci, quindi noi stessi incudiamo paura. La paura siamo noi, ed è un accadere terribile. Sopra: un tipo di mascherina diventato alla moda.


ANNO 2021, ECCO GLI UMANOIDI VACCINATI, BEMPENSANTI E DISCIPLINATI


Anno 2021, ecco gli umanoidi vaccinati, bempensanti e disciplinati.

Nessuno di noi sente in maniera chiara di avere un'identità: nazionale, etnica, famigliare, caratteriale, di pensiero ecc. Non conoscere o non percepire la propria vera identità significa essere una cosa pazza e disincantata, un automa, qualcosa che deve assoggettarsi al nuovo. E, in effetti, questa immagine una volta fantascientifica, indica bene la massa di esseri umani che ora vivono nelle democrazie industriali ad alta tecnologia, ma anche nelle dittature mascherate da oligarchie democratiche. La loro unicità non esiste. Non esiste un loro libero pensiero, uno stile, un gusto, esiste solo l'accettabilità degli altri. L'autenticità sta nella loro capacità di obbedire e di correre dietro ai cambiamenti di stile di massa trasmessi attraverso i media. Immersi nel cibo spazzatura, nei media spazzatura e nella politica tecno-tirannica, sono condannati a vite tossiche di scarsa consapevolezza. I disegni sul corpo sono chiazze di furori vari e indicano una, per loro, chiara appartenenza che gli altri non comprendono. In Corea del Sud un padre regala alla figlia neolaureata un intervento correttivo estetico tramite specialisti del bisturi che studiano i miglioramenti con intelligenza artificiale, decidono in questo modo cosa è la bellezza e cosa occorre per l'affermazione di se stessi e per l'accettazione degli altri. Sedati dalla prescrizione quotidiana di lavoro, di televisione, di sport, di magrezza, di palestra, di integratori, sono umanoidi energumeni persi per tutti, tranne che per il consumo. Oggi comincio spesso a pensare alla "morte di necessità" si, morire sarà una necessità perché un uomo mediamente intelligente, avveduto, attento non può comprendere in quale direzione vadano le generazioni successive, i cambiamenti avvengono troppo rapidi. Non parlo di generazioni alla lontana vissute e gestite per secoli, ma quelle tra nonno e nipote. Tutto è così rapido, fluido, che un nonno non riesce a comprendere come e cosa diventerà la sua amata nipotina, che aspetto avrà, come si vestirà, come si truccherà, che carattere avrà, come giocherà, insomma come sarà la beneficiaria o il beneficiario di tanto amore e preferisce non pensarci, non fare previsioni, perché se prova a immaginare un 2040 estraendolo dai sintomi del 2021 percepisce con un minimo di chiarezza quello che non potrà mai comprendere, beh penserà che è meglio andarsene dal pianeta terra, sarà meglio non vedere.

EASYSNOB E IL "SAPER VIVERE"

Easysnob e il "saper vivere".

Da giovanissimo aveva una ragazza che amava molto, ma la relazione finì velocemente. Perché è successo? Si chiedeva sconsolato Easysnob ed è li che nasceva il grande travaglio dell'animo e la sua passione per la filosofia. Inveiva contro quella ragazza e contemporaneamente arrivava il monito della sua riflessione: <<E'meschino parlare in questo modo di qualcuno che hai amato tanto>>. E ancora: <<Ti stai prendendo in giro spiega, la verità è che ti ha lasciato perché sei diventato prevedibile, noioso>>. Come prevdibile? <<Non solo il mondo è una storia che ci raccontiamo o un "accadere" della vita, anche noi siamo avventura e un breve passato>>. Il "riflessivo" continuò: <<Tutti non facciamo che ripeterci l'un l'altro chi siamo. Presupponiamo, diamo per scontato, io confermo a te e tu confermi a me. In questo modo reiteriamo le stesse cose, le esauriamo, stressiamo le nostre relazioni, e ci annoiamo a morte>>. Fu questo il primo incontro reale di Easysnob con la filosofia e da allora ha iniziato, come insegnavano gli stoici, a osservare se stesso e quello che lo circonda con più distacco, minore agitazione, e maggiore attenzione al comportamento più che ai risultati. In effetti tutti siamo costantemente alla ricerca del riconoscimento e contemporaneamente restiamo prigionieri del modo in cui ci vedono gli altri. Vogliamo riconoscimento, vogliamo approvazione, un like ci viene concesso solo al prezzo di imporci un'identità che fatalmente replichiamo. Se ci soffermiamo sull'essere famosi, esso alla fine è la prigione più dura, non a caso una bellissima attrice vive vecchiezza più complicata di una donna anonima. Pensiamo a quel cantante e a quell'attore comico che sono costretti a ripetere per tutta la vita gli stessi ritornelli o le stesse gag, o magari conservare il ciuffo, il codino in piena calvizie o lo stesso trucco a novant'anni. Ridicolo davvero, una tristezza. Questo ripetersi ci indebolisce, occorre cancellare la nostra storia personale, solo in questo modo nessuno dei nostri pensieri potrà imprigionarci. Non avere aspettative e non idealizzare gli altri, non lasciare che gli altri abbiano delle aspettative nei nostri confronti o ci idealizzino. Non dare per scontato chi ci circonda e non farci considerare a nostra volta scontati. Essere sempre attenti e disposti a cambiare la nostra visione degli altri quando è necessario, riconoscere valore al nuovo, al miglioramento personale, o a comportammenti e capacità emergenti. Un leopardo sa come restare libero, fluido e imprevedibile, non si aggrappa alla sicurezza di un’identità, la nasconde, sembra che dorme e invece scatterà in un'azione fulminea. Cancellare la storia personale è l'arte di essere li a portata di mano, e contemporanemente non essere afferrabile. Conservare la libertà di essere fluidi, di essere e non essere, di essere costantemente qualcosa, qualcuno e anche il contrario di questo. Ribaltare le dinamiche più prevedibili, ribaltare la geografia dei luoghi, delle frequentazioni, delle abitudini, è vita nella vita, è come costruire un mobile su misura, o adattare, attrezzare un angolo di casa per una passione anche banale. A volte è necessario fare alcune cose che gli altri faticano a comprendere o che avversano perché spiazzanti. L'imprevedibilità è un'arte come la pittura, ma non la pittura greca classica, ma quella condizionata dalla moderna psicologia, ogni buona azione per essere bella ha bisogno di talento, deve venire dall'inconscio, ha bisogno di passione autentica, di originalità che distingue, solo così un comportamento potrà essere appagante fino a diventare esso stessa un grande risultato, e tanti risultati diventare un "saper vivere". Sopra: La tempesta di anonimo

INNOVATION E I FURBI 4.0

Innovation e i furbi 4 . 0

Gli "innovatori" e gli "inventori" li riconosci subito, sono quasi sempre di bell'aspetto, un po' modaioli, se gli chiedi che lavoro fanno tacciono per creare suspense. Sono i brianzoli con la "fabricheeettta", sono quelli dell'Assolombarda, sono quelli che dopo il nome dell'azienda mettono l'estensione "innovation" e la pronunciano con lo "scivolo" (scciionn). Si impegnano duramente in due azioni critiche. In primo luogo, la consultazione con i clienti per identificare le opportunità di progettazione all'interno della cultura contemporanea, riconoscendo e rispondendo ai cambiamenti nei confini tra tecnologia, della politica e della coscienza sociale, con l'intenzione di aiutare business e marchi a prosperare in un mondo in rapida evoluzione. E in secondo luogo, strutturano un programma mediatico, di eventi, di mostre, facendo girare informazioni sui gusti del momento, su bisogni eccitanti, sulle tendenze, su quello che conta per "esserci", su ciò che sta guidando e da forma all'industria creativa. Milano è la piazza per eccellenza perché c'è il Politecnico (che di solito non sa niente), per gli innumerevoli eventi, per l'accesso al credito, ecc. La Lombardia è una regione piena di questi imbonitori che sanno fare, non a caso si vanta la scuola di design meneghina che all'estero ci invidiano, come non a caso a Cinisello c'è l'associazione dei produttori di macchine utensili più potente del continente. Questi "piazzisti" dei must del momento sono i motori consapevoli dell'innovazione. In altre parole: non legano l'asino dove trova cibo, ma mettono un tipo di cibo in modo che l'asino vada li da solo. Tradotto: creo una comunicazione che renda innovativo qualcosa di inutile anche se, pur essendo inutile e non innova nulla, lo facciamo piacere, finanziare e vendere lo stesso. L'importante è accedere a fondi, sgravi fiscali, entrare nel circuito produttivo come "innovatori" perchè oltre a fare belli e bravi produce tanti soldi. Infatti vengono prodotte talmente tante cose inutili che il povero pianeta non dispone più di materiali sufficienti per tenere in piedi questo produrre per soli fini di lucro. Fare economia producendo utili senza alcun vantaggio sociale è il gioco dei giochi di qualche milione di paperoni e di 7-8 miliardi di aspiranti tali. A tutti costoro non gli metto davanti discorsi ecosofici o catastrofici di cui riderebbero a crepapelle, mi permetto di ricordargli che la vera innovazione si riconosce quando migliora alcune attività, alcune abitudini nei comportamenti della gente, quando semplifica e rende meno pericoloso il lavoro, quando un lavoro usurante finalmente è fatto da un robot, quando c'è un chiaro riconoscimento, quando un gruppo di individui ringraziano colui che ha inventato qualcosa di veramente utile, quando grazie all'intuizione di uno, tanti vivono meglio. La vera, unica innovazione si ha quando molti ringraziano per quell'idea, per quella semplificazione, e per la minor fatica di vivere che essa produce.

IL DIVENIRE DONNA (Sesta parte, conclusione)

Il divenire donna (Sesta parte, conclusione)

Nella quinta parte abbiamo accennato di come spesso la donna, al contrario dell'uomo sappia trasformare l'umiliazione in potenza, in forza reattiva e ribaltamento. L'umiliazione è quel piano esistenziale che si propone come forza antagonista alla fantasia, è l'uccisione della creatività. L'umiliazione agisce per processi di diminuzione, ma nella donna è un vero incubatore della creatività. In essa nasce l'energia per distruggere i rapporti di potere. Per questo abbiamo parlato di minoritario ovvero, di coloro che si sottraggono alle logiche di dominio creando un nuovo divenire di vita. Vediamo cani ed esseri umani, specificatamente donne, trovare una forma migliore di vivere possibile, grazie a nuove regole. Donna Haraway, teorica del moderno femminismo, ma anche biologa, si interessa molto ai cani. Perché questa specie animale, che ci accompagna da tanti secoli, il cane cacciatore, il cane guardiano, il cane che protegge il suo padrone, oggi ha subito un processo di modificazione irreversibile, essi non possono recuperare l'immagine, l'idea di un branco oramai cancellato. I cani hanno fatto altre relazioni e hanno stipulato altri patti con le altre specie animali alla ricerca di forme di vita migliori. A proposito di ecologia e del preoccuparsi di un eventuale collasso ambientale, ecologico e sociale, il divenire donna può rappresentare lo spostarsi verso un patto sociale che non metta a soqquadro tutto l'esistente, ma che produca una nuova speranza di salvaguardia e miglioramento delle condizioni di vita. Per dare voce al movimento femminista di oggi, il divenire donna esprimerebbe l'apertura alla creazione di un sapere che ancora non c'è. Divenire donna evoca una filosofia senza meta, senza un unico obiettivo, di conseguenza arriviamo da dove eravamo partiti, alla contro-filosofia di Nietzshe. E' vera contro-filosofia perché razza, genere, appartenenze, identità non sono categorie astratte in quanto da esse si sono articolate le narrazioni dominanti. Concludendo, nel divenire animale e nel divenire donna cerchiamo gli anticorpi contro la più potente censura di tutti i tempi, la più sottile e pericolosa che è data dall'annientamento delle capacità critiche e immaginative del pensiero, causa la frantumazione dei saperi. Le strategie di dominio di oggi ci omologano, annientano noi, la nostra storia e tutti i saperi in generale. Fine. Sopra: la donna cyborg di Luis Royo

IL DIVENIRE DONNA. Quinta parte (le mute di Elias Canetti)

Il divenire donna. Quinta parte (le mute di Elias Canetti)

Tornando a Deleuze e Guattari il legame donna, animale, e nello specifico la figura del cane, i due autori ce lo spiegano ricorrendo a Canetti. Canetti sulla questione delle mute e del branco, dice che il branco si dissolve e le mute, frutto dei dolori inflitti dal dominio, esprimono un nuovo modo di divenire sacrificato, un divenire minore. Deleuze e Guattari affermano invece, che tra branco e muta possono esserci passaggi e scambi di vario livello, ovvero il branco e la muta diventano massa possono fondersi uno nell'altro. Occorre schierarsi dalla parte dei cani per comprendere i processi di metamorfosi, di contaminazione, di ibridazione, di modifica biologica. Sono processi che non possono essere smontati per l'intensità del loro divenire, per la loro potenza. Donne e cani condividono un'esperienzs di domesticazione ecosofica che è al centro di una preoccupazione profondamente ecologica. L'ecosofia, intesa come ecologia sociale, ecologia planetaria ed ecologia della coscienza. Se teniamo stabile il concetto di soggetto embrionale, o larvale (vedi seconda parte), ecco che i processi attuali ricadono sui corpi, sul divenire animale, sul sacrificio corporeo e anche sull'ibridazione. Il divenire animale diventa divenire donna come esaltazione di un'alterità sempre presente. Come esaltazione dei processi creativi tipicamente femminili come il desiderio di maternità, come l'eccitazione sessuale, come desiderio del nuovo, dell'artistico, del funzionale, del sociale. L'alterità si muove in questo tipo di trasformazione, in questo tipo di movimento che è sostanzialmente politico, diventa cambiamento che investe il corpo femminile per trascendere i limiti biologici. Ecco il travestito, lo sciamano, la donna medusa, questi corpi escono potenziati, con l'aiuto del "decover" assumono assumono insieme i poteri del maschio e della femmina. (decover, strumento elettronico che produce voce maschile o femminile). Il divenire donna reinventa eros ed anche i limiti dell'arte che riproduce modelli oltre il senso comune (Luis Royo in testa). Cosa vediamo al centro di questa idea di domesticazione? Canetti dice l'umiliazione. Le mute si divorano in un processo specifico di umiliazione. L'umiliazione non a caso, è anche uno stato storico del femminile che spesso da inerme debolezza la donna ha sempre saputo trsformarlo in un elemento di grande potenza. La sua capacità a gestire il dolore meglio dell'uomo è emblematica,  ha prodotto sovente un ribaltamento di forze, dietro un'apparente fragilità ecco che il maschio viene travolto dalla resistenza al dolore e dalla sete di rivincita della natura femminile data erroneamente per debole.

IL DIVENIRE DONNA. Quarta parte (Il divenire animale di Gilles Deleuze e l'esempio della zecca)

Il divenire donna. Quarta parte (Il divenire animale di Gilles Deleuze e l'esempio della zecca)

Quando pensiamo agli animali e vogliamo comprendere la loro convivenza con gli umani, non possiamo farlo senza pensare a Giacomo Leopardi, il suo è un amore viscerale per tutto il mondo animale. Partendo dallo Zibaldone per poi entrare nelle Operette morali ci sembra volesse dimostrare che gli uomini e gli animali abitano il pianeta terra nello stesso modo, abitanti attivi e poco discreti, insomma vitalissimi confusionari. Dopo Leopardi in molti scrittori gli animali appaiono centrali nelle loro opere e la mia domanda di oggi è: cosa ci rende diversi dagli altri animali? Oppure siamo animali diversi? Per avere qualche risposta convincente dobbiamo ricorrere forzosamente alla letteratura e alla filosofia. E, dopo Leopardi, ecco Kafka. Piero il rosso è una scimmia che dopo essere stata catturata e cresciuta fra gli umani, parlando a un comitato di illustri studiosi dice: <<stare con la faccia contro le tavole di una cassa non è sopportabile, sarei certamente crepata, per cui ho smesso di essere una scimmia>>. Un ragionamento che non fa una piega, un ragionare di pancia, come spetta alle scimmie, esse ragionano d'istinto. In un'altra occasione, Kafka rende onore all'uomo dicendo che esso si differenzia dagli animali solo perché dotato di volontà. Si racconta anche, che egli divenne vegetariano e che dichiarò, davanti a un acquario, quindi davanti a dei pesci la sua serenità nel guerdarli perché finalmente non li avrebbe mangiati. Ecco quindi un atteggiamento con protagonista la volontà dell'uomo, che in questo caso avvicina l'animale e non prevarica. Un filosofo moderno, Giles Deleuze, amatore e spesso odiatore degli animali, ci spiega il suo "divenire animale" con l'esempio della zecca. La zecca, in una natura così immensa reagisce a solo tre cose: tende verso l'estremità di un ramo di un albero in quanto attratta dalla luce e può attendere li ferma anche anni, senza mangiare, senza nulla. Completamente amorfa essa aspetta il passaggio di una bestia e si lascia cadere sul quel dorso attratta da un eccitante olfattivo, annusa la bestia che passa sotto il ramo. Quindi luce e odore sono i suoi eccitanti a cui si aggiounge il tatto perché si infila dove i peli sono più radi, ed è questo il suo terzo eccitante. Quindi ci dice Deleuze, in una natura estremamente piena di attrazioni la zecca estrae e seleziona solo tre cose. Questa sua capacità di selezionare solo tre elementi rende l’idea della differenza tra l’uomo e l’animale. Davanti al caso, l’uomo tende a non affidarsi più di tanto, cerca una sistematicità delle certezze. La zecca no, è lì e aspetta. Nella successiva selezione degli argomenti l’uomo, amplia, gestisce le informazioni, genera cultura, si trasforma, si evolve. La zecca no, è lì e reagisce ai suoi tre impulsi. Forse è proprio in questo rapporto tra il caso e l’affidarsi al mondo che Deleuze ritrova una differenza sostanziale tra uomini e animali. Il divenire animale di Deleuze ci porta direttamente al "Compagni di specie" di Donna Haraway. Continua...

IL DIVENIRE DONNA. Parte terza (Il soggetto larvale)

Il divenire donna. Parte terza (Il soggetto larvale)

Per capire il concetto di creazione, occorre citare le nozioni di soggetto, e di virtuale deleuziane. il soggetto viene definito come larvale, ovvero embrionale, in potenza, non più un io che sta al centro (io donna, io uomo, io cane, o altro) bensì, un oggetto larvale che ha a che fare con diverse articolazioni "virtuali". Virtuale indica invece, quello che è in potenza, in divenire, quello che può diventare. Nulla a che fare con la realtà virtuale di oggi. Il divenire donna è una specie di circuito molto contaminato che protende verso un ventaglio ampio di direzioni. La logica binaria fu spazzata via proprio da Nietzsche nella Genealogia della morale nel riferimento di Arianna. Quell'artificio mitologico del Minotauro rappresenta bene il divenire animale di oggi, e l'importanza del femminismo attuale. Senza l'alchimia di Arianna e del suo espediente, il Minotauro sarebbe ancora vivo non ci sarebbe stato nessun Teseo vincitore. La traccia di Nietzsche ritorna in Deleuze con i soggetti che sono immediatamente identificati come destinatari di un dominio. In questa ottica le donne, in qualunque contesto abbiano dovuto misurarsi, sono portatrici di alterità, di una minorità che resiste alla logica binaria di potere che è necessaria alle figure di dominio per strutturare e rendere inattaccabili i dei rapporti gerarchici. Rapporti di genere fondati sul primato del possesso, della proprietà e dell'assoggettamento. Continua...

IL DIVENIRE DONNA. Parte seconda (Il vecchio femminismo).

Il divenire donna. Parte seconda (Il vecchio femminismo)

Il vecchio femminismo non comprese questo divenire donna, anzi lo considerò come l'ennesima convocazione ad un processo di subordinazione di genere, ossia un progetto meschino del maschilismo. Attualmente non ci sono più segnali in questo senso e alcune illustri signore (Braidotti e Haraway) si sono interrogate sul significato di <<disfare il genere>>, ovvero, quando Deleuze affermava che: <<anche le donne dovranno imparare a divenire donne>> intendeva, che occorre distruggere la fedele appartenenza di genere, costruita nel tempo, e andare oltre. Perché è così importante il divenire donne? Perché, come dice Donna Haraway, ha a che vedere con la minorità. Nel grande lavoro di Deleuze e Guattari la "minorità" è una delle cose più affascinanti trattate: è nel loro "annunciare" come questa razza bastarda, minoritaria, anarchica, ribelle,  e nomade che irrompe contro le strutture omologanti, maschiliste, capitaliste, che cercano di affermmarsi come figure di potere. Figure di dominio. Questa idea di minorità, del divenire minoritario, non è chiamarsi ai margini, ma una delle tante forze minori sorprendenti e possibili. Lo dimostra Guattari che ripropone il concetto delle "mute". Le mute si formano uscendo dalla gerarchia di gruppo, e diventano potenti in quanto non puntano alla ricostruzione di altre gerarchie o di un altro centro di potere, esse si muovono in senso "rizomatico" (sono azioni pure, non soggetti che agiscono) diventano cioé, un divenire minoritario ma potentissimo. Questo divenire minoritario, dice Deleuze, è un crescere politico, un progetto politico, che ha dalla sua parte la dimensione creativa. Una dimensione creativa che ci dice che quello che troviamo sul pianeta già c'è e non possiamo che adeguarci, ma possiamo "creare quello che manca" compiere degli atti di creazione. Continua...

IL DIVENIRE DONNA. Parte prima. (Il divenire donna da Gilles Deleuze a Donna Haraway)

Il divenire donna. Parte prima (Il divenire donna da Gilles Deleuze a Donna Haraway)

Ci inoltriamo su questo tema attualissimo e determinante per le nostre vite, in quanto siamo certi che l'omologazione di noi maschi sia oramai totale e irreversibile, mentre le nostre donne hanno caratteristiche diverse e restano capaci di coinvolgerci nella loro straordinaria creatività. Lo facciamo ripercorrendo alcune fasi della filosofia moderna ed introducendo il concetto deleuziano di "divenire donna" nell'intento di mettere in luce e capire questi processi che, grazie al dirompere neoliberista, investono lavoro e vita, menti e corpo, natura umana ed extra umana, conscio ed inconscio. Il fine è di ripensare noi stessi, creare un nuovo paradigma tecnologico che investa pianeta, uomini e animali per rideterminarli in una nuova chiave di lettura, in un nuovo valore. Cosa c'entra ciò con il divenire donna? C'entra perché il rapporto tra femminismo e l'ecologia non è affatto scontato e mentre negli uomini c'è una situazione di paralisi di idee, nel femminile troviamo fantasia e comportamenti nuovi e imprevedibili. L'ecologia corre il rischio di essere solo una parola abusata che nasconde strade e percorsi molto diversi. Anche qui ci rifacciamo a Deleuze e in particolare al suo Mille piani ed al concetto di minorità. Esso va rivisto nell'idea deleuziana di completa rottura della "logica binaria" ovvero fuori dagli standard del maschio e femmina. Perché entrare in questo concetto? perché entra di prepotenza nella trasformazione della filosofia e del pensiero critico, dalla crisi del pensiero di Nietzsche legato al post hegheliano. (consentite questo riferimento come scontato per ragioni di rapidità). Quindi gli attuali pensatori di riferimento diventano Foucault, Deleuze, Guattari e Derrida. Questo quadro di pensiero è senz'altro molto francese, e tutto questo ci fa dire che occorre ripartire da Nietzsche, scandagliare Foucault, insistere con Deleuze e arrivare a dibattiti più recenti su Donna Haraway e sul femminismo attuale. Il divenire donna non ha più una sola lettura in chiave femminista, piuttosto ha a che vedere con il divenire in generale, con vari divenire possibili. Divenire donna ma anche divenire animale, divenire bambino, divenire inorganico. Questo è un concetto rilevante, e occorre sottolineare che il divenire è in movimento perenne, spinto da una forza potente che è il desiderio, ma non il desiderio quanto "mancanza", non compensazione di un'assenza, ma è una forza che agisce su dei concatenamenti. Il rompere con la logica binaria maschio-femmina, o di genere, ci porta a una spinta in molteplici direzioni, verso grandi aperture. Sopra: una femminista, animalista, ecologista del nord Europa. Continua...

IL DESIDERIO E LA CREATIVITA' FEMMINILE

Il desiderio e la creatività femminile

L'appagamento sessuale sembra condannato a restare sfuggente, come la vera identità sessuale di ognuno di noi. Ci spiega Bauman: <<l'identità sessuale, al pari di altri aspetti di identità nella socialità moderna, è veleno e nello stesso momento il suo antidoto e destinata ad essere un perenne divenire>>. Non vogliamo generalizzare, ma questo concetto coglie la "rotonda" su cui transitano le nostre preferenze sessuali. La vivibilità del desiderio, in una vera ambiguità, lacera e condiziona ogni scelta sessuale, ma protegge contro insuccessi o fallimenti (mancati piaceri). Un conto è "ho sbagliato partner" e un'altra cosa è l'umiliazione che deriva da un vero fallimento di rapporto. Capire chi siamo sessualmente non è così semplice, non siamo immutabili, non siamo permanenti, ad essere attenti siamo un processo, un divenire pieno di impantanamenti ed errori, di tentativi incerti, di occasioni mancate, ma anche di gioie e sollievi. Rispetto agli anni passati assistiamo a uno scenario dove il confine tra manifestazioni sessuali "sane" (se è giusto etichettarle così), e quelle perverse è labilissimo. Come in un vero processo di civilizzazione del desiderio sessuale e abbellimento personale, le nostre compagne non hanno solo voglia di sesso, ma lo camuffano e accrescono in un intreccio di sentimenti nascenti, in gesti di gioia amorosa, con a fianco di un'eccitazione a dir poco entusiasmante e impetuosa. Esse, non mostrano solo esuberanza sessuale, ma una voglia di amare ampia, assoluta, coinvolgente. A priori processano e reprimono le componenti tradizionalmente considerate perverse dell'eccitamento sessuale, non accettano un impulso fine a se stesso, ma sono , potenti e cercano nuove sensazioni. In questa plateale, quanto incredibile messa in scena, le nostre donne di oggi, abbattono l'erotismo di sola estetica e tendono a sublimare gli istinti sessuali, di scambiare l'obiettivo originariamente sessuale con un altro scopo, "socialmente accettabile", intimamente "bello". Per ragioni etiche? Per senso di socializzazione? No, queste amabili, quanto adorabili e consapevoli mistificatrici, vogliono ridurre fino a sopprimere quel filo sottile tra sessualità sana e sessualità perversa, senza troppo esporsi, cercando una guida, un maschio che le sorprenda perentoriamente con nuove fantasie. Cercano astutamente nella perversione, l'elemento eccitante e amabile che produce o accresce il desiderio. Oggi ci riescono in tante, si divertono con eccitazioni creative, ma non vogliono esporsi a responsabilità dirette, le affidano all'uomo. Sono loro che compiono (e ci fanno compiere) quel salto culturale verso una più definita identità sessuale, che nei maschi è vana ricerca, che si smarrisce nel culto della pornografia, e della prestazione atletico/erotica. L'uso commerciale di questi comportamenti ha prodotto il Viagra, (65 milioni di prescrizioni in pochissimo tempo), un elemento quest'ultimo, che sostituisce il desiderio con un processo muscolare meccanico durevole, molto virile, che nasconde ogni titubanza e fragilità con il culto della prestazione, forte, energica, e tecnicamente perfetta. Proprio quello che le donne non sopportano. Loro amano la fantasia, l'imprevisto, l'incombente, e soprattutto di essere desiderate, e noi maschietti dobbiamo fare attenzione, la qualità della loro e della nostra vita è, più di sempre, solo nelle loro mani.


IL PIACERE, LA BELLEZZA E LA CREATIVITA'

Il piacere, la bellezza e la creatività

Sul godimento sessuale di uomini e donne ne leggiamo di tutti i colori. Sociologi, psicologi, "intenditori" di ogni specie si cimentano senza soste visibili. L'argomento è così fortemente legato ai sentimenti, alla fisicità, alle identità di genere, oggi molto alla chimica, e ai gusti più o meno indotti dove tutti sembrano avere ragione, "ma anche no" direbbe un veneziano. Ne parlano con attenzione o con approssimazione? Credo che facciano ampi tentativi per capire, ma con scarsi esiti, visto l'argomento difficile e sfuggente. Aggiungiamo solo quelle che sono le "assenze" nelle divulgazioni. La scienza, la medicina e la pornografia, seppure con finalità diverse, compiono enormi sforzi inutili per catalogare, misurare, omologare quello che per secoli la filosofia ha evitato di studiare per incapacità di capire, lasciando campo libero alle semplificazioni della morale. Eros è un "campo" tra individui solo apparentemente simili. L'erotismo che scaturisce tra questi individui è potenza sfuggente, frastagliata, mai uguale. Siamo coinvolti in un turbinio di sensazioni spesso irripetibili che sono potenza non affatto inquadrabile, non raggruppabile, non associabile, non omologabile. Ogni individuo, maschio, femmina, o di altre identità di genere ha una sua unicità e la meraviglia per ognuno di noi è saperla mettere in luce, intuirne le potenzialità, accrescerla con dedizione e conoscerla appieno. La felicità di una coppia è il protendere verso la completa espansione di se medesimi attraverso una forte realizzazione dell'altro. La "reciproca scoperta" è un percorso animale e soprattutto intellettuale lungo e faticoso che è conoscenza pura e felicità di essere a questo mondo. Più questo percorso di vita è complesso, attento e attraente e più la coppia si realizza, portandosi a un livello superiore di stato e di piacere di vivere che sfugge a qualsiasi classificazione scientifica ed è il continuo sviluppo di un fenomeno unico che riguarda solo i protagonisti ed è assolutamente inutile per tutti gli altri. Di questa consapevolezza temono e si affannano sia la scienza che il mondo del porno, sia l'una che l'altra in questo campo sono inutili (eppure la pornografia prospera e si espande). La letteratura, temendo di scadere in un linguaggio pornografico è restata, tranne in rarissimi temerari autori, sempre negli ambiti di una noia indecente. I romanzetti tipo "Cinquanta sfumature" sono favole antiche rispolverate, adattate ai nostri tempi. Anche l'arte si è arresa, nei secoli ha saputo cogliere solo alcuni aspetti marginali di Eros meglio, anche se di poco, ha saputo fare il fumetto erotico (Hans Kovacs, Ignacio Noe, Serpieri Eleuteri, ad esempio), sono stati in grado di rappresentare egregiamente i sogni erotici e gli incubi sessuali soprattutto femmili in ogni salsa possibile. L'arte del diciannovesimo secolo ha reso potente la bellezza dei gesti sospinti da forte desiderio sessuale. La fotografia ha, in maniera imbarazzante, omologato forme di bellezza a sottocategorie di sensualità, attraverso un processo simile a quello che la moda ha imposto alla figura femminile esile, ridotta e spesso disumana alle sue indossatrici. La fotografia coglie gli aspetti più ordinari e consueti della bellezza, è assente totale sul "movimento dei corpi" che è pura espressione del desiderio, quindi non autentica e noiosissima. Solo alcuni artisti come Courbet ci hanno offerto alcuni aspetti di una bellezza femminile molto potente, ogni volta hanno ritratto le loro favolose amanti. Possiamo concludere questo argomento affermando che la vera bellezza risiede nel movimento dei corpi e questo aspetto genera anche un godimento intenso per coloro che amano questo impulso vitalissimo che va ad aggiungersi agli altri di natura sessuale, e non c'è dubbio alcuno che il piacere di ognuno di noi scaturisce dalla completa affermazione del godimento della nostra alterità, un partner congeniale per fisicità e per il dispiegarsi di sentimenti reciproci. Questo naturalmente non ci porta a pensare di aver esaurito l'argomento, esso come abbiamo anticipato sopra, non teme nessuno in fatto di imprevedibilità perché fortemente sospinto dalla creatività dell'essere umano. Sopra, un capolavoro di Yves Pires

EASYSNOB VIVE FUORI DAL TEMPO

Easysnob vive fuori dal tempo

Da adolescente era piuttosto a brandelli, quasi un caso limite, per essere sinceri. Easysnob ha impiegato diversi anni a cercare di ricomporre i cocci. Aveva subito una catechizzazione feroce e viveva da scostante la relazione famigliare, una famiglia espressione della piccola borghesia di campagna, ma pur sempre di cultura contadina coercitiva e perentoria. Con la scusa della politica frequentava una piccola gang che fu subito resa innocua dalle forze dell'ordine. Successivamente si avvicina ad altri interessi, alla poesia, al sociale, alla pittura, alla filosofia e sempre di più alla politica. Aveva compreso che in ogni tempo ha avuto ragione chi si impegnava nella formazione vigente pur se sgradevoe, per poi usarla come strumento contro la stessa al il fine di produrre una conoscenza più potente, più consona ai tempi, di impronta personale e cuturalmente onesta. Cambiava spesso frequentazioni e si trovava a suo agio solo con il mondo femminile e piuttosto infastidito dai linguaggi e comportamenti del maschilismo. Non gli piaceva come alcuni personaggi che avevano una certa visibilità parlassero di mogli e figlie sempre come "illustri" e di ogni altra donna sempre come puttana. L'impegno tra i giovani comunisti, pur se condiviso come idea generale dalla famiglia, era percepito come un problema. La visibilità dell'attivismo rappresentava essere frontali verso i compaesani intrisi nelle certezze di un fascismo sempre minaccioso o di un clericalismo sempre subdolo. Easysnob ha iniziato a riconnettere i vari pezzi di se solo intorno alla quarantina, con l'aiuto e con il confronto con personaggi che per sua fortuna avevano la pazienza di assumersi le sue dimensioni umane. Aveva già alle spalle un matrimonio finito velocemente e un figlio da "seguire" senza limitarne lo spazio mentale. Oggi Easysnob può ricordare con discreta certezza i livelli di fascinazione di allora. Un figlio dalle idee rapide, la filosofia, la logica, la matematica, l'irriverenza, l'automazione, il web, la curiosità, il femminismo e la militanza delle posizioni. Contemporaneamente vive orribili sensazioni di angoscia verso sentimenti di perdita esistenziale, l'assenza di tempo, l'assenza di un'educazione umanistica, la disciplina sul lavoro, le costrizioni degli studenti, l'assenza di felicità delle donne e il limite che questa apparteneva ai maschi. Gli interessava capire la vera responsabilità dei maschi verso la palese e grave infelicità delle donne, le responsabilità del maschilismo e quelle di un'identità femminile mai completamnete espressa come se fosse un difetto atavico. Voleva capire quali siano stati i colpi di fortuna nei tanti incontri felici con il mondo femminile, nei mondo del lavoro, con alcune avanguardie dell'innovazione e nelle tante idee che si concretizzavano in anticipo sui tempi. L'immersione nei "Mille piani" di Deleuze grande interprete di Nietzsche, l'incontro con Umberto Eco, vera enciclopedia vivente, i tempi della scrittura di consumo, lo segneranno per sempre. Una vera passione per il Web lo porta definitivamente lontano dalla maggioranza dei suoi coetanei. Sul lavoro arriva la realizzazione di sistemi aziendali unici, impianti logistici complessi e preziosi per la sicurezza di chi ci lavora, progetti nella distribuzione di derrate alimentari, nell'automotive, nella gestione automatica di cavi elettrici. Tutti gli impianti realizzati sono proiettati a un futuro possibile da visionario e sperimentati per la prima volta. Il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche, l'insieme delle tecniche unite alla robotica, le viveva come opportunità impreviste per migliorare l'esistenza agli umani lavoranti. Quello che ho appena descritto è solo il livello più apparente di Easysnob, l'altro, meno visibile, è il risultato di una scelta, di un concetto di vita proteso all'elusione di quello consumistico che implica una sorta di castrazione nei confronti dei sogni più folli dell'infanzia e dell'adolescenza ovvero, rifiuta l'idea dominante che per essere produttivi ci si debba limitare a un solo campo di competenza, per poterlo sviluppare al massimo e farlo diventare redditizio economicamente. Easysnob corre il rischio che tutta questa sua miriade di interessi lo sovrastino, lo gettino in una palude di affanni, ma non può fare a meno di cercare con veemenza un miglioramento in ogni cosa viene coinvolto. Continua a sognare una realizzazione totale del proprio se, vuole realizzare i sogni infantili, sviluppare ancora il suo ego già smisurato, la sua potenza visionaria,  per sentirsi un vero specialista della trasversalità. Non è solo un "moderno", ma un rinascimentale vissuto con qualche secolo di ritardo, un'individualità fuori dal tempo e profondamente immersa nel web.

SULLA MORTE COME EVENTO

Sulla morte come evento.
(dedicato a un'amico in lutto)
La morte è quanto di più imprescindibile vi sia nella vita di ognuno di noi. Così è, e così è stato dall’alba di questo mondo, con il pensiero sulla morte si sono confrontati nei secoli tutti gli uomini che hanno calpestato questa terra. Tra gli uomini migliori, alcuni l'hanno temuta (Voltaire), altri l'hanno sfidata (Seneca), altri l'hanno attesa con serenità (Sant'Agostino). Di certo la morte non è il contrario della vita, qualunque cosa possiamo pensare o dire, essa è ancora vita. Sulla paura della morte hanno prosperato e prosperano poteri enormi in grado di controllare miliardi di individui. Siamo: uomini, bipedi pensanti, eretti, di passaggio sul pianeta terra. Non dovremmo mai perdere di vista una foto della navicella spaziale che, abbandonando per sempre il sistema solare ci ha inviato di esso. In quell'immagine unica la nostra bistrattata terra appare come il più insignificante dei pianeti, un puntino verde sperduto. Non siamo quello che presuntuosamente pensiamo di essere, non siamo immagine di un dio inventato solo per darci importanza, ma un formicaio tra giganteschi formicai, e ognuno di noi è soltanto un ignaro operoso componente. In ogni caso la morte è un evento della vita a cui non possiamo sottrarci e pur consapevoli di questo, cerchiamo di sfuggirvi gettandoci nel vortice esistenziale, attraversando momenti intensi immersi nel presente e proiettandoci velocemente nel futuro, in una perenne "espansione di noi" direbbe il grande Nietzsche. Poi arriva "l'attimo" e la nostra corsa finisce!! L'evento si realizza. Quasi tutti usiamo due termini per illustrare le reazioni che accompagnano l'evento mortale di una persona cara, della perdita di questa affezione umana: cordoglio e lutto. ("cor-dolium", cuore che duole e "lugere", piangere). Per chi subisce una perdita non esistono termini capaci di descrivere ciò che egli prova quando viene a mancargli qualcuno che ama e le emozioni che si scatenano possono essere imprevedibili e inaspettate. La mente non riesce ad accettare il fatto che una persona amata non ci sia più e superata l’incredulità iniziale ci si trova ad affrontare un turbinio di emozioni, spesso durevoli e sempre dolorose. Il dolore del lutto ha i suoi tempi: tempi diversi per ognuno, ma comunque tempi di sofferenza. Spesso chi ci circonda ci offre consigli logici ed affettuosi, incoraggiamenti ad andare avanti, ma il dolore è così invalidante da creare quasi una bolla intorno a noi, esclude tutto il resto. Personalmente se mi avvicino accanto a una persona che mi è cara, colpita da un lutto, preferisco il silenzio. Stargli vicino, non importa come, non importa quanto, non importa chiedere, meglio fargli percepire una presenza discreta, rispettosa, non invadente, un'ombra vicina, un calore, un esserci in ogni caso e comunque. Il silenzio come rispetto verso chi soffre. Viviamo lutti "senza morte" come per allenarci ad essa. L'allontanamento brusco di chi ci è stato troppo vicino è come il lutto, ci fà sentire profondamente malati, sentiamo un vuoto dentro che nulla sembra capace di colmare, sentiamo un inevitabile "sprofondare". La perdita ci tiene svegli la notte, ci impedisce ogni normalità, cambia i nostri interessi, diminuisce la nostra creatività, limita la nostra lucidità e il nostro "saper vivere". Ci cambia il carattere ed anche il sorriso. Tutti prima o poi ci troviamo ad attraversare questa esperienza di vita, e ognuno ha bisogno innanzitutto di tempo, poi di ascolto, poi di comprensione, di rispetto ed empatia. Con il passare del tempo impariamo a comprendere che quella sofferenza che ci bloccava, ci congelava, ha aperto una strada dentro di noi e ci ha trasformati. I pensieri, in seguito, ci ripropongono la sofferenza per lungo tempo e la percezione di chi abbiamo perso diventa sempre più nitida, lucida, perché quando tutto diventa più sopportabile, viviamo chiara la nostra trasformazione. Le vicissitudini dolorose della nostra vita ci modificano, ci trasformano, ci allenano per il grande evento, ci preparano alla morte.

AVERE FIDUCIA, OGGI

Avere fiducia, oggi.
Gesù saliva sulla barca del pescatore e con poche ma precise indicazioni di percorso ecco che le reti si riempivano di pesci. Cambiava pescatore e imbarcazione e accadeva la stessa cosa. Ecco questo è un esempio di come guadagnarsi la fiducia di qualcuno che successivamente donerà la propria vita per non tradire un uomo così meritevole. Raccontiamo questo perché resta un caso esemplare di come un comune mortale è riuscito a guadagnarsi la fiducia di altri mortali come lui. I pescatori diedero prima fiducia, lo seguirono nelle sue idee, credergli divenne un vero atto di fede, primordiale ma potente, così forte che negli anni a seguire in tanti subirono un martirio per difendere il suo nome. Ora potremmo pensare che i pescatori erano degli abbindolati cercatori di una guida o era la guida che creò le condizioni per abbindolare i pescatori? Se fossi un credente opterei per la prima ipotesi, ma da povero non credente non ho dubbi, l'impostore si era inventato un buon modo per crearsi un seguito. Già da secoli quindi, il problema del riporre o non riporre fiducia in qualcuno o in qualcosa, è stato determinante e, la fiducia è stata condannata a una vita colma di frustrazioni. Fiducia nelle persone, fiducia nell'Europa, nei masnadieri della politica, fiducia in uno spirito guida, nella comunità, nell'azienda, nel parroco, nell'avvocato, nella polizia, nel matrimonio, già da questo elenco cogliamo alcuni fili comuni che sono: autorevolezza, durata, senso di certezza, persistenza. Da questi elementi nasce quel senso istintivo che è avere fiducia in qualcosa o qualcuno. Oggi siamo soli, non ci sono strade visibili per concedere fiducia, è aumentata la volubilità delle regole, è aumentata la velocità dei cambiamenti, la fragilità dei legami, viene a mancare proprio l'esempio di altri, manca la persistenza, manca la certezza, che erano stimoli fondamentali per riporre fiducia. Non possiamo fidarci se non degli intimi, di un intimo, o un po' meno, di qualche covivente, se incontriamo un passante cambiamo facilmente marciapiede, e se non porta la mascherina acceleriamo anche il passo. Ecco che fidarsi diventa sempre più parte del "pensiero rapido" dell'uomo, dell'istinto che ci fa riconoscere un pericolo, e coltiviamo una speranza di moralità individuale. Avere fiducia in un quasi sconosciuto, è un gesto d'amore per la vita, immediato, forte, e oggi spericolato, ed osa attendere pretendere una responsabile adeguata risposta. L'unicità di questa richiesta di comportamento etico consiste nell'essere tacita, veloce, e così vuole restare, non vuole essere distorta, ed ha un grande valore quando è dimenticata, o quando diventa superflua, è in questo modo che ci si sente vivi, appartenenti, e la speranza di aggregazione si realizza. Covid o non Covid le pulsioni vitali sono fortissime come sempre, la nostra umanità chiede spazi per esprimersi, la vita continua e i contatti umani restano centrali, sono essi che in assenza di "fiducia", ci spingono a pensare ancora a un futuro.

IL DIFFICILE MESTIERE DI PADRE NELLA ROMA CITTA' SANTA

Il difficile mestiere di padre nella Roma città santa.
Ringrazio Gregor Samsung, attento blogger di Tumblr, di avermi prestato lo spunto, era da mollto tempo che volevo trattare l'argomento "Roma" da ex protagonista delle notti romane,  prima studente, poi padre, ma non mi sono mai deciso perché la conseguenza è il rapido aumento dei miei nemici.
Parlerò di questa Roma dei papi, dei Sabini, degli Etruschi, Caput Mundi di tutti i mali, usando poche parole mie e molte di un grande scrittore Walter Siti. Questo post lo considero un omaggio a questo grandioso neorealista e il titolo a questa pagina è: La Palestra.
<<Molti sono impiegati, o agenti di borsa con nostalgie di volgarità; i borgatari sono pochi (anche se sono quelli che fanno più casino), qualche mantenuto e qualche figlio di cravattaro (prestasoldi) che può permettersi le alte cifre dell'iscrizione. Marcello anche in questo è un buon tramite, essendo piccolo-borghese di origine, ma regredito verso la Borgata perché è l'unico luogo da cui non si sente giudicato. Rappresenta una “sporcatura” sociale che non deve dispiacere nemmeno ai proprietari della palestra, perché dà un appeal, un brivido d'avventura ai clienti ricchi (quelli che in sauna parlano della "tavernetta" nella casa ai Castelli e della "sala di rappresentanza": ma a chi si dovranno rappresentare, e perché?. Salvo reprimere quando i coatti fanno i coatti, cioè quando urlano e si rincorrono e si gettano l'acqua "li faccia smettere" mi dicono, come se io potessi combattere da solo contro un intero popolo di dodicenni, soprattutto quando sono esagitati perché le iniezioni stanno entrando in circolo. I promoter finanziari e i padri di famiglia con la tavernetta si astraggono, fanno finta di non sentire quando comincia la litania sentimentale dei morti: Simona che l'hanno trovata con uno sbocco di sangue sul cuscino "se stava a preparà pe’ ‘e gare grosse, porella", e Riccardo col morbo di Hodgkin e un altro meraviglioso trentenne con gli occhi legati "ciaveva le stesse ambiguità mie" a cui "Cultura fisica" (pseudo-intellettuale del gruppo) ha dedicato un necrologio. Tutt'al più li rimproverano stancamente, "siete matti, ma chi ve lo fa fare di rovinarvi la salute": però godono l'atmosfera spermatica, si specchiano nei loro muscoli e se ne gonfiano per procura.
Loro, i borgatari, tutti rigorosamente di destra e vicini alla Lega, a causa dei miti celtici e per far dispetto a Gianfranco Fini, vanno normalmente con gli uomini per soldi, ne fanno quasi un segno di dignità virile. Come m'ha spiegato uno di loro, "per pagarti la roba o te vendi o fai il pappa, io il pappa nun l'ho mai voluto fà e quindi…"). Il discrimine che pongono è quello di essere solo attivi e Marcello oscilla tra la paura d'essere smascherato e la smania di esibire la propria anomalia. Al banale intercalare "chi te se incula?" qualcuno gli risponde "a me nessuno, a te invece parecchi", e lui svia "è da vedé, se a te nessuno". Non ha la prontezza, o la disonestà, di negare apertamente; uno sposato l'altro giorno gli ha chiesto "che sport fai?" e lui "eh, la ballerina classica", al che subito gli altri "nun ce sarebbe da meravijasse".>>

Walter Siti, Troppi paradisi, B.U.R., 2015 (1ª ed.ne 2006); pp. 336-37.

Grandioso Siti, ha detto in maniera semplice e terribilmente efficace quello che io volevo raccontare ma non mi decidevo. Non è difficile capire cosa è accaduto a Pier Paolo Pasolini la sera della sua uccisione: i suoi nemici, tanti ancora oggi, lo definiscono "pedofilo", ma chi conosce la realtà romana sa bene che non è così, in un bar a Don Bosco lui compra un giovane prostituto, un figlio di famiglia romana normalissima, poi accade quello che accadde. Un assassinio sicuramente opera di terzi. Questo fatto risponde anche alla domanda che spesso, chi gira di notte in questa città si pone: chi c'è dentro le grosse auto con vetri oscurati che filano numerose  in centro? Tutto "er meio de Roma e der mondo" si, il mondo sa bene che a Roma la prostituzione maschile è affermata come quella femminile e forse anche molto di più. Esemplare anche se diversa, la storia romana di Marrazzo governatore laziale disinvolto prestigiatore sessuale. Se un figlio maschio romano si prostituisce con un ricco, un prelato, un attore, un politico, un imprenditore, un ambasciatore, uno scrittore, un artista, un presentatore televisivo, un turista, ecc. i genitori tacciono, non criticano, anzi sotto sotto considerano il figlio "uno che sa stare al mondo". Come dice Siti, la distinzione è tra essere un maschio attivo bisex "questione  veniale" o passivo (essere una checca che invece è questione socialmente avvilente, va nascosta con tutti i mezzi). Ogni adulto normale sa bene che è una distinzione impossibile (se un maschio attivo gode, e quello passivo deve ancora godere, in che modo risolve la faccenda? Tralasciamo i dettagli). Quando alla scuola media inferiore romana un padre attento vede tutto quel cameratismo tra maschietti (che si sbaciucchiano ad ogni minima occasione ed è questo un fatto sociale che non ha esempi in altre città), lo stomaco gli si contorce e inizia l'avventura della protezione del ragazzo, che a Roma deve essere molto più attenta e continua di quella solitamente riservata a una bambina. Dopo la scuola, arriva l'oratorio pieno di attrezzature sportive e preti affettuosissimi (comprate con il nostro 8 x mille), arrivano le squadre giovanili di calcio e calcetto con pedofili alla presidenza, arrivano le palestre, le piscine, e qui il "padre", se non è romano, entra in collisione con un sistema sociale intero, sistema stabile riverito dalle madri modaiole e rispettatissimo da tutti. Da semplice genitore diventerà per una decina di anni, (inizia dai 10-12 anni per finire se fortunato a maturità acquisita), la sentinella, il detective, la guardia giurata, il carabiniere, l'accompagnatore dell'amato figliolo, e tutto questo all'insaputa della madre che non capisce nulla di tutto questo e se ti scopre diventa il tuo nemico principale, ti considera un visionario paranoico e ti fa mettere la camicia di forza. Roma è una città che inghiotte tutti e offre ogni aggancio a tutte le particolarità possibili, porta facilmente alla luce tutti i vizi maschili del mondo, e anche quelli delle signore, ma evito di parlarne per troppo amore del femminile. La bellezza delle donne si integra armonica con una città sensuale e per questo rivolgo loro solo una domanda banale: perché a Sciaffusa, o Zurigo, o Amburgo , o Como, o la stessa Milano (le cito solo per dare un nome ad alcune città dove vivono donne europee indubbiamente molto evolute), nelle strade, nelle piazze, nei ristoranti, si nota abbigliamento molto sobrio e quando diventano turiste dell'Urbe girano con minigonne, shorts e tette al vento? Non ci vuole molto a rispondere se ne notano migliaia, costoro vogliono "osare" atteggiamenti sopiti, tenuti ben nascosti nelle città di origine, desiderano liberare la propria identità femminile qualsiasi essa sia, ispirate da Roma, una città e una storia che nell'immaginario collettivo gobale  rappresenta, per uomini e donne, il luogo dove esprimersi liberamente in un "clima" favorevole, dove ogni libertà è concessa e può realizzarsi. La  realtà romana, ancora oggi credetemi, supera milioni di volte l'immaginazione di turisti, turiste,  e avventori di ogni etnia. Nessuno resterà deluso.

ANCORA SULLA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI E UN PAESE NON PIU' DEMOCRATICO

Ancora sui fatti di Napoli e un paese non più democratico.
Tutti i ministri hanno espresso un parere politico concorde che ha prodotto "esclusione" una severa polarizzazione, una distinzione con contenuto estremo,  qui i buoni e di là i cattivi. Di qua chi asseconda le direttive e li i vandali. Chi come me, è  fuori dalla connivenze, pensa che questo atteggiamento non è altro che il coronamento di un concetto democrativo di un’intera classe politica che, al di là del dibattito pubblico, si palesa quotidianamente concorde, all'unanimità, in materia di gestione sociale: il cittadino è tale solo se inserito nell’elettorato, in un contesto quindi di campagna elettorale. L’individuo perde tutti i diritti legati alla sua cittadinanza se inserito in una folla impegnata nell’espressione del proprio dissenso, in questo caso è un malato preda dei social, un comunista, un camorrista, un fascista, un consumatore incazzato, un vandalo, un mantenuto o peggio ancora un sindacalista. Ogni forma di protesta viene annientata sul nascere. Se io vengo derubato da una società di servizi che mi eroga l'energia elettrica (accade ogni due tre mesi che anticipo soldi al gestore come se fossi un socio finanziatore), vedo di non avere nessuno strumento legale per evitarlo, come se il governo che stipula le regole dimentica completamente chi lo ha eletto e perché è stato eletto. Vuol dire che siamo in pieno conflitto di interessi ovvero che la mia controparte che gestisce la mia acqua o il gas ecc. sia quella che stabilisce le regole, e contemporaneamente "tutela" i miei interessi. La politca che mette le regole non ha dimenticato che lo Stato siamo noi, non ha dimenticato che lei ci rappresenta ma, attraverso la più grande scalata al potere avvenuta in un paese europeo,  essa si è fatta eleggere pur essendo in palese contrasto con ogni regola democratica. I nostri fornitori, gestori di servizi, stabiliscono le regole e gli aumenti dei costi, nei contratti delle utenze senza alcun controllo dello Stato né dei cittadini. Ma a Napoli chi era presente in piazza venerdì? Le donne che fanno le pulizie in nero nei quartieri borghesi per 20 euro al giorno. C’erano i lavoratori del campo dell’edilizia e dei cantieri abusivi. Giovani occupati nel settore della ristorazione e dipendenti all’interno del settore del commercio. Coloro, cioè, sui quali peserà l’imminente crisi economica. Coloro che vengono quotidianamente relegati ai margini di un sistema che non li nota perché non intende prenderli in considerazione. C'era una moltitudine che si rendeva partecipe di una rivendicazione che nella sua essenza è andata ben oltre il dissenso a breve termine e sull'argomento contingente, apertura/chiusura ecc. Questa gente morta per lo Stato è viva e ha espresso con forza la sua esistenza. Questa mia visione del "vandalismo" napoletano non è in linea con la comunicazione unidirezionale che trova un ancoraggio nella narrazione mediatica che si dirige verso ogni segmento del tessuto sociale. Una narrazione che, da una parte parla "regia occulta" e di attacchi preordinati (ma da chi?), e dall'altra annega tutto nella marea di pregiudizi sul meridione, ma se pensiamo bene allo stato di cose attuale, il meridione si è esteso a tutta la nazione: da una parte i poveri italici in lotta per la sopravvivenza e dall'altra i pochi grandi ricchi che si sono impossessati dello Stato, spalleggiati dai proseliti formati dalla loro comunicazione e dalla reciproca convenienza. Oggi vediamo compiuto, perfettamente realizzato, il progetto berlusconiano/prodiano di affidare lo Stato al mondo della speculazione finanziaria. Una tomba per la democrazia. L'Italia già dal dopoguerra, nonostante un'eccellente Costituzione, non è mai stata un esempio di democrazia, ma oggi di fatto, non è più nemmeno un paese libero.

UN FATTO SOCIALE E UN VECCHIO VIZIO DELLA POLITICA ITALIANA

Un fatto sociale e un vecchio vizio della politica italiana.
 
La pandemia globale che si è abbattuta in maniera feroce sull’Italia, modificando inequivocabilmente lo stile di vita di ognuno di noi in questi mesi, divenendo di fatto un vero e proprio “fatto sociale totale”, come avrebbe detto Umberto Eco. Accade, che pur fenomeno esterno all’individuo, ha un potere di coercizione talmente alto che quest’ultimo non può esserne completamente indifferente. Il passato lockdown ha messo in difficoltà economiche quasi tutti, le mascherine si, ma esiste un vero rifiuto di una nuova chiusura che danneggerebbe ulteriormente noi stremati italiani. Oggi a fine novembre, viviamo una situazione arrivata al limite nonostante si sapesse la pericolosità di una seconda ondata che richiedeva piani di sicurezza precisi,  e investimenti diversi. La protesta in questo circostanza può essere definita un fatto sociale, e quello di Napoli, un fatto sociale impressionante. L'annuncio repentino di una nuova chiusura totale in Campania ha colto tutti alla sprovvista e ciò ha fatto degenerare il già presente malcontento della gente verso una vera esasperazione. Occorre capire, in Campania è difficile vivere in condizioni normali figuriamoci con una pandemia. E' un territorio con oltre centomila denunce l'anno (delle mancate denunce esistono stime elevate), con un sovraffollamento delle carceri impressionante, e una sanità assolutamente insufficiente, e questo circuito: condizioni avverse per il virus, povertà ancora più elevata per chi è già povero, criminalità in aumento, diventa drammatico. Se vogliamo capire la gravità delle proteste dei giorni scorsi, dobbiamo vederle da una prospettiva quanto più ampia possibile, i fatti di venerdì vanno analizzati in rapporto al contesto politico in cui sono inseriti, alle decisioni che non sono state adottate, alle misure di assistenza che anche questa volta risultano promesse ma non pervenute. La Tv di Stato parla della camorra, dei sindaci sotto i riflettori, dei neofascisti, ma credo che l'interrogativo da porsi è sulle reali condizioni e le motivazioni che hanno portato la gente in piazza. I fattori spingenti, che risultano centrali, stanno nella fisionomia del nostro sistema economico e politico e le contraddizioni insite nelle dinamiche del nascente conflitto sociale. E l'atteggiamento della classe politca nei confronti dei manifestanti? L’intero panorama politico, liberale e istituzionale, da destra a sinistra, si è limitato a condannare i fatti di Napoli senza neanche provare a comprenderne le motivazioni. Questo comportamento discriminatorio è tipico delle analisi su fatti e soggetti che in Italia esulano dal raggio di interesse della classe dominante. Accade sempre, più frequentemente, con solerzia e in maniera inosservata dai media. Il riduzionismo a priori portando il discorso sul vandalismo è un atteggiamento classista ai danni di chi versa drammaticamente sui lati larghi della nostra piramide sociale. Dire anche che i manifestanti sono manovrati dalla camorra, è un'evidente esclusione sociale di ampi gruppi di cittadini. Quello di portare la contestazione all'interno della stessa area della criminalità è un vizio antico dell'italianità politica, somiglia a quando negli anni Settanta il movimento studentesco e le proteste operaie furono assimilate di fatto a un apparato terroristico. A quel terrorismo che ancora oggi nessuno è in grado di accertare del tutto estraneo alla parte dominante politica di allora, i sospetti che fu un apparato dello Stato a produrlo e finanziarlo, sono ancora fortissimi. Continua...

FRATELLI TUTTI, L'ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO... (seconda parte)

FRATELLI TUTTI, L'enciclica di papa Francesco e chi non scrive su commissione.
L’amicizia sociale è piuttosto un concetto teso a contrastare il relativismo dell’odierna struttura capitalistica dematerializzata; Bergoglio osserva, con frasi convincenti, come il relativismo oggi imperante si concretizza in una interpretazione della morale legata solo alla convenienza. Per chi scrive, la "morale della convenienza" è un concetto oramai obsoleto, trito e ritrito. Bene che la critica del relativismo si accompagna all’elogio della gentilezza, ad un appello di taglio religioso di rispetto del prossimo e della natura. Il mondo è agitato da continui conflitti, i poveri sono sempre di più e sempre più poveri, i ricchi sempre di meno e sempre più ricchi, cresce un senso di insicurezza, ora con progressione irrazionale per via del virus. Comprensibile che un Papa cattolico inviti a percorrere la via dell’amicizia solidale e sociale, quale che sia il reddito di ciascuno. Ma la dialettica della storia, con tutto il rispetto che merita il sorridente vescovo di Roma, non può prescindere invece dallo scontro fra interessi sociali contrapposti, dalle lotte di liberazione e di emancipazione. Non ci può essere amicizia sociale con chi si appropria dei frutti della cooperazione sociale e del bene comune distruggendo al tempo,  stesso sia la solidarietà, sia le risorse planetarie. Nel settimo capitolo dell’enciclica Bergoglio traccia la linea di idee e di comportamenti che caratterizzano il suo pontificato. Diventa chiara la portata sociale di questa Fratelli tutti, nella netta condanna della pena di morte, e anche dell'ergastolo che viene equiparato ad una pena capitale nascosta. E per quanto il catechismo consenta, in via almeno teorica, una guerra difensiva, il Papa non usa mezzi termini per rilevare quanto sia difficile oggi ipotizzare una "guerra giusta" tanto da concludere con vigore: "mai più la guerra"! Le bombe atomiche americane sganciate sul Giappone e la Shoah sono messe insieme come esempio di quel che non deve essere dimenticato per impedire che accada nuovamente. Questo Papa, così ciarliero e ameno dei primi anni di pontificato ha prodotto una grande spinta verso un rinnovamento della dottrina politica della chiesa di Roma, e basta. Non ci sono socialismi, né comunismi eversivi, altre visioni non né vediamo forse perché qui scriviamo gratis, ovvero senza fare gli interessi di qualcuno che non ha comprato solo il nostro lavoro ma nella commissione a fianco di nome e cognome c'era la dicitura "tutto compreso". Sopra: foto di M. Fagiani

FRATELLI TUTTI, L'ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO E CHI NON SCRIVE SU COMMISSIONE

FRATELLI TUTTI, L'enciclica di papa Francesco e chi non scrive su commissione.
Ci ho messo non poco a farmi un giudizio. Credo sia un testo di grande interesse, che non cela la voglia di dare un contributo a quella specie di rifondazione della dottrina politica della chiesa di Roma. Parlerò poi del contenuto, ma cosa è successo di eclatante? Si è visto che parte della sinistra italiana, abboccando all'amo della stampa reazionaria degli imprenditori, ha formato consistenti gruppi di sostenitori del santo padre, indicato quale punto di riferimento dell'opposizione al capitalismo contemporaneo, al trumpismo, al colonialismo, al populismo, al razzismo, insomma un centro di interesse per tutti i malanni che oggi ci colpiscono. Eh si cara sinistra, la mamma degli imbecilli è sempre incinta!!! In realtà quello che è avvenuto si ripete da tempo anche su altri personaggi illustri, ma gli amici progressisti hanno memoria corta. Gli editorialisti più pagati, hanno diffuso su commissione l'immagine di un Papa socialista, forse anche comunista, pronto a sostenere la necessità di uno stravolgimento sociale. L'enciclica invece si fa notare per diverse ragioni e in particolare per l'introduzione di un nuovo concetto, quello di "amicizia sociale". La fraternità è una roba stravecchia da Rerum Novarum (non ci crede più nemmeno la perpetua), ma l'amicizia sociale è invece un termine originale che travalica il senso tradizionale di cooperazione utilizzato dal corporativismo speculativo di matrice cattolica, ed è un concetto volutamente non inteso come sostantivo maschile, ma allargato a tutti gli esseri, senza gerarchie o identità di genere. Forse, anche se non è così chiaro, potremmo parlare di estensione del concetto a tutti i viventi, un senso allargato di tipo ecosofico. Non sembra affatto "un'enciclica sociale" come diversi giornalisti ricchettuzzi si sono sforzati a dire, in essa è assente ogni riferimento al socialismo, al sindacato e nemmeno al comunismo, nella prima parte è piuttosto caratterizzata da un modello culturale unico che rientra pienamente al neoliberismo e all'economia da esso pianificata. Bergoglio parla del capitalismo e della sua libertà di agire senza vincoli e complicazioni, manipolando e stravolgendo i concetti di giustizia, di democrazia, colonizzando l'intero pianeta con intrigati processi di marketing. Le diverse ideologie che elaborano gli interessi nazionali, mascherano l'assenza di senso sociale e hanno l'ossessione per l'abbattimento del costo del lavoro. Questo è sacrosanto ed è nel terzo capitolo che Bergoglio introduce il concetto di amicizia sociale. Leggiamo che si abbandona la solidarietà della Rerum Novarum, dove il legame forte tra individui era dato da interessi comuni, appartenenza a strutture mutualistiche che diedero vita alle prime banche popolari, all'essere soci, a concetti di eguaglianza basata su interessi reciproci, per passare alla centralità del prossimo prescindendo le condizioni materiali. L'aiuto diventa un dovere morale che esula dall'azione politica o sindacale. Nel quarto capitolo c'è la critica al nazionalismo (sembra una parte contro Trump) e sostiene la rivendicazione dello "spirito di buon vicinato" che a sentire il Papa esiste in tante zone del mondo. Nel quinto capitolo vediamo un vero manifesto politico e non prettamente sociale, affronta la connessione tra liberismo e populismo negando che quest’ultimo abbia vita propria. Parole di Bergoglio: <<Il popolo, non è una categoria logica, né mistica, ma mitica, posta difronte al dogma del capitalismo liberale che è il mercato, trasformato in fede irrazionale, in una specie di credo laico e ateo insieme>>. <<L’essenza del popolo, ciò che lo caratterizza, è il lavoro, inteso come impegno generale, ciascuno per la propria parte, verso il prossimo>>. Confondere questa "centralità francescana" del lavoro come appoggio alle rivendicazioni e ribellioni di oggi è a mio avviso un errore di lettura e di interpretazione del pensiero papale, uno stravolgimento del messaggio contenuto in questa enciclica. Un'analisi dove solo i pasdaran del capitalismo (sempre gli stessi all'opera da un trentennio) potevano trasformare in comunismo eversivo, una critica e un progetto di ben diversa natura. Continua... (foto:  di Mauro Fagiani)

BLACK FRIDAY, L'OVERDOSE GLOBALE PER IL CONSUMATORE

Black Friday, l'overdose globale per il consumatore.

I prezzolati studiosi dei problemi sociali danno colpe e indicano quali sono i gruppi omogenei che hanno la mania di comprare compulsivamente. La maggior parte di costoro, ben pagati per analizzare i nostri comportamenti, sono sicuri che è una condizione molto estesa e soprattutto femminile, ma io, che osservo gratis dico anche altamente maschile, degli adolescenti e anche di anziani. Ecco, cosa ci spiegano questi specialisti: <<Comprare e comprare sempre più frequentemente, è un disturbo caratterizzato da un impulso irrefrenabile, ansioso ed immediato e la tensione crescente verso l'acquisto, viene alleviata solo comprando, nonostante le possibili difficoltà in campo finanziario, relazionale, lavorativo e psicologico>>. E ancora: << Ci sono stati casi di donne che hanno speso fortune in abbigliamento, ma anche altre categorie di persone che fanno man bassa di prodotti insignificanti tipici delle offerte dei supermercati>>. Queste sono piccole verità balbuzienti, "marchette" ben retribuite dai media, e quelli che le raccontano sono bugiardi matricolati che entrano come parti attive nei progetti di marketing. Inducono a pensare che è tutta colpa dei viziati dall'acquisto compulsivo, dimenticando che viviamo in luoghi dove tutto è un'offerta commerciale, dove tutto è uno shopping online, e che il marketing e l'hi-tech sfruttano le nostre vulnerabilità psicologiche in ogni istante della nostra giornata, attraverso i nostri strumenti elettronici. Oggi, i grandi protagonisti del business globale, dopo un continuo mitragliamento della pubblicità su media, sui cartelli in ogni strada dei nostri percorsi giornalieri, attraverso i nostri strumenti elettronici ci bombardano con l'ultima loro trovata, il Black Friday. Viaggiamo sulle statali, entriamo nelle città senza più vedere i palazzi adiacenti oscurati da cartellonistica sempre più invadente e sempre più brutta esteticamente. Sono sempre più orribili le nostre strade, l'urbanistica o meglio il decoro urbano è stato sepolto anche come concetto. In questo sistema altamente vessatorio, qualcuno più furbo e sfacciato di altri, ci suggerisce di incaricare quindi pagare, uno psicologo per moderare la voglia di acquistare nostra, delle nostre donne, dei nostri figli, creando così altro mercato. In realtà spostano un'ossessione dannosa verso un tipo di consumo, procurata con potenti progetti di persuasione, per crearne un'altra ancora più dannosa e a più caro prezzo. Rifondare i valori su cui si crea profitto è oramai questione di vita o di morte oggi, per chi ha ancora capacità di osservare e capire cosa ci accade, sembra che si viva in una condizione di malattia cronica permanente. Chi specula sulla fragilità della gente ha mano libera, grazie alle nuove tecnologie, di superare ogni limite consentito e di infischiarsene dei danni che produce. Studia la nostra psiche, anticipa i nostri comportamenti, prevede le nostre reazioni, a volte le determina. Controlla quello che facciamo, acquista dati sulla nostra salute, sia fisica che mentale, utlizza le nostre paure, le nostre debiolezze e le alimenta. Il nostro stato viene perennemente monitorato e utilizzato per crearci desideri indotti, per assuefarci all'acquisto, producendo utili in maniera cospicua danneggiandoci e facendoci capire che siamo solo noi i colpevoli e che questa ansia di avere che ci manda in tilt non è possibile cambiarla o attenuarla. Con la complicità di pseudo professionisti, anche la nostra salute è fonte certa di arricchimenti enormi. Il malato non deve morire, né deve guarire, e vengono messe in atto terapie adatte non alla guarigione ma al mantenimento di uno stato in cui  il paziente diviene una perpetua fonte di guadagno. Per secoli questo determinismo, il decidere della vita o della morte degli uomini era appannaggio di chiese e di stati, oggi al di sopra di essi si sono posizionati i neoliberisti globali che in nome del profitto creano milioni di malati perenni, incrementando epidemie, danneggiando la natura, avvelenando l'aria, inquinando cibi e soprattutto oscurando soluzioni collettive utili, o idee diverse da quelle da essi sospinte. Nel frattempo, quelli che stanno accumulando ricchezza indicibile preparano vie di fuga nello spazio, le loro piattafomre satellitari le fanno passare per mete turistiche per miliardari, ma in pratica sono rifugi pronti ad ospitarli se sulla terra si iniziasse a morire troppo velocemente e senza distinzione fra ricco e povero.

I TROPPI STIMOLI CI PORTANO ALL'ISOLAMENTO

I troppi stimoli ci portano all'isolamento.

Nella odierna comunicazione i pochi contenuti veramente utili vengono annegati nel magma di quelli a pagamento. Se vi è capitato di leggere Cecità del grande Saramago, ricorderete tutti gli uomini ciechi o forse che non sapevano leggere, in perenne lotta tra loro. Oggi ci accade qualcosa di simile tra chi ha idee di qualità e chi paga per essere perennemente in vetrina sui social-media. Ci sono tante, troppe, persone che hanno poco da dire, ma che, essendo potenti, posseggono mezzi di comunicazione e gridano continuamente creando rumore e confusione per nascondere la nullità dei contenuti. Esiste poi una minoranza, che avrebbe molto da dire e che invece non ha la possibilità di far sentire la propria voce. Fatto sta che ognuno di noi, chi più chi meno, comunica e lo fa in qualsiasi modo, che sia uno smartphone o un portatile o entrambi, ma il problema è che alla fine si ha come l'impressione di parlare nel deserto, dove è vero che la voce si propaga indisturbata, ma facilmente viene anche spazzata via dal vento perdendosi nella sordità delle dune. Quando clicchiamo mi piace senza aver capito un contenuto, in pratica abbiamo fatto emergere una delle milioni di fesserie a scapito della possibilità di portare a galla, nell'oceano dei social, un contenuto prezioso per milioni di individui. Se è vero che crescere, è perdere il dono della meraviglia di quando eravamo piccoli, vuol dire che siamo diventati tutti vecchi e l'aspetto è traditore. Lamberto Maffei rispettato professore, ci dice che è la globalizzazione ad aver creato la nostra solitudine. Dice che è il nostro isolamento deriva da un eccesso di stimoli, dalla saturazione di tutti i ricettori, udito e vista per primi. Queste tempeste di stimoli inducono un'attività frenetica al cervello, è un'attività cerebrale che usa strumenti vari, ma ha perso il contatto con gli altri, con i simili. Diamo più importanza, ci sentiamo più coinvolti dall'uso dello strumento che non all'umanità e cui siamo rivolti. Quando la stanchezza prende il sopravvento, e ci disconnettiamo lasciandoci andare al sonno ecco che il cervello, non gli pare vero, inizia a tornare a pensare disconnesso. Ad alcuni questa cosa piace moltissimo, invece di pensare in superficie ecco la profondità, ed è da qui che nascono i pensieri davvero utli.

OMAGGIO AL CINEMA CHE NON C'E' PIU'

Omaggio al cinema che non c'è più. (Ripropongo l'appassionata recensione di un grande film, era giusto nel novembre 2019)
Martin Eden un film romantico e drammatico insieme.
Il marinaio Martin Eden è un dio che ci colpisce. L’attore Luca Marinelli impersona magistralmente l’eroe moderno di Jack London, che contro tutto e tutti afferma con passione potentissima il suo diritto all’individualismo. Alla sala grande dell’Edera di Treviso, mentre attendevo l’ingresso, dalla proiezione precedente sono defluite facce serie, provate, nessuno sorrideva. Uomini accigliati e le loro signore sembravano contente di essere uscite. Cos’era successo in sala? Il marinaio Martin Eden gli ha ricordato che i greci antichi hanno potuto dedicarsi alla filosofia per aver massacrato gli schiavi in altri lavori, che i capitalisti sono diventati potenti utilizzando operai-schiavi nelle fabbriche e soprattutto, ha scaraventato loro in faccia, che i pochi neoliberisti di oggi per accumulare i loro enormi capitali, utilizzano la peggiore delle schiavitù di sempre su miliardi di individui. Essi ci espropriano della nostra individualità, ci trasformano in merce. Si signori!! Un “user” è un individuo manovrato e manovrabile all’infinito, che non ha alcun potere decisionale sulla sua vita. La faccia “schizzata” di Marinelli, a noi spettatori attenti o disattenti, ci ha allagato il cervello con l’evidenza dei ricchi di oggi che annebbiano l’universo di comunicazione spazzatura al fine di non far emergere alcuna voce ragionevole, o giusta, o umana, che ostacolerebbe i loro interessi finanziari. Martin Eden lotta contro la sua ignoranza, diventa uomo leggibile e passionale, interviene a comizi di piazza, lotta fisicamente contro chi gli nega di essere quello che prepotentemente sente di essere. Il film è un’opera fuori dal tempo e diventa una fotografia di almeno cento anni di storia, un astratto simbolico della memoria del passato che si alterna con la voglia di fare politica sul presente. Torniamo al film. Martin Eden, con la faccia di un eccezionale Marinelli, imbocca un percorso costruttivo/distruttivo fatto di sacrifici e malessere vitale che spesso genera delusione, ma che mai rinuncia al progetto, ovvero alla realizzazione di se stesso. Il marinaio è un uomo ricco di intelligenza e creatività che nasce tra i poveri veri, come tanti di noi nati nel dopoguerra, che ha la povertà stampata nella testa, che vedeva nel comunismo solo un padrone diverso ma pur sempre ingordo e schiavista, che passa dall’analfabetismo a tenere importanti lezioni universitarie, incarnando il prototipo dell’uomo umile che si eleva, nonostante che tutto il mondo cercasse di affondare i suoi ideali e la sua vocazione. Il film scorre via veloce e attraente grazie anche a una grande regia di Pietro Marcello  a me sconosciuto, ma che merita di essere seguito. Andatelo a vedere questo film, ne vale la pena e quando uscite di sala sorridete comunque, altrimenti chi entra dopo di voi si fà un’idea negativa del film, che invece è veramente ben fatto.  La potenza mentale, la capacità di attrarre il femminile, la veemenza delle passioni, la sete di capire, l’audacia dei pensieri più scomodi, di Martin Eden sono patrimonio di pochi, ma in ogni tempo quel patrimonio individuale è un elemento di qualità di vita che sorprende ed attrae tutti.

EROS E' SEMPRE POTENTE, MA LA TROPPA COMUNICAZIONE CI RENDE INFANTILI.

Eros è sempre potente, ma la troppa comunicazione ci rende infantili.

Ai tempi degli imitatori imitati, dei mi piace e del condividi, Eros è ancora molto potente. Talmente potente da resistere alla fine di ogni individualità, oggi soggetto e oggetto non esistono al di fuori della comunicazione, quindi tutto è comunicazione tutto è soggetto o oggetto. Chiariamo, per necessità, il concetto deleuziano di "rizoma", che risponde perfettamente alla domanda "cosa siamo oggi". Il rizoma non è un punto, non è un oggetto definito, non è localizzabile, ma qualcosa che costantemente si trasforma, avendo nella sua dialettica mutatoria la sua ragione di esistere. Più semplicemente ognuno di noi non è più un soggetto tra tanti soggetti ma siamo la scelta delle dinamiche esistenziali a cui aggiungiamo il caso, ovvero la buona o cattiva sorte. La pubblicità ci fa vedere i comportamenti, ci esorta a questo o a quel comportamento. Esistiamo perché esistono le nostre azioni. Queste azioni hanno una natura libidinale inconscia, le percepiamo come attrazione. Perché Eros in contrapposizione al rizoma? Con Eros la coppia torna soggetto, è fatta di due soggetti che hanno pulsioni consuete, a volte primordiali o non socializzate, la fantasia amorosa è l'insieme di azioni rivolte a quel soggetto, valide solo per quel soggetto. Se diventiamo un rizoma anche nella sessualità, ecco che diventiamo inutili, l'azione diventerebbe fine a se stessa trascurando le caratteristiche di chi stiamo amando. Accantonato Eros, ridiventiamo solo azioni, la casa, il lavoro, il gitante, il pilota, il gatto, i figli, la palestra, il footing, il cane, il marito, la moglie, ecc. rieccoci, appunto come non soggetti, ma come azioni legate ad altre azioni come concatenamenti meccanici. Viviamo una contraddizione tra contenuto e forma, assumiamo il nostro moto che costituisce la nostra vita. Dimentichiamo facilmente Eros e con lui anche l'empatia per il nostro partner, i nostri sensi non percepiscono più, colui o colei che ci aveva riattivato come soggetti, non viviamo più pensieri e sentimenti che la soggettività ci imponeva. Se siamo ciò che facciamo, diventando azione e imitatori, eccoci mutevoli e iperattivi, con una miriade di piccoli desideri che ci allontanano dal vero desiderio, quello che ci appaga totalmente. Nella coppia, Eros sembra andare per conto suo e non dura a lungo, gli affidiamo troppi compiti onerosi ed alcuni proibitivi: alleggerire il senso di solitudine e gestire i distacchi necessari affinché possiamo ridiventare solo azione. Ecco quindi che viviamo preferenze per l'azione, per crearci un''immagine soddisfacente e modaiola, per conseguire un piccolo successo, per un'affermazione lavorativa, per raccontare di una vacanza alle cascate di Iguassù e tutto questo porta alla reciproca disattenzione di coppia che si esaurisce rapidamente. Cambiamo partner con frequenza vertiginosa e arriviamo a sessantanni senza conoscere le nostre preferenze emotive e sessuali. Evitiamo di crescere ed eccoci sempre alle prese con amori infantili, ridicolo.

EASYSNOB ERA UN PICCOLO CREDENTE

Easysnob è stato un piccolo credente.

Easysnob è stato messo a scuola dalle suore, la famiglia decise di moderare l'aspetto pubblico troppo comunista. Incominciò a pensare spesso alle sue preghiere, ogni volta che entrava in classe era prassi una serie di preghiere, ma l'aspetto che più lo colpiva era l'incremento di calore, un fervore crescente della maggioranza dei compagni. Easysnob si accorse che il rendere immediatamente comprensibili quelle parole di fervore, di umiltà e di proiezione verso un'entità divina non chiariva il ruolo dei preganti, né il suo. Gli sembrava una mistificazione un ingarbugliamento dell'uso quotidiano della lingua così come l'aveva appresa. Le preghiere parlavano di pene, di lacrime, di tenebre, di rappresaglie, di peccato, di speranze, di gente esemplare che puniva e a volte faceva del male a molti "peccatori". Egli non aveva lacrime, non aveva dolori che gli rendessero penoso il vivere quotidiano, si sentiva completamente estraneo a quei significati delle parole. La sua esistenza era tranquilla, i suoi pensieri scorrevano regolari, i suoi sonni erano lunghi e ristoratori. Non rimpiangeva nulla della sua breve vita precedente le elementari, povera ma non misera, i genitori erano severi a volte, ma molto meno di quelli di alcuni compagni che venivano spesso maltrattati per fesserie. Non si illudeva perché osservava gli adulti e si sentiva alcune esperienze vissute, pur se ancora poche, alcune imparate dal nonno, altre gli erano suggerite dai libri, i primi classici latini, solite favole e vecchie storie erano estranee ai moti della sua fantasia, non le sopportava. Aumentando la sua inquietudine, la sua comprensione delle cose, si accorse che le pratiche religiose gli pesavano come un fastidioso compito scolastico, anzi era l'unico compito che lo infastidiva veramente, dentro e fuori la classe. I suoi compagni erano strani, alcuni ostentavano devozione, una specie di diligente interesse, pregavano a mani congiunte che venivano separate non appena potevano sfuggire la sorveglianza, altri avevano la noia stampata sul viso, anche loro aspettando di sottrarsi al controllo delle maestre. Fuori dalla scuola tutti erano diversi, ma Easysnob era come un animale di razza che fugge dal recinto, correva nel suo bosco dove rimetteva in azione i suoi pensieri preferiti. Dimenticava ogni cosa avvenuta in classe. Lo preoccupavano alcuni suoi amici e da altri  già si era allontanato. Li vedeva protesi verso una specie di "unzione", diventare credenti veri con la partecipazione a tutti i riti della parrocchia, come se avessero staccato gli altri, lasciato indietro i compagni. Lui, pieno di dubbi su tantissime cose, notava che costoro galleggiavano in certezze indotte, stavano assuefandosi a un errore comportamentale, forse formale, che avrebbe più tardi dominato tutta la loro vita: stavano diventando sentenziosi. Se si era davanti a una questione dubbiosa, facevano propri alcuni comportamenti degli adulti e li ripetevano a ogni possibile occasione, si irrobustivano contro tutto anzi, ogni incertezza veniva annullata prima che si manifestasse interamente. Se c'era un argomento esistenziale su cui dibattere, subito si formava una maggioranza compatta schierata contro le idee degli altri "inferiori". Era già una formazione intellettuale, essenziale e delineata, che sfuggiva a Easysnob e ad altri due o tre compagni, i quali conducevano la loro esistenza contenti della propria condizione. Non avevano percezione di fare del male o di produrre il male, solo per il fatto di essere nati e quasi sempre di buon umore. Era quella la prima vera divisione culturale e politica della gente italica fascio/cattolica del dopoguerra, da una parte i figli dei contadini-proprietari, dei notabili del paese, dei commercianti che stavano arricchendo. Dall'altra, quelli davvero poveri e quelli che volevano "fare da soli", che spesso sapevano fare, e che rubavano conoscenza in ogni momento. Che sentivano la scuola come un qualcosa di confezionato, di estraneo, di insufficiente, di trito e ritrito (patria, famiglia, ubbidienza,) e aspiravano ad altra formazione, a quella affascinante dei classici, a quella degli incredibili pensatori da cui erano molto attratti. La maggioranza erano figli che avevano trovato la loro esistenza già comoda, facile e piena di agi. La minoranza invece, voleva cambiare, andare verso un "nuovo" possibile, percepito e radicato alla vera sovranità popolare e non a quella delle parole svuotate di significato di un' onesto articolo della Costituzione. Quest'ultimi anelavano conoscenza, percepivano una possibile società migliore, sentivano una forte spinta a superare tutti per capacità innate, per potenzialità di apprendere e migliorare  tutto il superabile. Più tardi, a fine anni Sessanta le due "fazioni" si ritrovavano in piazza l'una contro l'altra, più tardi ancora, eccole come basi elettorali opposte. Successivamente diventeranno destra contro sinistra. Berlusconiani e antiberlusconiani. Leghisti e antileghisti. Gli uni raccomandati negli  apparati di Stato, appaltatori di Stato, e gli altri insegnanti, pubblici impiegati in genere, e lavoratori  autonomi. Oggi, tutti ultrasessantenni, sono di nuovo contro, gli uni asserragliati, aggrappati alle vicende dell'Inps, ai pochi privilegi rimasti, e gli altri ancora in lotta per la sopravvivenza e per le solite ingiustizie sociali e mistificazioni sfacciate. Non sono più mistificazioni nate dallo scambio di favori tra cattolicesimo e fascismo, non sono più quelle della lotta contro il comunismo, sono battaglie perse contro le  bufale quotidiane dei media portavoce della dittatura delle imprese operanti nella gestione di servizi primari ai cittadini, in particolare della sanità, su cui il capitalismo becero, che finanzia la politica, costruisce un lucro esagerato e lo fa percepire come esigenza e sofferenza collettiva. Sopra: un'immagine di Deleuze e Guattari.